Milan, il punto: no alla panchina lunga ma occasione di valorizzazione dei giovani?

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logo-milanChe il Milan non sia quella corazzata in grado di combattere fino all’ultima giornata per il titolo è un dato sin qui incontrovertibile e non ce ne voglia la Dirigenza, la quale deve pur sempre vendere il prodotto, anche se i dati relativi agli abbonati 2013/2014 sono comprensibilmente tutt’altro che esaltanti.

Una rosa che è cambiata poco o quasi rispetto all’anno passato, anno in cui il terzo posto è stato raggiunto a fatica negli ultimi minuti dell’ultima giornata, grazie ad una media tra il baratro (le prime otto giornate) e lo straordinario (il filotto di punti tra dicembre e marzo), senza mai entusiasmare, non riuscendo a vincere contro le grandi se non a San Siro con la Juventus, non sembra il miglior viatico per un’annata soddisfacente. Analizzando l’undici che dovrebbe partire titolare, contiamo un solo fenomeno, in attacco, Mario Balotelli; qualche buon giocatore ad onor del vero c’è, ma se dovessero (ci auguriamo di no) capitare infortuni e/o squalifiche, i sostituti, le cosiddette seconde linee non sono all’altezza.

Nessuno pretende di tornare ai tempi della famigerata “panchina lunga” composta da calciatori che avrebbero giocato titolari in qualsiasi top club; oggi non sarebbe proponibile vista soprattutto la difficoltà nel raggiungerne anche uno solo (e nemmeno all’apice della carriera: vedasi il rimpianto Strootman, come ammesso da Adriano Galliani). Però bisogna anche preventivare che in una stagione che culminerà coi Mondiali in Brasile, i big in predicato di giocarli da protagonisti potrebbero anche risparmiarsi o chiedere ai propri tecnici turni di riposo aggiuntivi; proprio per questo non è consigliabile andare a cercare l’affare migliore solo in termini di costi.

Si potrebbe obiettare che potrebbe essere un’occasione per valorizzare i giovani. Vero solo parzialmente: i ragazzi dotati di talento e consapevoli del dono che hanno ricevuto (tradotto: forti anche mentalmente) non avranno problemi; però molti di loro devono ancora maturare questa consapevolezza, e l’esordio in prima squadra, magari in un’occasione importantissima, solo perché il titolare è out, potrebbe rivelarsi molto più controproducente.

Tenendo sempre la Juventus come metro di paragone (quantomeno perché detentrice del titolo), è innegabile che abbia speso tanto, ma l’ha fatto soprattutto bene, andando a migliorarsi dove ne aveva maggiore necessità e tutelandosi proprio con buoni elementi come rincalzi. Che farà il Milan?

[Enrico Soffientini – Fonte: www.ilveromilanista.it]

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