Tattica

Analisi tattica di Inter-Lazio: aggressività e verticalità

MILANO – L’11a giornata di Serie A si chiude con la vittoria dell’Inter sulla Lazio per 2-0. Una partita rimasta pressoché in equilibrio nel punteggio, ma che per il gioco espresso ha mostrato una netta superiorità dei nerazzurri, dominanti per larghi tratti. La squadra di Chivu ha costruito il proprio successo su un’aggressività feroce in non possesso e su una verticalità devastante ogni volta che si aprivano spazi da attaccare.

Il marchio di fabbrica dell’Inter di Chivu è ormai chiaro: pressione altissima in fase di prima aggressione, linea difensiva coraggiosa e capacità di recuperare palla molto vicino all’area avversaria. Il divario tra le due squadre è stato evidente sin dai primi minuti: Inter più intensa, più reattiva e più determinata nei contrasti. Non è un caso che entrambi i gol nascano da palloni recuperati. Sul primo gol è Bastoni ad aggredire addirittura nei pressi dell’area laziale, originando l’azione che porta al vantaggio. Nel raddoppio, invece, Carlos Augusto perde palla ma è rapidissimo a riconquistarla, servendo Barella, bravissimo a imbucare per Lautaro in contropiede su campo aperto.

Proprio il secondo gol mette in luce un grave errore di posizionamento della difesa della Lazio: Lautaro è totalmente libero sulla sinistra, servito con i tempi giusti da Barella. L’argentino può avanzare indisturbato e trovare l’imbucata per Dimarco, che a sua volta offre un cross basso preciso per Bonny, libero di insaccare da pochi passi. L’azione nasce dalla scelta di Lazzari di seguire ancora una volta Dimarco, che però si accentra lasciando scoperta la corsia sinistra: un buco nel quale Lautaro si inserisce senza opposizione.

Dati significativi sono quelli relativi ai falli commessi (26 dall’Inter, 11 dalla Lazio) e ai tackle vinti (6 su 14 per l’Inter, appena 1 su 5 per i biancocelesti): numeri che fotografano un divario evidente non solo tecnico, ma anche agonistico e di intensità nel pressing.

In fase di impostazione, l’Inter si è disposta come di consueto con una linea a quattro formata da Acerbi e Akanji centrali, Bastoni e Dumfries ai lati. A tratti Calhanoglu è sceso sulla sinistra per fungere da vertice basso, con Bastoni più avanzato a supporto sulla corsia. In altre situazioni si è vista una linea a quattro più fluida, con Acerbi e lo stesso Calhanoglu in zona centrale per dare ordine alla manovra, mentre Bastoni e Akanji si allargavano molto, lasciando a Dimarco e Dumfries il compito di garantire ampiezza sulla linea dei centrocampisti.

Immutata, invece, la consueta presenza di Bastoni nella trequarti offensiva, sempre pronto ad accompagnare l’azione con qualità.

Questa Inter è apparsa straripante, determinata e guidata da giocatori che ormai sono veri leader tecnici ed emotivi. Bastoni rappresenta non solo un pilastro difensivo ma anche una risorsa offensiva costante; Dimarco è un pendolo inesauribile, capace di unire intensità e qualità grazie a un sinistro sempre più decisivo; Calhanoglu continua a essere l’architetto della manovra nerazzurra, preciso in ogni scelta; Barella resta il motore perpetuo della squadra, onnipresente tra pressing, inserimenti e aperture; Lautaro, pur meno prolifico rispetto agli anni scorsi, rimane il simbolo tecnico ed emotivo dell’Inter, anima e catalizzatore della fase offensiva.

La Lazio ha provato a restare in partita, ma l’assenza di un attaccante completo come Castellanos si continua a far sentire. L’offensiva biancoceleste è dipesa quasi esclusivamente dagli esterni Isaksen e Zaccagni, con quest’ultimo decisamente il più brillante: dai suoi piedi nasce l’unica vera palla gol, il filtrante che manda Pellegrini a tu per tu con Sommer, bravo a deviare in angolo. Nel finale arrivano anche la traversa colpita da Gila e un paio di iniziative sporadiche, ma troppo poco per impensierire un’Inter in pieno controllo.

La squadra di Sarri paga a caro prezzo i due palloni persi che portano ai gol nerazzurri e, soprattutto, il blackout sul raddoppio. Senza quell’ingenuità, forse la partita sarebbe rimasta più aperta, ma la differenza vista in campo sembra comunque lasciare pochi dubbi sulla netta superiorità dell’Inter.

A cura di Italo Lo Priore

Redazione Calciomagazine
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