All’Allianz Stadium non è andata in scena soltanto una partita di Serie A, ma uno di quei confronti che, storicamente, finiscono sempre per avere un peso che va oltre il campo. Juventus e Roma si sono incrociate in una gara che ha confermato le difficoltà dei giallorossi negli scontri diretti di alto livello, con la squadra di casa capace di imporre ritmo, intensità e maggiore solidità nei momenti chiave. Per la Roma è arrivata una sconfitta pesante più per il contesto che per il risultato in sé, maturata in una serata in cui la differenza è emersa soprattutto nella gestione emotiva e nella capacità di colpire nei dettagli. Tra i più attesi c’era Paulo Dybala, ex della sfida e uomo simbolo del recente asse Torino-Roma. L’argentino è apparso spento, poco incisivo tra le linee, lontano da quella centralità tecnica che spesso ne ha fatto la differenza. Un rendimento opaco, però, mitigato dall’ennesima attenuante fisica: l’infortunio che lo accompagna ciclicamente ha inevitabilmente condizionato la sua prestazione, limitandone brillantezza e continuità. In campo non si è visto il Dybala capace di accendere la partita, ma la sua sola presenza ha continuato ad attirare sguardi, attenzioni e – soprattutto – riflessioni che vanno oltre i novanta minuti.
Perché Juventus-Roma, da sempre, non è mai soltanto una sfida di campo. È anche un crocevia di storie, incroci, trattative mai del tutto sopite. E proprio Dybala, paradossalmente, rappresenta uno dei fili conduttori di questo rapporto. Il suo passaggio dalla Juventus alla Roma, avvenuto nell’estate del 2022 a parametro zero dopo la rottura sul rinnovo con i bianconeri, ha segnato uno spartiacque nelle dinamiche di mercato tra i due club. Una scelta figlia di strategie, investimenti e priorità cambiate, che ancora oggi viene citata come esempio emblematico di come certe opportunità possano nascere più dalle circostanze che da un disegno lineare.
Ed è proprio guardando a quel precedente che si apre il secondo capitolo della storia, destinato a far discutere nei prossimi mesi. Questa volta il percorso potrebbe essere inverso. Il nome sul tavolo è quello di Lorenzo Pellegrini, capitano della Roma e centrocampista dal futuro tutt’altro che definito. Il suo contratto con il club giallorosso scade a giugno 2026 e, a oggi, i segnali che arrivano da Trigoria parlano di un rinnovo lontano, se non addirittura improbabile. La Roma ha provato a cederlo nelle scorse finestre di mercato, senza successo, anche a causa di un ingaggio importante che, bonus compresi, può arrivare a cifre elevate. Con il passare dei mesi, però, lo scenario cambia: il tempo gioca a favore del giocatore e contro il club, che rischia di perdere a zero uno dei suoi elementi più rappresentativi.
Ed ecco che la Juventus osserva con attenzione. Non si tratta di un assalto immediato, ma di una strategia attendista, molto simile a quella che, anni fa, permise alla Roma di affondare il colpo su Dybala. L’idea bianconera è chiara: se le condizioni economiche dovessero diventare sostenibili e se Pellegrini non dovesse chiedere “la luna”, l’operazione potrebbe trasformarsi in una vera occasione di mercato. Un centrocampista italiano, nel pieno della maturità calcistica, capace di alzare il tasso tecnico della rosa senza costi di cartellino. Un profilo che, a parametro zero, diventa automaticamente appetibile. Il parallelo con Dybala è inevitabile. Quattro anni dopo, stessi protagonisti indiretti, ma a ruoli invertiti.
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