Analisi del dopo Juve-Lecce

Continua la serie positiva dei bianconeri, che colgono una netta vittoria contro il Lecce, in quella che può ritenersi la gara forse più convincente di questo inizio di stagione, almeno per quanto riguarda le prestazioni interne.Invero, quattro reti segnate, finalmente porta inviolata in casa, gioco spumeggiante e piacevole, contro una formazione che sarà pure una neopromossa, ma in classifica aveva gli stessi punti dei bianconeri, e sul campo ha mostrato almeno per buona parte del primo tempo buona personalità, individualità interessanti inserite in un telaio dove gente di esperienza fa ancora valere le proprie doti.Come dire, il cantiere di Del Neri è sempre aperto ma una struttura solida e valida sta pian piano emergendo, il che è di buon auspicio per i prossimi appuntamenti di campionato e di Coppa.

Analisi tattica – Del Neri conferma in blocco la formazione di Milano, e dunque 4 – 4 – 2, con Marchisio a sinistra e coppia Amauri – Quagliarella in avanti; Lecce con un finto tridente offensivo, Corvia punta centrale, supportata da Jeda e Olivera, che non sono vere e proprie punte, ma esterni offensivi.Conseguentemente sul campo le squadre si sono “disegnate” in modi alquanto diversi e originali, quasi speculari in fase di non possesso palla, dal lato bianconero rimenava solo Amauri avanzato, Quagliarella sulla fascia e Marchisio più accentrato, con Aquilani centrale arretrato tra la linea difensiva e quella di centrocampo; mentre il Lecce di fatto si schierava con un effettivo centrocampo a 5; viceversa in fase d’attacco si evidenziavano dei tridenti offensivi, con Krasic da un lato e Olivera dall’altro a fungere da ali pure.

E la partita, a mio giudizio, va letta proprio nella maggiore efficacia sviluppata dagli esterni offensivi, quello bianconero ha letteralmente giganteggiato, uomo assist in due segnature, si è procurato il rigore, e l’azione del primo gol di fatto è pure partita da lui, per non dire delle tre ammonizioni subite dai leccesi nel tentativo di fermarlo in qualche modo.Efficacia anche frutto di una ritrovata compattezza del centrocampo, nel quale ritengo abbia avuto un ruolo chiave la posizione tattica di Marchisio, che da finto esterno sinistro ha dato copertura agli inserimenti di De Ceglie, sostegno a Quagliarella, insomma compiti di lavoro spesso oscuro ma fortemente equilibrante nei movimenti della squadra. Il fatto
Est modus in rebus, ossia ci deve essere misura in tutte le cose, scriveva un grande poeta latino.Misura che dovremmo ritrovare anche noi tifosi, colpevoli in questa prima fase stagionale di essere stati forse troppo critici nel momento in cui la squadra non rendeva al meglio, ed ora rischiamo di esaltarci troppo arrivando risultati positivi e partite soddisfacenti.E dunque cercando di trovare la giusta misura nel giudizio alla Juventus di questa stagione, se non poteva essere quella brutta vistasi a Bari, contro il Lech Poznan e il Palermo, e nel primo tempo contro la Sampdoria, forse non ci si deve esaltare troppo per “l’altra” Juventus, che ha ben impressionato contro il City, in casa dell’Inter, o nelle vittorie fragorose contro Udinese, Cagliari e Lecce.

Rimane sempre una squadra in rodaggio, che sta crescendo, che sta trovando nuovi stimoli, senso di gruppo (si veda come hanno festeggiato sui gol realizzati e come hanno omaggiato i tifosi a fine gara), che sta pure trovando amalgama di gioco, equilibrio tattico e offre anche momenti di spettacolo: ma quando ci si chiama Juventus, questi elementi sono solo propedeutici al ruolo che la squadra deve assumere nel calcio italiano, dunque di squadra leader, di squadra che vince, di squadra che non si siede sugli allori della vittoria attuale ma pensa subito a come costruire la prossima.Come dire, adesso le cose sembrano essersi messe nei giusti binari, ma siamo solo agli inizi, ora la classifica è meno mortificante di qualche giornata addietro, ma quanto vale questa squadra potremo dirlo credo a fine novembre, al termine di un filotto di gare comprendenti Milan, Roma e Fiorentina.

