Tradimenti, bugie e voglia di riscatto: gli ex di Inter-Roma

Saranno quattro, due per parte, gli “ex” in campo sabato a San Siro, in una sfida, quella tra Inter e Roma, storicamente ricca di giocatori che nel loro passato hanno vestito la maglia della squadra avversaria.

WALTER ADRIAN SAMUEL – L’ex più “prestigioso” è sicuramente il difensore argentino. Acquistato dalla Roma nel 1999, rimane un anno in prestito al Boca Juniors prima di approdare nella Capitale dove, con la maglia numero 19 sulle spalle, è il baluardo del pacchetto arretrato della squadra che nel 2001 si laurea Campione d’Italia per la terza volta e vincitrice della Supercoppa Italiana nella stagione successiva. Totalizza con la Roma 172 presenze condite da 11 gol fino al 2004, anno in cui, viste le difficoltà economiche, i giallorossi sono costretti a cederlo per 25 milioni di euro al Real Madrid, destinazione scelta da The Wall per non giocare in Italia e quindi contro la Roma, curiosamente però affrontata nella stagione successiva in Champions League. Dopo un campionato tutt’altro che positivo con la maglia delle Merengues, nel 2005 Samuel “rinnega la sua volontà” e passa all’Inter, dove in 6 anni vince da protagonista cinque campionati, tre Coppe Italia, quattro Supercoppe Italiane, una Champions League e un Mondiale per Club.

CRISTIAN EUGEN CHIVU – Il centrale rumeno è stato protagonista di trasferimenti piuttosto tribolati. Nel 2003, la Roma lo acquista dall’Ajax per 18 milioni di euro in contanti. Il pagamento però tarda ad arrivare a causa del problema delle fidejussioni in cui la Roma è coinvolta in quell’estate e i giallorossi sono costretti a rinunciarvi per la prima giornata di campionato a Udine, tesserandolo in extremis per la seconda contro il Brescia, in cui segna all’esordio uno splendido gol su calcio di punizione, replicato la domenica successiva contro la Juventus. Proprio con Samuel, insieme a Zebina e Panucci, nel 2003/2004 forma una delle difese più forti della storia della Roma: soli 4 gol incassati fino alla quattordicesima giornata (uno dei quali oltretutto proprio ad Udine) e 19 al termine della stagione, in cui i giallorossi arrivano secondi dietro al Milan. Poi un infortunio, uno dei tanti della sua carriera, al quinto metatarso del piede destro lo tiene fuori per gran parte della stagione successiva, in cui la Roma si salva alla penultima giornata e nella quale il rumeno si vede solo nel girone di ritorno. Con Spalletti diventa il leader del reparto arretrato, formando con Mexes una delle migliori coppie del campionato e vincendo in giallorosso la Coppa Italia del 2007, anno in cui non rinnova il contratto, in scadenza nella stagione successiva. In quell’estate, insieme al suo agente Becali, forza la società a venderlo all’Inter per 16 milioni (13 cash più la comproprietà del giovane Andreolli), giustificando la sua volontà di andare a Milano, con compenso pressoché raddoppiato rispetto a quello percepito in giallorosso, come una “scelta di vita”. Il suo atteggiamento in quel frangente non è stato ancora perdonato dai tifosi della Roma, che gli riservano fischi e insulti ad ogni sua apparizione all’Olimpico in maglia nerazzurra. E il rumeno non si fa pregare per rispondere con brutti atteggiamenti in campo: il 27 marzo 2010, nella sfida scudetto tra la Roma di Ranieri e l’Inter di Mourinho, riserva un pestone sulla coscia a Toni (rimediando solo un cartellino giallo), e il 5 maggio dello stesso anno, in occasione della finale di Coppa Italia vinta proprio contro la Roma, si esibisce in gesti “poco edificanti” nei confronti dei tifosi presenti in Tribuna Tevere, per i quali viene punito con un semplice deferimento, giunto oltretutto con diversi mesi di ritardo.

