Bari, qualcosa non va, è evidente. Mister, il coraggio delle scelte…

250

Un risveglio strano, dal sapore amaro. Un bel respiro, e la memoria corre via verso il recente passato, che ha visto il collettivo biancorosso soccombere, per la terza volta in questo avvio di campionato, contro la sorprendente e capolista Lazio. Per carità, una sconfitta, soprattutto contro una squadra forte e compatta come quella biancoceleste, ci può stare, ci mancherebbe. A bruciare, a provocare fastidi allo stomaco il modo, la maniera con la quale questa sconfitta è venuta a maturare. Dopo la debacle di Genova, un po tutti, in casa Bari, erano pronti alla vendetta. Non contro il grifone, ovviamente, ma contro qualsiasi avversario il calendario avesse messo di fronte alla compagine biancorossa. Quindi, calendario alla mano, la vittima doveva essere la Lazio, in serie positiva da cinque turni e adatta per scacciar via le paure e i primi presagi negativi venuti a galla dopo Marassi.

Due settimane per preparare al meglio la gara. Quindici giorni per ripristinare quella serenità e quella positività solite al gruppo di mister Ventura. Non si aspetta altro che giocare, solo il campo può scacciar via, in soli novanta minuti, ansie ed angosce scaturite dopo l’opaca prestazione in terra ligure. Mister Ventura, da buon genovese, non cambia rotta e mantiene, praticamente, lo stesso assetto e gli stessi uomini di sempre. Ghezzal esterno e Kutuzov in avanti, per provare a consumare il solito gioco a memoria, fatto di ripartenze fulminee e scambi stretti stile Barcelona. Bene, ma solo nelle intenzioni. Stare a fare una sorta di cronistoria di quello che è successo tra le mura del San Nicola, serve a poco, lo sappiamo, credo, tutti benissimo. E allora, cos’è che non ha funzionato nel galletto? Perché la topolina più frizzante d’Italia non sgomma più come una volta? Facile trovare le risposte a questi tristi questi, che inevitabilmente sono arrivati ad inquinare le menti di tanti supporter biancorossi. A differenza di qualche tempo fa, la truppa barese, non gode più di quella che è stata, a detta di molti, la vera arma del Bari libidinoso di mister Ventura: l’imprevedibilità.

L’allenatore ligure, così come il suo predecessore ora al Siena, aveva stupito tutti con il suo gioco frizzante fatto di velocità e ripartenze. Bene, fino a quando però, le avversarie del galletto, non hanno imparato a memoria, come gli stessi ragazzi biancorossi, il gioco di mister Ventura. Bloccare le fasce, specie in assenza di Alvarez, è diventato un gioco da ragazzi per i nemici di via Torrebella, che limitando gli spazi da quelle parti, ammazzano di fatto la fonte del gioco biancorosso. Il problema è, anche e soprattutto, che, se al Bari gli blocchi le fasce, il giocattolo va in tilt. La squadra, bisogna ammetterlo, ha limiti evidenti quando si tratta di macinare gioco e produrre occasioni una volta spiazzati sui laterali. Cosa ancor più triste, e messa in evidenza soprattutto ieri contro la Lazio, è che, l’intero collettivo, una volta arenato, non sa che pesci pigliare. Non c’è nessuno, ad oggi, capace di fare qualcosa di diverso rispetto a quello imparato a memoria durante gli allenamenti. O si sfonda come si sa, o non si riesce a fare un tiro in porta, neppure per sbaglio. La squadra si ferma, si mummifica a metà campo incapace di creare pericoli all’avversario.

Non bisogna fare drammi, questo è vero. Dopo tutto si è all’inizio di un campionato difficile, dove è anche legittimo alternare buone prestazioni ad altre meno positive e brillanti. Questa analisi, però, vuol essere una sorta di campanello d’allarme. Sapevamo tutti che l’effetto sorpresa, inevitabilmente, andava svanendo. Ecco perchè, alla luce dei limiti messi in evidenza nelle ultime settimane, mister Ventura è chiamato alla scossa, a cambiare. E’ giusto proseguire sulla strada intrapresa la passata stagione, ma è giusto e, probabilmente, necessario saper cambiare ed adattarsi alla situazione attuale. Restando fedele al caro 4-4-2, l’ex tecnico del Pisa dovrebbe adesso spostare le pedine, giostrare diversamente le forze a sua disposizione. Ghezzal esterno sinistro non produce i suoi frutti, anzi. Continuare a d’insistere potrebbe essere controproducente sia per l’algerino che per la squadra, che sull’out mancino non gode di un esterno originale capace di fare, come da copione, il lavoro chiesto dall’allenatore. Quindi, semplicemente, provare a dirottare l’ex Siena al centro dell’attacco biancorosso, orfano come non mai di una vera prima punta di peso che sia in grado, oltre che di segnare, anche di regalare maggiore imprevedibilità e, magari, nuove soluzioni per le manovre offensive, oramai limitate, oltre che soffocate, alle solite giocate a due tra Barreto e Kutuzov, prevedibili e ormai poco efficienti al fine del risultato finale. Il generale, inoltre, vive un periodo di appannamento, giustificato dall’infortunio patito lo scorso campionato ma comunque nocivo per il gruppo. Castillo, dal canto suo, non garantisce le necessarie garanzie, anche se è sembrato più in palla del bielorusso in queste prime uscite di stagione. Ecco, quindi, spuntare l’ipotesi Ghezzal per l’attacco. A sinistra, al suo posto, un esterno puro, vero, originale come D’Alessandro, giovane ma pronto al grande calcio. Insistere su Rivas ed illudersi che un giorno Ghezzal faccia bene la fascia, potrebbe avere ripercussioni negative in futuro.

L’attacco, comunque, non è il solo reparto meritevole di critiche e cambiamenti. A metà campo, dopo l’ennesima prova incolore di Gazzi, ci si interroga sui motivi della perenne panchina di Max Donati. L’ex Celtic, dopo il gol alla Juventus, non ha avuto mai, o quasi, la possibilità di mettersi in mostra. Allo stato attuale delle cose, la sua tecnica e la sua bravura nella costruzione della manovra, risulterebbero molto preziose. Da non sottovalutare anche la sua capacità di tiro e conclusione, situazioni e gesti apparsi troppo estraei nella partita di ieri.

Prima di farsi male, bisogna cambiare, o provare a farlo. Ci vuole coraggio, ma non ce ne vuole poi così tanto. Il coraggio delle scelte, mister, questo è quello che ti chiediamo. Senza sconfessare mai il tuo credo tattico, senza dimenticare mai quanto di buono è stato fatto, ma, caro Giampiero, è arrivato il momento di cambiare qualcosa. Barreto ne soffre come tutta la squadra. Senza attaccanti, purtroppo, non si va da nessuna parte. La rosa a disposizione menziona Caputo, ma sappiamo come la pensi a tal riguardo. Quindi, mister, non ti rimane che l’algerino. Prova, cambia, dona nuova linfa alla tua creatura, stanca e bisognosa come non mai di nuove idee, di nuova forza che, mantenendo sempre inalterata la squadra, non riceverà mai, almeno per ora.

[Andrea Dipalo – Fonte: www.tuttobari.com]