Silvestre, l’ultimo di tanti “Goodbye Guy”

Gente che viene, gente che va. A conclusione delle analisi dei precedenti capitoli, ed anche in previsione dell’imminente cessione di Matias Silvestre al Palermo, facciamo il punto sulla politica adottata dalla dirigenza rossazzurra in tema di cessioni e rescissioni per scadenza naturale del contratto. Dictat semplici, regole ferree, non si guarda in faccia nessuno: vendere laddove c’è un’offerta congrua, lasciare andare a raggiunti limiti di eta’. In sintesi estrema, fare cassa e svecchiare.

A Catania non è mai stato facile trattenere giocatori capaci di mettersi favorevolmente in mostra. I grandi club sono sempre all’agguato, e con le loro sirene fan presto ad ammaliare i loro favoriti, non certo l’addì Lo Monaco. Così, se chi si distingue in rossazzurro diventa facile preda, a mantenere le giuste distanze sono le richieste economiche, mai “scontate”, della bottega rossazzurra.

Storie di  una provinciale insomma. La dimensione della squadra etnea è proprio questa. Inutile l’illusione, più pericolosa e esagerata l’ambizione. In un calcio come quello di questi anni vince e “comanda” chi dalla propria parte ha la storia e la disponibilità economica, o almeno un buon mix di entrambi. Oggi ci sentiamo di affermare tranquillamente e con umiltà che la società etnea non ha ancora tutto ciò; per fare il salto ci vuole tempo e la strada intrapresa sembra quella giusta.

Strada che si costruisce facendo cassa. Il modello di chi non può permettersi esborsi monetari consistenti per cartellini ed ingaggi, passa dalla monetizzazione del proprio patrimonio. In Italia l’Udinese di Pozzo ha fatto scuola di tale modello. L’addì etneo ne è sano inseguitore e in questi anni il suo intuito e la sua fortuna hanno fruttato alla corte dell’elefante cessioni in grado di giustificare l’investimento del centro sportivo.

Come non cominciare dai nomi che hanno prima acceso e poi diviso la piazza. Partiamo col botto. L’ultimo addio e’ quello di Peppe Mascara. La partenza di Peppe (preso a parametro zero dopo il fallimento del Perugia, ndr) ha spaccato l’opinione in parti non uguali. Sono tanti quelli che hanno criticato la società per non averlo trattenuto. Ma, se la si guarda da un punto meramente economico e strategico, incassare 1,3 milioni e’ un vero colpo per la cessione di un calciatore di quasi 32 anni e in scadenza di contratto. E’ vero, un colpo alle coronarie dei tifosi, per l’attaccamento al capitano, ma anche per le casse della società, che non avrebbe mai sognato di incassare tale bottino per un giocatore che, non ce ne voglia nessuno e soprattutto Peppe, i suoi anni migliori li aveva già trascorsi, proprio a Catania. E non dimentichiamoci che l’occasione fa l’uomo ladro e la piazza partenopea rappresentava un treno sul quale salire ad occhi chiusi. Per Peppe.

Nomi altisonanti sono quelli del Loco Vargas e del Malaka Martinez. Le due cessioni più onerose della storia del Catania targato Pulvirenti (incasso totale di circa 24 Milioni, 12 a testa) hanno rappresentato un gruzzoletto più che consistente, funzionale alla costruzione di Torre del Grifo. Se per il peruviano le fortune sono proseguite anche in viola, pur intervallate da pesanti infortuni, per l’uruguaiano di certo non si può dire la stessa cosa tra acciacchi, panchine e prestazioni opache. Distintisi entrambi per il passo di danza e la classe delle giocate, l’exploit di Vargas si deve a Zenga e alla sua intuizione di avanzarlo a centrocampo, mentre quello di Martinez alla possibilità di far parte di un modulo offensivo nel quale, la sua versatilita’ tecnico-tattica gli ha permesso di esprimersi ad alti livelli. E non dimentichiamo neanche i 3 milioni e mezzo sborsati dal Palermo nell’affare Caserta, un giocatore passato dalla C2 alla A in tre anni.

