Rossi si presenta: ”Darò un’anima e un gioco, ma non sono Padre Pio”

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Grande attesa per la presentazione ufficiale di Delio Rossi come nuovo allenatore della Fiorentina. Sala stampa gremita, con almeno il doppio dei giornalisti presenti rispetto ai posti a sedere. Un numero di cronisti visto davvero di rado, anche nelle serate di vigilia di Champions League.

È Pantaleo Corvino a presentare Delio Rossi. “Se sapevo che venivate in così tanti mi pettinavo” la battuta di Rossi durante le foto di rito.

Queste le prime parole di Delio Rossi: “Il mio primo pensiero va alla dirigenza della Fiorentina che mi dà la possibilità e l’onore di allenare una piazza così importante ed appassionata. Ringrazio i Della Valle e Pantaleo, a me piacciono le sfide affascinanti. Il secondo pensiero è per il mio predecessore Sinisa Mihajlovic, so quanto possa dar fastidio non portare a termine un proprio lavoro. Io lo conosco e posso dirgli solo una cosa: chi non cade non può rialzarsi.

Nel momento in cui mi ha chiamato Corvino ho subito dato disponibilità, mi è scattata subito la molla, so che c’è grande aspettativa nei miei confronti e mi auguro di esserne all’altezza. Ho sentito telefonicamente i Della Valle, sia Diego che Andrea, oltre che Cognigni e mi ha fatto particolarmente piacere anche il messaggio di benvenuto del sindaco di Firenze.

Una promessa ai tifosi? Io faccio l’allenatore, non il rappresentante, non vendo niente. L’unica cosa che posso vendere è la mia professionalità. Accetto con grandissimo entusiasmo questa sfida, so che qualcosa non va benissimo se sono stato chiamato. Squadra da Europa League? Sono una persona umile ma anche ambiziosa, la mia filosofia è che gli obiettivi non vanno annunciati ma ottenuti sul campo. In questo momento sarebbe sciocco fissare un obiettivo, non ho neanche visto la squadra ancora. Un obiettivo dovremo fissarcelo in primavera.

Montolivo? Le cose le ho sentite anche io in tv, ma sono come San Tommaso, voglio valutare le cose in prima persona e non per sentito dire. Tratterò tutti i giocatori allo stesso modo, senza guardare la carta d’identità, le presenze o la carriera: Montolivo, Vargas, Babacar, Cerci… li valuterò per quello che danno a me e alla Fiorentina.

Ho visto le partite della Fiorentina in televisione, ora voglio vederli dal vivo. In carriera col tempo sono sempre riuscito a dare un gioco, ma per prima cosa voglio dare un’anima alla squadra e solo dopo posso capire dove possiamo arrivare. I giovani? Penso che non possa esistere una grande società senza un grande settore giovanile e penso che il futuro sia dei giovani. Io non voglio buttare fumo negli occhi alla gente mettendo ogni tanto qualche giovane, se lancerà qualcuno è perchè ci credo. Se un giovane dimostrerà di meritare, giocherà.

I problemi della Fiorentina? Se li avessi capiti da casa mia sarei Padre Pio, sono solo un allenatore.

Conosco la storia della Fiorentina e mi sono anche documentato. Mi auguro di esserne all’altezza e di rinverdire quella presente, so che è una piazza esigente col gusto del bello. Io credo in tre cose: la prima è il lavoro, la seconda è il lavoro e la terza è il lavoro. Potrei dire delle cose bellissime ma se la squadra non va, vengono meno tutte le letterine di Natale.

Mentalità come Zeman? Credo in una squadra offensiva, sia in fase di possesso che di non possesso. Ogni allenatore, pur credendo in certi concetti, è diverso dall’altro.

La vita fuori dal campo? Dò grande importanza, fermo restando che non faccio il poliziotto. In una società ci vogliono delle regole e voglio giocatori che vivano per la squadra, non per me. Su questo non transigo e se qualcuno non ha queste caratteristiche non è idoneo a giocare con me.

Jovetic? Avevo detto anche in tv che il giocatore che mi aveva più impressionato in questo inizio di stagione era Jovetic.

Non sono arrivato a Firenze sperando di fare una tappa intermedia verso qualcosa di diverso. Quando vado in un posto penso di restarci a vita, questa è una sfida difficile che mi auguro di vincere. Mi auguro che Firenze possa diventare la mia casa fino alla fine.

Il calendario? Dopo aver parlato con Pantaleo ho chiesto a mio figlio: con chi giochiamo la prossima, col Milan? E lui mi ha detto: Sì, ma dopo ci sono Palermo, Roma e Inter. E io: Non me lo potevi dire prima? – dice Rossi scherzando – Prima o poi le squadre vanno affrontate, avrei preferito un inizio diverso ma va bene così.

Behrami? Con me giocavo terzino, poi l’ho visto al West Ham giocare in mezzo, e qui addirittura davanti alla difesa. Questo significa che il giocatore si è evoluto, si è disciplinato tatticamente conservando le sue qualità di guerriero. Sono avvantaggiato nel conoscere alcuni giocatori, ma li ho lasciati 4-5 anni fa. Mi auguro che mi diano una mano ma come ho detto prima partiranno tutti alla pari. Datemi una mano” conclude Rossi sorridendo rivolto ai giornalisti.

[Simone Bargellini e Niccolò Gramigni – Fonte: www.violanews.com]