Ronaldinho e Cassano: l’insostenibile leggerezza di essere campioni. Sabatini lascia il Palermo, peccato

Mi è dispiaciuto per Sabatini. Lo ritengo uno di quelli dall’occhio più lungo, capisce di calcio e di talenti, parla e si fa vedere poco (fuma molto invece…), preferisce i fatti, i fatti parlano per lui. A Palermo ha portato Pastore e difeso Delio Rossi dalle critiche di Zamparini: da tempo infatti il presidente non è contento del suo allenatore, vorrebbe la difesa a tre e non a quattro mentre il suo ex ds faceva da parafulmine, lo ha fatto finchè ha potuto.

Il rapporto è sempre stato sul filo, già l’estate scorsa Zamparini contattò Perinetti (e pensò pure al clamoroso ritorno di Foschi…), non aveva gradito una certa lentezza nelle cessioni di Kjaer e Cavani (concluse personalmente proprio da lui), la poca affidabilità di qualche riserva e l’acquisto finale di Ilicic fu stranamente opera solo del Pres. Sabatini incassava e sbuffava, pensando a quel destino professionale fatto di incroci con presidenti solo vulcanici, da Gaucci a Lotito, che il suo lavoro forse non era così valorizzato come meritava.

Ufficialmente si è dimesso per motivi strettamente personali, gli auguro di risolverli presto e trovare una nuova occasione, di scopritori come lui non possiamo farne troppo a meno. Lunedì, intanto, è arrivato a Milano Roberto De Assis, il fratello manager di Ronaldinho: l’ho incrociato in serata da Giannino, sorridente e disponibile, non ho visto o sentito aria di divorzio col Milan come invece qualche mese fa. A mercato appena iniziato mi confidò le sue perplessità sul futuro di Dinho al Milan, giustificandole con la voglia di vincere sempre e tutto da parte dal fratello: “Abbiamo perso a Varese –mi disse- secondo te questo Milan può davvero competere per scudetto e Champions ? Ronaldinho resterà se ci sarà un grande Milan…”, mentre la faccia nascondeva quei dubbi che sono d’incanto spariti con gli acquisti di Ibra e Robinho, con un inizio comunque incoraggiante. La tentazione americana è sempre lì, per adesso nascosta dietro quei dentoni che sbattono felici, dietro un contratto che va rinnovato come ha chiesto Berlusconi e come in fondo vuole anche il brasiliano.

Contratti e rinnovi, piedi buoni e capricci: è anche la storia di Cassano, di un ingaggio (quasi tre milioni netti) che la Samp aveva già deciso a luglio di spalmare e dimezzare, per non creare troppi squilibri con gli altri big, Pazzini e Palombo. La proposta non è stata accettata da subito, Antonio era anche disposto a ridurselo lo stipendio ma non a lasciarne per strada la metà come invece aveva chiesto Garrone al suo agente, il fido Beppe Bozzo. La frattura quindi è cominciata sotto il sole caldo di Genova, proseguita in un pomeriggio di alta tensione, insulti e scuse, finita (forse) in quello strano documento scritto che Cassano avrebbe dovuto firmare per assumersi formalmente le responsabilità di quanto accaduto, un vero e proprio verbale da presentare al Cda, l’unico modo per evitare il Collegio Arbitrale e la divulgazione dell’episodio. Cassano (e Bozzo) hanno detto no, la Samp si è risentita, quel documento non avrebbe avuto fini legali per la società, poteva invece essere usato come precedente secondo Antonio e il suo manager.

Le scuse private e, poi, pubbliche di Antonio evidentemente contano meno di un foglio su carta intestata: mi stupisce sinceramente che si arrivi a tanto (prima le parolacce poi una questione di principio, meramente burocratica) tra chi si è amato così tanto. Adesso toccherà al Collegio Arbitrale che difficilmente deciderà per la rescissione: più probabile una grossa multa, il reintegro e l’imbarazzo da gestire con compagni (alcuni citati poi come testimoni) e tifosi fino alla riapertura del mercato. Senza contare infine il danno causato alla Nazionale e a Prandelli che ne aveva fatto il simbolo della rinascita. Mi chiedo: ma è proprio il caso di continuare a farsi del male ?

[Gianluca Di Marzio – Fonte: www.tuttomercatoweb.com]