Prima del calciomercato occorrono soluzioni a centrocampo per il derby

Miei cari amici genoani vicini e lontani non c’è niente da fare. Il Genoa non riesce a strappare risultati positivi contro le grandi del campionato. Dopo le sconfitte con Milan, Inter, Juventus e Roma è arrivata quella di ieri sera contro il Napoli. Qualche giorno fa in alcune interviste avevo detto che la sfida “gemellata” di Marassi sarebbe stata risolta in positivo dalla squadra con meno possesso palla e più concretezza: così è stato. La squadra di Mazzarri ha sfruttato un copione purtroppo già visto contro i nerazzurri di Benitez e i bianconeri di Delneri: rossoblù in avanti, peraltro con poco costrutto, esposti alla velocità e al contropiede avversario.

La gara di ieri sera ha fornito un’aggravante contro il Grifo: il Napoli ha tirato una sola volta nello specchio della porta. L’episodio del colpo di testa di Hamsik lasciato in beata solitudine da Veloso è costato carissimo. Ma c’è di più: la squadra di Ballardini non ha mostrato quasi mai di poter davvero raggiungere il pareggio. I dati statistici Lega Calcio-Panini Digital lo confermano: un solo tiro dalle parti di De Sanctis su 15 tentativi a fronte di una maggiore superiorità territoriale e un maggior possesso palla (57% contro 43%).

Di conseguenza l’indice di pericolosità in area avversaria è basso (35,4%). Ma il Napoli non è stato da meno con uno striminzito 24,6%. Tradotto in parole povere vuol dire che entrambe le squadre non hanno creato occasioni particolari da gol: entrambe hanno svolto il “facite ammuina”, ossia tanto fumo e poco arrosto. La differenza è questa: il Napoli, senza brillare particolarmente, è stato più abile nello sfruttare una sola occasione e a riuscire a chiudere perfettamente ogni spazio. Il Genoa è riuscito, grazie alla sua scarsa propensione offensiva (come avevo sottolineato domenica scorsa), a esaltare la difesa azzurra che sia in campionato che in Europa League non ha dimostrato spesso di essere invalicabile. Il problema è sempre lo stesso: se un centrocampo lento e macchinoso (con l’eccezione della “vecchia guardia” Marco Rossi e Milanetto) non costruisce (in più non difende) e serve pochi palloni a Toni, peraltro ieri lasciato solo dall’evanescente Palladino, non si va da nessuna parte. Il centravanti non riesce però a finalizzare le poche palle suggeritegli, come quella servita davanti alla porta napoletana da Rudolf e gettata alle ortiche.

Tornando al reparto mediano, Kharja e Veloso, nello stadi precario di forma attuale, non servono all’economia del gioco di Ballardini, così come non servivano a Gasperini. E a proposito del tecnico subentrante non gli si può appuntare alcun addebito: la squadra è fatta così, manca di un centrocampista veloce di interdizione, non può mica inventarsi magie e alchimie. Un solo addebito: la scelta di Palladino invece di Rudolf, decisamente più in forma, da inizio partita. Prima di pensare a quali operazioni svolgere nel mercato di gennaio c’è da pensare alla “madre di tutte le partite”, ossia il derby contro la Sampdoria (sconfitta a Brescia) di domenica prossima. Si può pensare a soluzioni alternative: ad esempio trasformare il versatile capitano rossoblù in marcatore “mordigambe” a centrocampo in coppia con il regista Milanetto, con Rafinha a destra a centrocampo e Chico (sperando in suo recupero) in difesa. Si potrebbe adottare un 4-4-2, con Mesto a sinistra, in modo da rafforzare la linea mediana e bloccare i contropiede blucerchiati. Si spera che il Genoa non perseveri nell’ennesimo errore di lasciar giocare gli avversari nel modo che preferiscono. Altrimenti il suo obiettivo sarà quello di condurre un campionato anonimo, tra il decimo e il dodicesimo posto.

Infine, una parola sull’arbitraggio. Brighi ieri sera ha svolto un arbitraggio “double face” che ha scontentato genoani e napoletani. Nel primo tempo ha lasciato correre una serie di falli degli azzurri: nella ripresa ha usato maggior durezza, a volte anche giustificata (vedi il primo fallo di Pazienza sul piede d’appoggio di Rudolf) nei loro confronti. Poi c’è l’episodio del fallo di mani di Maggio in area di rigore: il tocco c’è stato, ma il direttore di gara non se l’è sentita di concedere il penalty e l’ha giudicato involontario. Il presidente Preziosi a fine gara si è adirato col capo dei designatori arbitrali, Stefano Braschi. Le proteste del massimo dirigente rossoblù sono sacrosante, ma, a mio sommesso parere, dovrebbe farle pesare nelle sedi e nei momenti opportuni. Altrimenti rischiano di restare semplici sfoghi destinati ad essere presto dimenticati.

[Marco Liguori – Fonte: www.pianetagenoa1893.net]