DAVID MARCELO PIZARRO CORTES – L’Inter acquista il cartellino del cileno nel 2005 dall’Udinese, che nella stagione precedente si era qualificata in Champions League sotto la guida di Luciano Spalletti, passato nel frattempo alla Roma. Il centrocampista è però un doppione tattico di Juan Sebastian Veron, con cui deve spartire il ruolo di regista accanto a Cambiasso. Nonostante il maggior numero di presenze accumulate in quella stagione rispetto all’ex laziale (40 contro 34) e la cessione dell’argentino che va all’Estudiantes, Pizarro non si sente protagonista in nerazzurro e, dopo una lunga trattativa, approda a Roma, dove ritrova Spalletti, che lo aveva fortemente richiesto alla società. In giallorosso, dopo un inizio un po’ stentato contro il Livorno, si sblocca subito cambiando col suo ingresso nel secondo tempo la gara di Champions con lo Shakhtar e divenendo da quel momento titolare inamovibile, formando con De Rossi la coppia di centrocampisti fulcro di quel 4-2-3-1 che ha reso la Roma famosa in tutta Europa per il suo gioco, cucito proprio dai piedi del cileno. In giallorosso vince due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.

NICOLAS ANDRES BURDISSO – L’argentino, talento del Boca Juniors, viene prelevato dall’Inter nel 2004, ma un grave problema familiare, una leucemia diagnosticata alla figlia Angelina, blocca la sua prima stagione nerazzurra dopo poche presenze. Risolta la questione della figlia, Burdisso guadagna posizioni nel ranking dei difensori nerazzurri fino a diventare titolare, complici gli infortuni dei suoi compagni di reparto. Nel 2007 è protagonista però della rissa di Valencia, al termine del ritorno degli ottavi di Champions League, con annessi 6 turni di squalifica, e nella stagione successiva commette il fallo da rigore su Totti che regala la Supercoppa alla Roma, oltre ad essere graziato da Rosetti nello scontro di campionato per un intervento sulla tibia di Taddei. Questi episodi, sommati ad altre gare assolutamente insufficienti come quella in casa dei ciprioti dell’Anorthosis in Champions League nel 2008, convincono la società nerazzurra a cercare altri difensori, fino a rendere l’argentino la sesta alternativa del reparto, dietro Samuel, Chivu, Cordoba, Materazzi e Lucio. Proprio l’acquisto del brasiliano da parte dell’Inter spinge Burdisso a chiedere la cessione, e la Roma, complice la richiesta di Spalletti che necessitava di un difensore centrale, lo preleva in prestito gratuito. Accolto con iniziale scetticismo dai tifosi, il bandido scende in campo a Genova poche ore dopo la firma del contratto dimostrando di voler prendere in mano le redini del reparto arretrato e formando con Juan, dopo alcune giornate di rodaggio nelle quali la Roma non riesce mai a mantenere la porta inviolata, la coppia titolare della difesa che sfiorerà lo scudetto nel 2010.

Terminato il prestito, la Roma ingaggia una lotta serrata con l’Inter per poter riprendere il difensore alle sue condizioni ma, complici strategie di mercato poco oculate, è costretta a spendere 8 milioni di euro per un giocatore in scadenza di contratto che aveva zero considerazione dai nerazzurri, che nel frattempo avevano conquistato la Champions League. Nella stagione successiva non si conferma ai livelli del suo esordio in giallorosso, ma è comunque uno dei migliori di una squadra che non riesce però a centrare neanche la qualificazione in Champions League, grazie alla sua mentalità vincente che lo porta a discutere addirittura con Francesco Totti per un gol incassato in extremis a Cluj (che tra l’altro non comprometteva la qualificazione agli ottavi di finale di Champions League) e alla sua grinta che gli ha fatto fare breccia nei cuori di tifosi, nonostante una tecnica tutt’altro che sopraffina.

[Gabriele Chicchio – Fonte: www.vocegiallorossa.it]