Per adesso, però, gustiamoci gli aspetti positivi che stanno emergendo.Krasic è una realtà entrata prepotentemente nel nostro campionato, di cui tutti parlano; Aquilani sta fugando ogni dubbio sul suo pieno recupero fisico, dimostrandosi l’uomo giusto per il nostro centrocampo; Felipe Melo sta vivendo un momento magico che si spera duri fino a fine stagione; ma farei un torto a non evidenziare anche la crescita e il rendimento degli altri, a conferma che se il modulo funziona, la squadra gira a dovere, tutti ne traggono beneficio, e non a caso oggi non si parla più dei limiti dei nostri esterni difensivi, eppure giochiamo con Grygera dato inizialmente per finito e De Ceglie dato inizialmente per inadeguato.Il che ci impone pure di riabilitare il mercato come gestito da Marotta e le scelte di Del Neri, evidentemente non si trattava di scelte di ripiego, ma di scelte fatte a ragion veduta, che cominciano a dare i frutti, per cui non è da escludere che, più avanti, dovremo pure ricrederci sui giudizi affrettati verso altri acquisti, Motta per dirne uno, o Martinez che, come acquisto, io lo ritengo tra i migliori fatti, ma che problemi fisici finora non gli hanno consentito di esprimersi come sa e come può.Del resto il gruppo deve affrontare tre competizioni, praticamente giocare quasi sempre almeno due gare settimanali, ci sarà spazio per tutti, o meglio, ci sarà la necessità che tutti diano il loro contributo.

Un discorso a parte va fatto per Del Piero. Io credo che in quel gol, che ha significato il raggiungimento del record di Giampiero Boniperti, per le reti realizzate in campionato, ci sia molto probabilmente il passaggio di consegne tra una bandiera del passato e una prossima bandiera, anche sul piano dirigenziale della Juventus che verrà.Certo, continuando così, probabilmente la scrivania sarà ancora lontana, ma forse quasi inevitabile nel futuro bianconero di Del Piero.Ho scritto in passato che prima inizierà il “dopo Del Piero”, prima la Juventus tornerà competitiva e vincente.Qualcuno in questa frase ha voluto leggere una critica ed un giudizio ingeneroso da parte mia verso il capitano.Non è così e cercherò di spiegarne la ragione. Si deve costruire una squadra che avvii un nuovo ciclo vincente, e dunque si deve costruire una squadra per il futuro. E’ ovvio che in questo contesto è necessario un ricambio anche generazionale, che sia però adeguato. Io credo che la stagione deludente 2009 – 10, sia dipesa dal mancato ricambio adeguato di un grande come Pavel Nedved, e mi pare che si sia avvertita, nei momenti delicati, la mancanza di un giocatore che sapesse dare la svolta all’andamento di una gara, o sapesse caricarsi il peso della squadra da solo, specie quando altri leader come Del Piero non riuscivano a rendere come dovuto, o altri ancora non si mostravano adeguati a prendere il comando del gioco e trascinare la squadra.

Oggi che quel ricambio c’è, anche se con caratteristiche non propriamente uguali, i risultati si vedono; come si vedono pure i risultati con giocatori che cominciano a far dimenticare i vari Thuram, Cannavaro (prima fase, non quello della scorsa stagione), Emerson, Camoranesi.Ma la cosa che a mio giudizio va evidenziata, è che la Juventus si esprime bene, da ultimo, anche senza Del Piero, e dunque, pur non avendo in campo il suo giocatore bandiera, leader indiscusso, ha trovato equilibri e giocatori capaci di supplirne quantomeno il ruolo di giocatore leader che, nei momenti importanti delle partite, emerge trascinando la squadra.E’ accaduto al Meazza contro l’Inter, è accaduto contro il Lecce, mi auguro che accada anche nel prosieguo di stagione.Vorrebbe dire che abbiamo già una grande Juve anche senza il suo grande capitano, il che non significa affatto essere ingenerosi verso di lui, ma semplicemente che è nata una nuova grande squadra per gli anni a venire.Grande squadra nella quale, come vistosi appunto nelle due gare sopra richiamate, o in Europa League, Del Piero potrà continuare a recitare una parte importante, anche decisiva in certi momenti.

[Antonio La Rosa – Fonte: www.nerosubiancoweb.com]