Diario: Quando non Si Esulta

Caro Diario di Mondo,

L’impatto del derby è ancora fresco. Mi torna in mente il gol di Terlizzi e la sua scelta di non esultare sul prato del Barbera, in quanto ex-rosanero. Sono rimasto un po’ a pensarci su, a cercar di tirare fuori i perché di questo gesto.

Dicono “per rispetto” del proprio passato e dei tifosi della ex-squadra del calciatore. Comprensibile, condivisibile, ma con le dovute proporzioni. Ed è un costume perfettamente reinterpretabile in base ai modi, ai fatti del calcio moderno.

Parlando in generale, non in particolare per Terlizzi, stranizza un po’ vedere un giocatore non esultare per un gol dell’ex. Il rispetto? Quando si cambiano cinque o sei maglie in dieci anni è davvero poco credibile.

Sarebbe più giusto, quanto logico, dimostrare l’affezione nell’ora della partenza, del distacco dalla maglia, quando magari il portafogli chiama, le comodità pure; magari con una scelta alternativa, difficile, simbolica, d’altri tempi. Magari.

Giustifichiamo le bandiere e i passati gloriosi. Lì, i gol non esultati, hanno un senso. Perché gli anni che hanno scritto la storia di una maglia, meritano. Lì forse, davvero, le reti dell’ex fanno male, un rumore tale da essere limitati nel manifestare la gioia per una realizzazione.

Per il resto, esultate, calciatori. Non privatevi di liberare i vostri sussulti, di sbandierare i vostri scatti di contentezza infinita. Viviamo in un calcio parecchio disilluso dove regna l’ipocrisia, l’incoerenza. Per favore, limitatele; apriamo insieme le braccia, in campo e sugli spalti, per gridare “Gol!”. Lontane le maschere, lontani i volti di plastica. Piuttosto, gioite, perché segnare è l’azione più bella di questo sport.

[Marco Di Mauro – Fonte: www.mondocatania.com]