Manuzzi rovente: il punto sul Cesena

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La sconfitta di domenica brucia e brucia per diversi motivi. Brucia perché seconda consecutiva e prima stagionale al Manuzzi, brucia perché maturata dopo aver assaporato il vantaggio e addirittura la nuova vetta della classifica, brucia, forse soprattutto, per quanto successo sugli spalti e per gli articoli che ne sono conseguiti. Dispiace dover parlare di insulti, provocazioni e, addirittura, di razzismo proprio nel giorno in cui Cesena celebra un pezzo della propria storia salutando Edmeo Lugaresi, un autentico simbolo del Cesena e della Romagna più genuina.

Leggendo quanto riportato oggi da quotidiani e siti internet locali e campani, però, anche noi di TuttoCesena ci sentiamo in dovere di esprimere il nostro punto di vista, per quanto parziale, su quanto accaduto sugli spalti. Domenica, infatti, qualcuno della nostra redazione era in tribuna stampa, altri in curva Mare e un altro ancora nel settore distinti: tre differenti punti di vista che forse possono permettere di ricostruire in modo abbastanza attendibile quanto accaduto.

Gli sfottò e le provocazioni tra tifoserie opposte, nel calcio, ci sono sempre stati, fanno parte del gioco, e il problema non si pone finché i due frangenti si “affrontano” da due settori opposti dello stadio, con il terreno di gioco in mezzo. Purtroppo, però, non è più quello che sta accadendo, almeno al Manuzzi, dove i tifosi ospiti senza tessera trovano comunque il modo di aggirare i divieti e sedersi in settori riservati ai tifosi romagnoli. E’ successo contro il Lecce ed è successo domenica quando oltre un centinaio di tifosi napoletani sedevano nel settore distinti del Manuzzi, spalla a spalla con i sostenitori bianconeri.

Tutto ciò che è seguito credo si possa considerare una reazione assolutamente fisiologica con tifosi napoletani e romagnoli che, sospinti da quello che accadeva in campo tra gol e sviste arbitrali, hanno preso a provocarsi a vicenda, in gradinata, con insulti reciproci e lanciandosi qualche bicchiere o qualche giornale. Vedendo ciò che accadeva alla sua destra, la Curva Mare ha bersagliato di cori i tifosi napoletani e, nel finale di gara, un gruppo di tifosi bianconeri ha addirittura invaso il settore distinti. Un epilogo grave, che sicuramente avrà conseguenze disciplinari, che però è frutto di una situazione completamente capovolta, dove la tensione nasce dal settore distinti, storicamente quello più tranquillo e tuttora riservato alle famiglie, per poi arrivare alle curve. Una situazione che è conseguenza indiretta della tessera del tifoso, provvedimento che, almeno al Manuzzi, sta producendo risultati contrari a quelli attesi.

Detto questo, sicuramente dispiace, da romagnolo e tifoso di calcio, aver assistito a uno spettacolo che si è spinto oltre i limiti, spingendo diversi tifosi, romagnoli o napoletani, addirittura ad abbandonare lo stadio prima del fischio finale. Credo tuttavia che sia facile e pericoloso estrapolare cori e striscioni (di una sola parte) dal contesto di uno stadio traendone conseguenze. E’ successo, ad esempio, su alcune testate campane che hanno riportato registrazioni di cori della Curva Mare arrivando a mettere in discussione addirittura la civiltà di una città come Cesena. Un coro trascritto e strumentalizzato, infatti, può arrivare a sembrare ineccepibilmente di natura razzista, ma dentro allo stadio è solo un coro e solo chi non lo capisce o fa finta di non averlo capito può sentirsi una vittima.

[Daniele Mazzari – Fonte: www.tuttocesena.it]

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