Bologna, Rossi: “I ragazzi hanno dato tutto in condizioni mentali difficili”

logo-bolognaBOLOGNA – Delio Rossi ce l’ha fatta! Arrivato sulla panchina del Bologna a sole tre giornate dalla fine della stagione regolare al posto di Diego Lopez, ha preso saldamente tra le sue mani il timone della squadra e l’ha condotta alla promozione in Serie A. Un traguardo raggiunto da lui e dai suoi ragazzi con grande sofferenza ma anche con grande cuore, contro avversari più brillanti sul piano fisico e più liberi mentalmente. Queste, suddivise per argomenti principali, le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal tecnico rossoblù al termine della gara pareggiata per 1-1 al Dall’Ara con il Pescara.

Veni, vidi, vici – «Lo sapevo che ci sarebbe stato tanto da soffrire, forse voi no perché tendete a dare per scontato le cose, ma se la situazione fosse stata facile la società non avrebbe cambiato allenatore. Devo dire bravi ai ragazzi, perché hanno dato tutto in condizioni mentali difficili, con attorno un ambiente un po’ freddo e il ruolo di favoriti addosso. Poi è stata la volta dei playoff, accolti come un girone dantesco, quando invece penso che bisognasse restare accanto alla squadra fin dall’inizio, e non solo nelle ultime partite».

Grazie alla squadra – «Io non ho ancora realizzato cos’è successo, spero di capirlo domani. Questi playoff sono stati lo specchio di tutta la stagione del Bologna, molto travagliata, forse altri giocatori si sarebbero tirati indietro, invece questi ragazzi hanno combattuto sia all’andata che al ritorno e anche quel pizzico di fortuna se lo sono guadagnato».

Abbiamo dato tutto – «La condizione è fondamentale, al di là degli accorgimenti tattici che uno può fare, serve compattezza anche quando le gambe non vanno. A tal proposito ho parlato anche con quelli della Lega e gli ho detto che non si può giocare ogni tre giorni per esigenze televisive. Il Pescara ha giocato bene, stavano meglio di noi fisicamente, e poco importa che fossero arrivati settimi in campionato».

Il contratto con il Bologna – «Avevo il contratto in scadenza, come lo yogurt. Sì, c’è una clausola, ma mi siederò di fronte alla società e ne parleremo con calma. Continuerò a fare l’allenatore, in qualsiasi categoria, perché prima di tutto viene il piacere di allenare, questa è la cosa che conta di più».

Fare presto e bene – «Non è stato facile convincere i giocatori che ero venuto a dargli una mano, alcuni li avevo già avuti ma tanti altri no. Dovevo fare delle scelte logiche, razionali e credibili nel giro di sei o sette giornate, infatti ho iniziato in un modo e concluso in un altro, ho avuto bisogno di tutti e ho cercato di trasmettere concetti semplici».

Un giudizio su Oddo – «Venire catapultati dal corso di allenatore alla panchina nel giro di pochi giorni è difficile, ma lui ha sensibilità calcistica e sa come si gestiscono certi momenti, ha giocato in grandi squadre. Però quando alleni devi metterti in testa che non si tratta della prosecuzione della carriera da giocatore, è tutto un altro lavoro, devi pensare a tutti tranne che a te e tenerti sempre aggiornato. Sono comunque sicuro che la sua esperienza gli permetterà di fare molta strada».

[Simone Minghinelli – Fonte: www.zerocinquantuno.it]