5 maggio 2002 – Una data che rimarrà nella storia del calcio Italiano

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Sono trascorsi 15 anni da quella…maledetta o bellissima giornata? A deciderlo, sono i tifosi di Inter e Juventus. Riviviamo le emozioni di quella giornata che ha regalato emozioni positive ad una fetta d’Italia e negative all’altra.

“La maggior parte dei giocatori era convinta che avesse vinto l’Inter. Io dicevo loro: ” Non molliamo, se vinciamo le prossime cinque partite noi portiamo a casa lo Scudetto. Non stavamo benissimo, qualcuno aveva qualche problema fisico. Ricordo alcune partite, come quella a Piacenza, un match abulico, alle 15, faceva caldo e non trovavamo spunti. Però Nedved fece un numero, destro-sinistro-incrocio dei pali e vincemmo 1-0 e lo stesso giorno l’Inter pareggiò 2-2 col Chievo. Poi arrivò l’ultima partita e insomma, la storia la conoscono tutti di quel che è successo”.

Ha voluto ricordare così la Juventus quello storico 5 maggio 2002, con le parole di Marcello Lippi. L’unico a credere davvero in quel miracolo (o miraggio) chiamato Scudetto. La Juventus giocava al Friuli contro l’Udinese, l’Inter era ospite della Lazio a Roma. Un epilogo che sembrava già scritto da tempo, ma gli dei del calcio sono sempre in grado di stupire e riaprire il sipario quando i drappi di Damasco si apprestano a baciarsi i lembi e a separare la scena dalla platea.

Il 5 maggio: lo yin e lo yang del tifo

“Fino alla fine” recita uno dei motti della società bianconera. E che fino alla fine sia. Fischio d’inizio e subito cambia il risultato al Friuli. Trezeguet timbra il cartellino e porta i suoi sull’1-0. Undici minuti dopo però arrivano notizie sconfortanti da Roma: l’Inter è in vantaggio per 1-0 sulla Lazio con il gol di Bobo Vieri, proprio qualche secondo dopo il raddoppio della Juventus sull’Udinese. Il marcatore è Alex Del Piero. Sul Friuli scende il gelo, ma ancora una volta arrivano notizie da Roma. La Lazio ha pareggiato con Poborsky, pochi minuti dopo è di nuovo doccia fredda. Di Biagio ha raddoppiato. 2-1 per l’Inter. Tè caldo? No, perché è ancora Poborsky a segnare e a pareggiare i conti con l’Inter.

Da quel momento in poi l’apoteosi bianconera. Lippi sembra essere preso da un tic nervoso, in realtà chiede continuamente gli aggiornamenti di risultato. Aggiornamento che arriva al 56′. Simeone ha portato la Lazio in vantaggio e 17 minuti dopo Simone Inzaghi chiude la pratica. Dalla panchina bianconera scattano tutti in piedi ad esultare tranne Lippi, l’unico che ci ha sempre creduto e il karma ha voluto restituirgli qualcosa per la tenacia e la freddezza dimostrata. Le lacrime di Ronaldo, l’incredulità dei nerazzurri all’Olimpico, la gioia incontenibile dei bianconeri a Udine, investiti da una folla di invasori di campo. “Ci siamo presi quello che ci è stato tolto due anni fa” dirà capitan Conte in un’intervista poco sobria, trascinato dai suoi compagni negli spogliatoi a festeggiare.

Non abbiamo molte certezze sul calcio, è uno sport piuttosto strano. Da un momento all’altro puoi passare dall’Olimpo agli Inferi con un balzo suicida fin troppo azzardato. E se non fosse per questo, se fosse tutto scritto, se tutto terminasse seguendo un copione predeterminato, non ne saremmo poi così innamorati.

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