Cagliari: nessuna giustificazione per un manipolo di idioti

“Forse qualcuno si è confuso”, spiega nel post-partita Pierpaolo Bisoli. “Cagliari non è una città razzista”, dice Cellino utilizzando un ritornello buono per le flesc interviù, ma certamente insufficiente a far rallentare il veemente flusso ematico andato in circolo repentino in chi non si riconosce in comportamenti così grevi, beceri, da autentici trogloditi dello spalto. A mente fredda, non capisco se mi procurano maggior prurito gli ululati vomitati verso il campo da quattro emeriti imbecilli (o quindici, o cinquanta, o cento: certamente uno zero virgola rispetto ai presenti al Sant’Elia) all’indirizzo di Samuel Eto’o o i raffazzonati tentativi di giustificazione del tecnico e del presidente rossoblù.

La verità è che c’è stata una scientificità anche in quegli strepitii, in quelle demenziali manifestazioni del nulla cerebrale che evidentemente pervade gli emisferi degli ululanti. Pronti, via: tre minuti di buuuh all’indirizzo del camerunese dell’Inter: il dg Marroccu ha avuto il suo bel da fare, dalla panchina, per invitare lo speaker a mandare in onda il messaggio pre-registrato sul rischio sospensione. Alla fine del match, purtroppo, non è seguita la presa di posizione che era lecito attendersi da una società che, evidentemente, non riesce a smarcarsi con la necessaria serenità da una frangia di pseudo-tifosi alla quale tutto è concesso. Alla quale, per inciso la dirigenza si è in parte piegata nella scandalosa gestione del caso-Marchetti, fatto fuori a scoppio ritardato (questo dice la cronologia degli eventi, fino a prova contraria) soltanto dopo la chiassosa contestazione di uno sparuto gruppo di persone. Le stesse che ieri hanno insultato Eto’o (nel 2010!) soltanto per il colore della sua pelle?

A Cesena, la famiglia di Zaccardo è stata costretta a scappare dallo stadio perchè fatta bersaglio di insulti da parte di qualche omaccione corpulento in tribuna. In serata, la società di Campedelli, ha emesso un comunicato in cui si scusa pubblicamente, usando parole dure contro gli indemoniati protagonisti dell’episodio.

“Cagliari non è una città razzista, si è trattato di un manipolo di idioti che non rappresentano minimamente i tifosi rossoblù. Faremo di tutto per isolarli e fare sì che non mettano più piede allo stadio, che deve tornare ad essere luogo di festa anche e soprattutto per bambini e famiglie”. Che orgogliosi saremmo stati a sentire la dirigenza del Cagliari pronunciare queste parole, anzichè cercare di fare melina alzando una cortina di fumo destinata a lasciare ancora una volta carta bianca a quattro (o quindici, o cinquanta, o cento) perfetti idioti.

[Christian Seu – Fonte: www.tuttocagliari.net]