Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore

Leo Messi e Cristiano Ronaldo salutano la Russia nello stesso giorno, il sogno del Mondiale rimarrà tale per i due fuoriclasse senza tempo. 

MOSCA – La circolarità è il motore in grado di muovere l’universo circostante e tutte le dinamiche ad esso imputabili. Non segue un filo logico, tanto meno una regola fissa impossibile da mettere in dubbio. La circolarità muove anche quel mix di contrastanti emozioni che è il gioco del calcio arrivando come se qualcuno se lo aspettasse già. Come un soffio di vento in piena estate lasciando la linearità ad altre cose. E’ proprio cosi e non c’è nulla che si possa fare: il calcio segue un circolarità fissa e la Russia non si è mostrata esente circa questo argomento, questo chiodo impossibile da estirpare dal muro. Poche ore di distanza, qualche chilometro e un piccolo fuso orario per riporre le cose nella valigia con lo sguardo perso e la consapevolezza di essersi svegliato nel momento del sogno più profondo.

L’hanno pensato assiduamente sia Leo Messi che Cristiano Ronaldo, entrambi fuori dal Mondiale nell’ultimo giorno di giugno, a pochi rintocchi di differenza. Lo sguardo perso del primo, gli occhi sbarrati del secondo e le mani sul capo per entrambi, consci del fatto di aver calcato il palcoscenico per l’ultima volta, con tutta probabilità. Fermi tutti, come un flashback che si ripete in loop da qualche anno: dalla Germania fino alla Russia passando per il Sudafrica ed il Brasile, nel mezzo lacrime e delusioni per aver tentato, sfiorato e assaporato soltanto per una frazione di secondo l’essenza e l’odore dello scettro del Mondo. Pochi secondi e poi la realtà e quell’odore che rimarrà il pezzo mancante di un puzzle che farebbe rabbrividire anche il più decorato dei musei.

Condottieri diversi, personaggi diversi uniti da quell’inquietudine sportiva e da quel senso di incompletezza che, però, è solo illusione. Non sarà un particolare a trafiggere due carriere da G.O.A.T., non saranno sette partite nel giro di un mese a definire i titani ma sarà una decade a consegnargli alla Leggenda visto che la storia continuano a scriverla da un po’. Resta l’amaro rimpianto, resta il peso di un paese intero sulle loro spalle, restano le speranze e una fascia dal valore incalcolabile. Restano quei due numeri che scatenano boati, diatribe e chiacchiere che troppo spesso sfociano nel qualunquismo e i soliti luoghi comuni senza uscita, tipicamente italiani.

Restano solo loro due, come sempre: gli unici abitanti di quel pianeta fatto di record e trofei a grappoli. E poi il vuoto perché c’è sempre un sogno irrealizzabile, c’è sempre quel sogno che, però non impedirà alla realtà di rimanere leggendaria in eterno.