I nomi delle colpe di Maradona: Milito, Samuel, Cambiasso e Zanetti

La magia non poteva durare all’infinito, non sorprende dunque che l’avventura argentina al Mondiale sia terminata in questo modo poco onorevole. I risultati ottenuti fino al quarto di finale contro la Germania hanno gettato fumo negli occhi di gran parte dell’opinione pubblica, convinta sempre di più della bontà del lavoro di Maradona sulla panchina della Seleccion. Già in passato, sulla vetrina di questo sito, ci eravamo espressi con una certa diffidenza circa le convocazioni dell’ex Pibe de Oro, coraggioso e forse scellerato nel lasciare a casa gente di talento ed esperienza come Cambiasso e Zanetti, autori di una stagione strepitosa e sempre ad alti livelli.

Decisioni inspiegabili, anche impopolari, ma dimenticate rapidamente grazie al cammino dell’Albiceleste, sempre vincente nelle prime quattro partite del Mondiale. Inoltre, anche le prestazioni contro Nigeria e Corea del Sud (meno contro la Grecia e il Messico) hanno illuso non poco i sostenitori dell’Argentina e gli sponsor del Ct, acclamato al di là dei suoi meriti reali.

Maradona ha dimostrato di essere un eccezionale motivatore, dopotutto la sua aurea di mostro sacro gli consentiva di ‘farsi ascoltare’ senza batter ciglio da ognuno dei suoi giocatori. Quel che dice Maradona è legge, punto. Ma dal punto di vista tecnico tattico, al Ct mancava la preparazione necessaria per fronteggiare una partita come quella di ieri contro la Germania. Da questo punto di vista, Loew gli ha dato una lezione professionale, perché allenatori non ci si improvvisa, non basta essere degli ottimi motivatori per portare a casa il risultato. I tedeschi, organizzatissimi, hanno messo a nudo le pecche di un’Argentina che il livello degli altri avversari aveva mascherato. Colpita continuamente in contropiede, la seleccion non è stata in grado di reagire, né Maradona ha saputo impartire ordini ed effettuare cambi tecnici e tattici che l’andamento del match richiedeva. L’ex Pibe de Oro, quasi affranto, rimaneva in panchina a imprecare contro il fato, senza tuttavia sapere come comportarsi.

Ieri la Germania, con i vari Schweinsteiger, Friedrich, Ozil e Podolski, partia in contropiede con una semplicità disarmante, complice un centrocampo argentino abbandonato alla reattività del solo Mascherano. Maxi Rodriguez non ha dato un grosso aiuto a El Jefecito, costretto a fare da muro da solo contro le scorribande teutoniche. Magari oggi Maradona ripenserà alla scelta di lasciare a casa Cambiasso, che ieri avrebbe fatto a dir poco comodo. Oppure Zanetti, che con un Otamendi adattato sulla destra avrebbe fatto molto comodo dal punto di vista difensivo, nonostante i 37 anni. Per rendersene conto basti pensare al terzo gol, con Schweinsteiger dribblomane sulla fascia sinistra, in grado di saltare i sudamericani come birilli. Con Zanetti non sarebbe passato, questo è poco ma sicuro. Infine, giusto per concludere il tema Inter, non si spiega la rinuncia a Samuel, lasciato in panchina a vantaggio di Burdisso. Quest’ultimo, con Demichelis, non vale di certo The Wall.

Conclusione dedicata allo schiaffo alla povertà: Milito, 30 gol in stagione, eroe della tripletta, l’uomo dei gol decisivi, rimasto a scaldare la panchina nonostante lo svantaggio arrivato già al 3′ e ingigantitosi nella ripresa. Higuain punta centrale non ha saputo farsi vedere mai, forse intestardirsi su di lui è stato un errore, forse bisognava rinunciare subito a un Di Maria impreciso e lanciare un attaccante dal gol facile come il Principe, che ha visto il campo solo contro la Grecia, a qualificazione ottenuta. La giornataccia dei vari Higuain, Messi, Di Maria e Tevez non è stata sufficiente a convincere Maradona a dar fiducia a Milito, con ovvie conseguenze. Il Ct ha insistito fino all’ultimo sui suoi uomini, e da loro alla fine è stato tradito. Non perché lo abbiano abbandonato, ma per il semplice fatto che quando avevano bisogno di un allenatore che desse loro la garanzia di sapere come fare, non lo hanno trovato. Maradona dunque ha fallito, perché sarà anche bravo come Mourinho nel motivare i suoi giocatori, ma come tecnico non ci siamo proprio. Magari, quel famoso consiglio allo Special One farebbe bene a chiederlo davvero…

[Fabio Costantino – Fonte: www.fcinternews.it]