Montella, Catania: parte un altro allenatore “vincente”

“Quando un allenatore della sua educazione, della sua professionalità commette un simile gesto, preferisco non giudicare, ma cercare di capire il perché”. Ripartiamo da queste sagge parole, le ultime sagge parole di Montella, le ultime parole da Montella. Giudicare un uomo, un professionista, dai suoi momenti di debolezza non è la strada giusta per comprenderne le scelte, solo per dare delle giustificazioni ai propri pregiudizi, alle proprie impressioni, senza ricordare che uomini, e chi ha fortuna anche professionisti, lo siamo tutti, ognuno con le proprie debolezze da tenere ben al riparo dal pubblico giudizio, perché si sa.. tanti giudicano, in pochi riconoscono.

E così Montella va via da Catania. Anche Montella. Un altro allenatore saluta da vincente, e senza far drammi e senza poi troppi rimpianti. Tornerà a Roma, perché a Roma era predestinato, da tempo. Tornerà da quella Roma che l’ha scartato; scartando lui il Catania che l’aveva scelto. Tornerà da quella Roma che adesso lo pensa, ma pensa anche ad altri oltre a lui; abbandonando lui il Catania, che altro non ha pensato che a lui mentre lui pensava già ad altro. Tornerà a Roma perché sensibile, come tanti uomini, più alle proprie debolezze che alla mano ferma di chi, come il Catania, come il presidente Pulvirenti, gli indicava, gli suggeriva di continuare sulla strada più sicura, già percorsa per metà.

Tornerà alla Roma perché lui ha dimostrato di meritare la Roma, perché ha dimostrato di essere un uomo ed un professionista adatto alla Roma, ad essa confacente nello stile, nei modi, nelle scelte, persino negli accenti, per nulla catanesi, sfumatamente campani, marcatamente capitolini.

Va via ed è bene che vada via, a queste condizioni. Stante questa debolezza, chiara da sempre, che né il tempo, né l’esperienza, né l’affetto sono riusciti a curare. Una società come il Catania non deve e fa bene, al di là delle dichiarazioni di facciata, a non sbatter i pugni per trattenere chi ha già deciso di andar via. Fa bene perché non può rimproverarsi nulla, non più. Dal centro sportivo ad un organico come mai giustificatamente ambizioso e competitivo, premesse solide che proprio da quest’anno ne dovrebbero fare una piazza ricercata, non ricusata; e se accade il contrario è perché nel contrario non v’è nulla di razionale, nulla di cui preoccuparsi, nulla di cui interrogarsi, nulla di cui dolersi se non irrazionalmente, rischiando di impazzire: di collera, di orgoglio.

Anche l’orgoglio è una debolezza. E per questo, proprio per non rispondere a debolezza con debolezza, ad irrazionalità con irrazionalità, che all’ostinazione di andar via, manifestata da Montella siamo certi non si risponderà con la fiera volontà di trattenerlo: contropartite tecniche o meno.

Il Catania, questo Catania, al di là delle dichiarazioni di facciata, ha tutti i mezzi e le ragioni per esser libero di lasciar libero chiunque, dall’amministratore delegato all’allenatore, chiunque non sia profondamente convinto di voler rimanere, ed a chiederlo per primo. La debolezza non è un attributo che si confà a questa piazza, a questa società, a questa maglia. E quando manifesta, va subito ricondotta alla ragione.

Nel mondo, non esistono miti, eroi, ma solo uomini capaci o meno, capaci o meno di resistere alle proprie debolezze, nella vita come nel lavoro, di guardare più in là delle proprie tentazioni e scegliere, con razionalità, raziocinio, la strada giusta per raggiungere le proprie ambizioni. Giacché poco importa arrivare al posto giusto se è il momento ad esser sbagliato. Ma come fare a sapere “cosa è giusto quando” o “quando è giusto cosa” se non scegliendo adesso, cosa e quando?

In fondo, la vita, senza mai scegliere le tentazioni, quei brividi che intorpidiscono la ragione, quella forza irrazionale, istintiva, nata chissà dove, quegli slanci irresistibili, quei momenti infinitesimamente brevi ed infinitamente profondi, ma di vita vera, densa, che sapore ha? La più grande debolezza è forse la più grande libertà concessa ad un uomo: la libertà di sbagliare, la libertà di cadere nella tentazione di esser felice, almeno per un momento, infinitesimalmente piccolo, infinitamente intenso.

È proprio per questo, per esser felici entrambi, anche se in “quando” diversi, che bisogna augurarsi tutti che tra il Catania e Montella prevalga la razionalità di almeno uno dei due.

[Marco Di Mauro – Fonte: www.mondocatania.com]