Se rinunciare ad un giocatore in cambio di un incasso può apparire di certo scelta ponderata (piango da un lato, gongolo dall’altro), rescindere o non rinnovare il contratto di un ultratrentenne, di fatto liberandolo, può non risultare poi cosi’ semplice. D’altronde il ragionamento economico qui c’entra (risparmio sull’ingaggio), ma non cosi’ tanto. La societa’ rossazzurra ha deciso di adottare una linea di coerenza, rigida, devota al taglio di ingaggi di giocatori che vanno in scadenza ad una certa eta’. Sic et simpliciter. Strategia che ha avuto il suo culmine con gli addii dell’annata 2008-2009. Quattro nomi su tutti quelli di Spinesi, Baiocco, Stovini e Silvestri, quattro nomi legati da tempo al Calcio Catania ma tutti in scadenza di contratto e con una scheda anagrafica da “non più giovane”. Scelta comunque dura se si considera che, essendo almeno i primi 3 in piena sintonia con il pubblico grazie al loro importante contributo a tre salvezze consecutive, la società ha dovuto optare per quella che si può tranquillamente definire una scelta impopolare. C’è da ammettere che per Spinesi e Silvestri il declino calcistico era in parte avviato e l’ultima stagione in rossazzurro non li aveva visti pieni protagonisti come nelle precedenti annate, ma c’é anche da ricordarsi che la grinta di capitan Baiocco e le legnate di Stovini avevano salvato in non poche situazioni l’elefante in un’annata vissuta sul filo del rasoio.

Di quell’estate 2009 c’é da menzionare anche l’addio di Bizzarri. Situazione controversa risolta dal “vecchio” Albano, desideroso di un ingaggio più alto, ammaliato da quanto propostogli dalla Lazio. Lo Monaco, dal canto suo, piuttosto che piegarsi alle velleità economiche dell’estremo argentino, ha preferito lasciarlo a Lotito, più precisamente accanto a Lotito, in tribuna.

Fresche sono invece le ultime scelte, in coerenza con la linea adottata. Ciao Carboni e ciao Terlizzi. Per limiti di eta’ si intende perché, anche se a periodi alterni e con leggera incostanza, il campo aveva detto altro quest’anno. L’ultima stagione di Ezequiel non era da buttar via, affatto. Molto spesso si e’ sentito dire “Averne di Carboni a Catania”, perché la grinta e la forza compensano spesso l’assenza di piedi buoni. Per Terlizzi storia turbolenta e fine del rapporto più scontata. D’altronde un giocatore che va sul mercato ogni sei mesi, ha vita breve in un club in cui non diventa mai vero protagonista.

A breve anche l’addio a Silvestre, capitano del Catania prossimo all’accordo col Palermo. Bandiere non ne esistono, lo sapevamo da un pezzo, e se così sembra quando a sventolar solo i “soldini”, tutto il resto può esser ammainato. Ci sorprendiamo ancora? Sei milioni al Catania, più il cartellino di un giovane (Lanzafame, 1987) che in altra maniera non sarebbe mai potuto arrivare al Catania, viste le speranze alimentate e profumatamente pagate in un passato che l’ha visto protagonista a Bari e Parma prima di perdersi tra i meandri di Palermo e Brescia.

Politiche del ringiovanimento forzate per una società che fa dello scoprire nuovi talenti il suo tesoro (ci si auspica non più solo sudamericani, per Catania e per tutto il movimento calcistico italiano). Il mercato, si sa, è così. Affezionarsi alla maglia e resistere alle tentazioni diavolesche di imprenditori sempre più dediti, checche’ se ne dica, alle spese folli e’ impossibile. Alla società non resta che convertire la follia in nuovi investimenti; a noi non resta che chiudere con un Goodbye guys!

[Federico Caliri – Fonte: www.mondocatania.com]