
MILANO – A San Siro, nell’ultima gara del girone, l’Italia dopo un buon primo tempo perde completamente la bussola nella ripresa e incassa quattro gol da una Norvegia che festeggia in faccia agli azzurri, trascinata dall’entusiasmo di una qualificazione al Mondiale ottenuta da prima del girone, vincendo tutte le partite.
Sul piano tattico, Gattuso conferma il 3-5-2 visto contro Israele, puntando su un impianto orientato al dominio del possesso e alla ricerca costante delle corsie esterne. Dimarco e Politano sono i veri motori della manovra: ampiezza continua, corsa a tutta fascia e partecipazione costante alla rifinitura. In mezzo, Locatelli agisce da mediano basso a protezione della difesa, Barella funge da equilibratore totale e Frattesi interpreta il ruolo con compiti d’inserimento, associandosi spesso alle due punte Retegui e Pio Esposito.
La scelta offensiva paga subito: il vantaggio nasce da un errore grave di Ryerson al limite dell’area norvegese, ma la rapidità dei tocchi di Dimarco e Retegui permette a Pio Esposito di controllare spalle alla porta, proteggere palla da centravanti vero e girarsi in un fazzoletto per l’1-0. Terzo gol in cinque presenze per l’attaccante.
L’Italia insiste soprattutto a sinistra, dove Dimarco crea la principale occasione del primo tempo con un cross perfetto per la testa di Pio Esposito, che però manda a lato. Nel complesso, gli azzurri conducono un primo tempo autoritario: 61% di possesso, ritmo controllato e un solo tiro concesso, peraltro finito fuori.
La partita cambia radicalmente nella ripresa. La Norvegia alza il baricentro, porta un pressing molto più aggressivo e attacca la linea difensiva italiana con continuità. Nel solo secondo tempo gli scandinavi calciano otto volte dentro l’area di rigore, un dato che certifica le difficoltà dell’Italia nella protezione dell’ultimo reparto.
Gli azzurri si schiacciano, non riescono più a risalire il campo e concedono diverse conclusioni già nei primi minuti della ripresa. Il pareggio arriva quando Thorsvedt lascia sfilare un pallone apparentemente innocuo: Nusa approfitta della poca aggressività di Frattesi e Politano, rientra sul sinistro e trova un tiro deviato che batte Donnarumma.
Il raddoppio norvegese è la fotografia delle lacune di reparto: cross dentro l’area con marcature molli, Bastoni troppo distante da Haaland, che calcia al volo da centravanti d’élite. Il difensore dell’Inter è poi protagonista in negativo anche sul terzo gol, con un appoggio sbagliato in costruzione che regala campo aperto al contropiede norvegese. Nel recupero, Larsen chiude il poker superando Mancini nell’uno contro uno e piazzando il definitivo 1-4.
In un contesto povero di certezze, resta però un punto fermo: il modulo a due punte. Retegui, Kean e Pio Esposito rappresentano un patrimonio tecnico-tattico da cui non si può prescindere. I loro movimenti complementari e la loro fisicità garantiscono una presenza costante in area, qualità oggi imprescindibile per questa Nazionale.
L’Italia aveva mostrato un primo tempo convincente per atteggiamento, intensità e gestione della gara, nonostante fosse consapevole di non poter agganciare la vetta del girone. Va anche detto che la Norvegia, nella prima frazione, aveva scelto un approccio molto attendista.
La fragilità mentale emerge però in tutta la sua evidenza nella ripresa: al primo episodio negativo la squadra si spegne, perde compattezza, non reagisce all’innalzamento del ritmo e subisce quattro reti in mezz’ora. Un crollo psicologico ancora prima che tecnico.
La Norvegia, pur non essendo un collettivo di altissimo valore — tolti Haaland, Sorloth e pochi altri — sopperisce ai limiti tecnici con compattezza, identità e aggressività. È una squadra che conosce i propri limiti e costruisce attorno alle sue certezze, su tutte la presenza del suo fenomeno offensivo.
L’Italia, al contrario, mostra crepe profonde nella personalità: fatica a essere squadra quando la partita cambia, non resta unita, non ha la solidità emotiva necessaria per reggere le difficoltà. E nei momenti complicati si scioglie come neve al sole.
A cura di Italo Lo Priore