Bologna, il punto: considerazioni nel “dopo Genoa”

Prima di infilarci dentro a un’interminabile serie di volgarità e imprecazioni proviamo a fare un bel respiro e a ragionare. Su questo Genoa-Bologna 2-0, così secco e deprimente, c’è molto da dire.

Prima cosa, la più evidente: se non tiri in porta, non segni. È una frase da festival della banalità, ma è allo stesso tempo una delle prime regole non scritte del calcio. Il Bologna ha pressato, ha infastidito il proprio avversario, per lunghi tratti di gara lo ha fatto giocare male, è ripartito con buona personalità e discreta velocità, ma arrivato al limite dell’area non è mai e poi mai riuscito a rendersi davvero pericoloso. Solo una mezza conclusione di Portanova in mischia, rimpallata da Granqvist al 53’, e un  morbidissimo colpo di testa di Acquafresca nel finale, stop. Per il resto, tanti cross più o meno sballati e tanti passaggi in orizzontale, la specialità di Krhin e Guarente. Gilardino, ancora una volta, non pervenuto, Pasquato volenteroso ma discontinuo, Taider sempre un po’ troppo innamorato del pallone, Kone frizzante ma costretto a uscire già al 39’ per una botta al ginocchio destro.

Secondo argomento: infortuni e squalifiche come se piovesse. Ecco qui il primo e probabilmente unico grande alibi per la sconfitta odierna. Perez squalificato, Antonsson malaticcio in panchina, Gabbiadini acciaccato rimasto a casa, Kone fuori a partita in corso e Diamanti dentro solo nell’ultima mezz’ora, peraltro a mezzo servizio. Insomma, non il massimo della vita come scenario. Ma una squadra piena zeppa di giovani e rincalzi l’avevamo già vista a Napoli in Coppa Italia, e sappiamo tutti com’era finita. Quindi qualche speranza di riuscire comunque a fare bene c’era, alimentata da un primo tempo non galvanizzante ma certamente rassicurante, spenta poi dalla doppietta del redivivo Marco Borriello al 57’ e 73’ della ripresa. Il tonfo di Marassi inguaia e non poco Pioli e i suoi ragazzi, ma dall’altro lato evidenzia la pochezza di una squadra che ha fatto un’enorme fatica per sbarazzarsi di un Bologna a ranghi ristretti. Come a dire che sì, ora sembra tutto orribile, ma nulla è ancora compromesso, soprattutto se gli avversari contro cui contendersi la salvezza sono questi.

Terza considerazione: la difesa, sei gol subiti nelle ultime tre partite di campionato. Dopo lo 0-0 casalingo con la Lazio siamo stati trafitti due volte dal Napoli (Gamberini da sottomisura e Cavani di testa, con Cherubin in leggero ritardo nella marcatura), due volte dal Parma (Valdes da fuori area, non pressato e con Agliardi troppo fuori dai pali, e Sansone, abilissimo a girare in rete un cross ma lasciato troppo solo), e due volte dal Genoa questo pomeriggio. Due reti del solito giocatore che ha bisogno di ritrovarsi e rigenerarsi, e che puntualmente ci riesce contro il Bologna. Stavolta è toccato a Borriello, prima col sinistro dopo uno scambio in velocità con Immobile tanto pregevole quanto facilitato da alcune belle statuine che si aggiravano nei dintorni, poi con una sorta di sfondamento centrale concluso con una rasoiata di destro, anche qui senza trovare particolare resistenza da parte della nostra retroguardia. A mio avviso, se presi singolarmente, siamo di fronte a buoni difensori, che devono però migliorare a livello di compattezza e chimica collettiva. Inoltre, passare di continuo da uno schieramento a tre a uno a quattro può rivelarsi un’arma a doppio taglio: una squadra duttile e in grado di cambiare rapidamente pelle va bene, specialmente a partita in corso, ma occhio a non esagerare se non si vuole creare confusione.

Quarto punto: risultati e classifica, sono lacrime amare. Sampdoria corsara nientemeno che allo Juventus Stadium, Pescara che va a sbancare il Franchi di Firenze, Chievo che si impone di misura sull’Atalanta, e per fortuna che Milan, Lazio e Parma fanno il loro dovere fino in fondo contro Siena, Cagliari e Palermo. Il Bologna, al termine del girone d’andata, è sedicesimo con 18 punti, e il voto in pagella non può certo raggiungere la sufficienza. Nei match contro Parma e Genoa, avversari scomodi per ragioni diverse ma comunque non impossibili, c’era chi addirittura ipotizzava due vittorie. O almeno una vittoria e un pareggio. Ma anche due pareggi, alla peggio, potevano bastare. Nel dubbio, due sconfitte. Così ci ritroviamo con il Torino dei prodigiosi Basha e Glik, la Sampdoria del pugile Delio Rossi e, incredibile ma vero, anche il Pescara dei fuoriclasse Bjarnason, Celik e Abbruscato a quota 20 punti (per i granata e i blucerchiati sarebbero 21 senza la penalizzazione). Dietro di noi solo questo orribile Genoa a 17, il tormentato Cagliari di Cellino a 16, il disgraziato Palermo di Zamparini a 15 e il fanalino di coda Siena a 11 (17 sul campo). Provo a farvi sorridere ma qui c’è solo da piangere e, per qualcuno che nella vita ama dilettarsi con i mattoni, da vergognarsi. Guai però a non tirare le orecchie anche al mister e ai giocatori, che pur non essendo fenomeni hanno comunque i mezzi e le capacità per mettersi alle spalle tutta la marmaglia che ho appena elencato. Dobbiamo smetterla di giocare con l’altalena, è ora di salire sul triciclo e pedalare, non ci sono più scuse!

Il quinto e ultimo pensiero non può che essere per il mio ‘amico’ Albano Guaraldi, colui che ha appunto privato Stefano Pioli della fuoriserie (per i nostri standard) che si era faticosamente costruito nella passata stagione e lo ha messo alla guida di un triciclo. Un triciclo che a bordo ha un violino, dei Diamanti e uno zaffiro come optional di lusso, ma che sempre un triciclo resta. E la cosa brutta è che a gennaio questo triciclo difficilmente riuscirà a diventare non dico un’utilitaria, ma nemmeno una bicicletta. I soldi per migliorarlo non ci sono e, finché saremo guidati dall’attuale compagine societaria, non ci saranno. Fidatevi, la situazione è questa. Le casse sono più vuote del cervello di Balotelli e l’unico modo per rimpinguarle è cedere, non certo acquistare.

Resteremo così, faremo di necessità virtù, ci affideremo ancora una volta alla bravura del nostro allenatore, che però è appunto un allenatore, non un mago. Agliardi continuerà con le sue uscite da brividi, Motta coi suoi cross sbilenchi e chissà, magari ci toccherà rivedere pure qualche apertura alla cieca di Pazienza. Nel contempo speriamo almeno di scoprire qualche possibile campioncino come Stojanovic, Radakovic, Riverola o Capello. Per salvarci ci salveremo, ma il futuro è tutt’altro che roseo. Dal canto nostro non possiamo fare altro che continuare a sostenere i ragazzi, non abbassare mai la testa e restare vigili, svegli, perché qui le prese in giro sono all’ordine del giorno. Certo, da questo punto di vista un bel caffè, di quelli forti, potrebbe aiutare, ma sembra che dalle parti di Casteldebole nessuno voglia cedere al fascino della Segafredo, né ora né mai…

[Simone Minghinelli – Fonte: www.zerocinquantuno.it]