Bologna: alla fine contano i numeri

Lo confesso, non amo i numeri, forse perché non sono mai stato un fenomeno in matematica. E anche nel calcio, preferisco fermarmi ad ammirare conclusioni perfette, assist al bacio e dribbling ubriacanti piuttosto che analizzare mere statistiche. Bisogna però ammettere che alla fine sono proprio queste ultime a contare più di tutto, che ci piaccia o no.

Puoi giocare bene, dare spettacolo e perdere, oppure puoi giocare così così, difenderti con ordine e magari, con un po’ di fortuna, portare a casa i tre punti. Il Bologna degli ultimi tempi rientra in questa seconda categoria. Ma la sua fortuna non è un’entità trascendente, imprecisata o casuale, la fortuna del Bologna ha un nome e un cognome ben precisi: Marco Di Vaio.

120 reti in Serie A, di cui 43 realizzate con la maglia rossoblù in neanche due anni e mezzo di permanenza sotto le due torri. 43 come i gol segnati da Giacomino Bulgarelli, non proprio uno qualunque. Questi sono i suoi numeri. E grazie ad essi, anche quelli della squadra stanno migliorando: 14 punti in classifica (media di 1,16 a partita) di cui 12 fra le mura amiche (Dall’Ara imbattuto, bisogna migliorare il rendimento esterno) e 7 contro dirette concorrenti per la salvezza (1 col Catania, 3 con Brescia e Lecce). Le squadre alle spalle ora sono cinque. Anche ieri, in un partita che sembrava mettersi male (il Brescia stava pian piano prendendo il controllo del match e il duello personale fra Diamanti e Viviano iniziava ad essere sempre meno divertente), è stata proprio una prodezza di SuperMarco a togliere le castagne dal fuoco e farci festeggiare. Controllo, destro a giro nell’angolino, gol. Applausi. Malesani a fine partita dirà che il Bologna non è solo il suo capitano: vero, la difesa sta migliorando sempre più, il centrocampo con Ekdal (e con Krhin, ieri all’esordio) appare un po’ più ordinato e in porta c’è un fenomeno. Ma senza un finalizzatore così tutto queste belle cose sarebbero pressoché inutili.

Belle cose che comunque tendono ad essere ancora un po’ troppo sporadiche, dato che i rossoblù anche contro le Rondinelle hanno iniziato bene ma si sono spenti troppo presto, per poi tornare a macinare gioco in modo convincente solo dopo la rete del vantaggio (e bisogna ammettere che il dinamismo di Casarini e Buscè ha aiutato e non poco). C’è ancora tanto da lavorare e da migliorare, Malesani ne è consapevole e alcuni rientri dall’infermeria potrebbero permettere alla squadra di innestare una marcia in più. Detto di Krhin, si attende con ansia l’esordio di Morleo e magari anche il ritorno di Esposito, così da consentire all’opaco Garics di rifiatare.

Senza dimenticare il giovane attaccante spagnolo Gavilan che, dopo l’arrivo del tranfer, sta ben figurando nelle file della Primavera. Forse ora vi starete chiedendo se mi sia dimenticato di affrontare il tema dei fantasisti uruguaiani, che tanto avevo invocato nella mia analisti successiva alla sconfitta di Genova. No, non mi sono dimenticato, e posso affermare che la gara di ieri ha fornito risposte importanti. Il Bologna non è ancora pronto per reggerli entrambi contemporaneamente (specie se Ramirez continuerà ad essere un po’ troppo lezioso), ma certamente non può fare a meno di uno dei due. Gimenez, da sempre descritto come “l’uomo degli ultimi venti minuti”, sta dimostrando partita dopo partita di meritare la maglia da titolare.

Le sue accelerazioni e i suoi diribbling (spesso confusionari ma altrettanto pericolosi) creano scompiglio nelle retroguardie avversarie e anche la sua applicazione in fase di copertura è da elogiare (soprattutto perché permette a Di Vaio di pensare solo a quello che sa fare meglio: gol). Probabile che fra sette giorni a Napoli Malesani opterà per un tridente con Gimmy, il capitano e Buscè (altro giocatore di straordinaria generosità), soluzione che in questo momento ritengo la più equilibrata per questa squadra. Squadra che sarà certamente orfana di Mudingayi (espulso ieri per doppio giallo ma comunque diffidato) e molto probabilmente anche di Perez (per lui risentimento muscolare alla coscia destra). Sarà quindi un centrocampo improntato più sulla costruzione che sull’interdizione. Hamsik, Lavezzi e Cavani non sono certo clienti facili ma il Bologna dovrà quantomeno provare a giocarsela con personalità per non finire con l’essere dominato come a Palermo e Cagliari.

L’ultimo pensiero, e non potrebbe essere altrimenti, è dedicato al presidente Porcedda. Nonostante qualche perplessità ho sempre avuto fiducia in lui e nel suo lavoro. Dal punto di vista economico inizia oggi un periodo fondamentale per garantire un futuro sereno al club (numerose scadenze che non starò qui ad elencare di nuovo, lo hanno già fatto in troppi). Posso solo dire che la tranquillità in classifica che la squadra si sta faticosamente guadagnando sul campo non merita di essere intaccata. Perché va bene che a Bologna siamo abituati a soffrire e a sostenere i nostri colori sempre e comunque, ma del masochismo possiamo tranquillamente fare a meno.

[Simone Minghinelli – Fonte: www.zerocinquantuno.it]