Analisi tattica di Inter-Milan: rossoneri cinici

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MILANO – Il big match della 12a giornata di Serie A premia un Milan cinico e concreto, capace di imporsi 1-0 nel Derby di Milano grazie a un contropiede letale nella ripresa. I rossoneri centrano così un’altra vittoria di misura in uno scontro diretto, dopo quelle contro Bologna, Napoli e Roma. All’Inter resta invece il rammarico per una partita a lungo dominata sul piano territoriale e tecnico, ma sprecata nei momenti decisivi: due pali colpiti e, soprattutto, un rigore fallito che avrebbe potuto ribaltare il risultato.

Il Milan si presenta con una novità tattica: Allegri schiera per la prima volta Leao e Pulisic come coppia d’attacco in un 3-5-2 fluido. Leao gioca più centrale nel primo tempo, rinunciando parzialmente alle sue tipiche sgroppate sulla fascia e accettando un ruolo più funzionale alla compattezza del blocco squadra.

L’Inter, con Carlos Augusto al posto dell’assente Dumfries e Sucic in mezzo al campo al posto di Mkhitaryan, parte forte: pressione alta, ritmo elevato e un flusso costante di gioco sulla sinistra, con le incursioni di Dimarco, le avanzate palla al piede di Bastoni e gli inserimenti tra le linee di Sucic. La pressione alta dei nerazzurri costringe il Milan a un avvio complicato, con difficoltà nel superare la prima linea d’aggressione. I rossoneri però reagiscono con ordine. Dopo i primi minuti, riescono a salire di qualche metro e a pressare a loro volta nella metà campo interista, disturbando la costruzione di Calhanoglu e complicando la circolazione palla dei nerazzurri.

In fase di non possesso, Allegri imposta marcature orientate sull’uomo: Modric su Calhanoglu, Rabiot su Barella e Fofana pronto a seguire Bastoni per impedirgli di creare superiorità nella costruzione.

Il gol che decide il derby nasce da una palla rinviata dal fondo: Fofana prima la spizza di testa, la ruba a Calhanoglu che controlla male e poi, con l’appoggio di Leao, lancia il Milan in contropiede, innescando l’azione che porta all’1-0. Una rete frutto della lettura tattica, della reattività e dell’organizzazione del Milan nel colpire l’Inter nel suo momento più fragile: la transizione negativa.
Allegri riesce, ancora una volta, a modellare la partita secondo le proprie intenzioni.

I rossoneri concedono il possesso all’Inter (64% per i nerazzurri), che palleggia con continuità nella metà campo offensiva e conclude molto (20 tiri totali, 6 nello specchio), trovando però sempre un Maignan impeccabile. Impressionante anche il dato sui palloni giocati in area avversaria: 47 per l’Inter contro i 16 del Milan. Numeri che certificano il dominio territoriale della squadra di Chivu.

Tuttavia, questo dato rivela anche il piano difensivo del Milan: abbassare il blocco soprattutto dopo il vantaggio e proteggere l’area con ordine e compattezza. Una strategia che sta diventando una costante nei big match: contro Bologna, Juventus, Napoli, Roma e Inter, la squadra di Allegri ha concesso appena un gol, peraltro su rigore. Quando c’è da difendersi bassa e respingere la pressione, il Milan si dimostra solido, maturo e supportato da un portiere in stato di grazia.

Diverso il discorso contro avversari tecnicamente inferiori come Pisa e Parma, dove il Milan non ha potuto impostare una partita di contenimento ma ha dovuto fare la gara, concedendo così ripartenze che hanno messo in difficoltà la squadra.

L’Inter, dal canto suo, continua a dimostrare difficoltà quando non riesce a sbloccare subito il risultato contro squadre che difendono basse e strette. La squadra di Chivu manca di giocatori con vero spunto individuale, capaci di saltare l’uomo e creare superiorità in autonomia: ogni occasione nasce da meccanismi collettivi, inserimenti, sovrapposizioni, cross o filtranti.

L’assenza di Dumfries, inoltre, ha ulteriormente sbilanciato la manovra verso la corsia sinistra, da sempre la più produttiva per i nerazzurri. In questo derby, quella zona è diventata praticamente l’unica via di sviluppo, limitando la varietà offensiva e rendendo più prevedibili gli attacchi.

Il derby ha raccontato dunque due filosofie opposte: da un lato un’Inter esteticamente brillante ma poco concreta nei momenti chiave; dall’altro un Milan compatto, cinico e ormai abituato a leggere perfettamente i big match. I nerazzurri costruiscono molto ma non capitalizzano, i rossoneri costruiscono poco ma colpiscono nel momento giusto.

E alla fine, nel calcio, conta sempre chi fa un gol in più. Questa volta, a farlo, è stato il Milan.

A cura di Italo Lo Priore