Il Barça come il Milan di Sacchi: Boateng più utile di Dinho

Con le vittorie del Barcellona in Champions e dell’Inter in Coppa Italia (Rafa Benitez batte Leonardo 2 titoli a 1) si chiude la stagione calcistica 2010-2011 che ha visto il Milan laurearsi Campione d’Italia per la diciottesima volta. Chi vince ha sempre ragione ma chi stravince (il Barcellona, 30 gol in 13 partite di Champions) ne ha di più. Proprio il Barça con i suoi meravigliosi nanerottoli offre spunti interessanti.

Dalle nostre parti c’è una diffusa convinzione: il fisico è più importante della tecnica. Tanto che spesso si sente dire: “Con quel fisico dove vuoi che vada!” Eppure sono proprio piccoletti come Messi (169 cm), Pedro (169 cm), Xavi (170), Iniesta (170), Dani Aves (173), Mascherano (174 cm) e Villa (175 cm) che costituiscono l’ossatura della squadra più forte d’Europa. Impressionanti certi dati numerici della finale di Champions. I blaugrana hanno effettuato 678 passaggi (contro i 286 del Manchester United) con un possesso palla pari al 68%. I passaggi andati a buon fine hanno raggiunto una percentuale dell’86%. Lionel Messi, ovviamente, grande protagonista (53 gol stagionali di cui 12 in Champions), ma attenzione ci sono anche altri piccoletti che meritano elogi incondizionati.

La chiave che accende il motore della squadra è Xavi , regista illuminato del Barcellona e della Spagna Campione del Mondo. La sua mobilità e la sua visione di gioco sono eccezionali. Xavi è capace pure di andare al tiro con buona frequenza. Nella finale ha toccato 163 palloni, seguito da Iniesta, altro genio, con 135 e dal funambolo Messi 133 (autore anche di 10 dribbling tutti riusciti). Xavi ha indirizzato ben 31 passaggi a Iniesta, ulteriore conferma di come i due abbiano un’ottima intesa. E’ stato scritto: il talento non si misura in centimetri. Verissimo, tanto più che di solito tecnica, agilità, rapidità negli spazi ridotti, sono le caratteristiche dei giocatori di taglia minuta. In passato anche a Franco Baresi è capitato di essere stato bocciato. Franco, quattordicenne, si presentò, insieme al fratello, a un provino dell’Inter, ma l’esaminatore nerazzurro lo trovò troppo gracile; secondo il solone di turno un soldo di cacio come quello non poteva avere un grande futuro. E così il “Piscinin” andò al Milan per 1 milione e mezzo di lire per poi diventare uno dei più grandi giocatori del mondo. Oggi vanno di moda i muscolari, ma se poi ci sono frugoletti tutto pepe, veloci come schegge che palla a terra viaggiano a ritmi sostenutissimi, la manovra della squadra diventa spettacolare e redditizia. Il colpo di genio, se fa parte integrante dello spartito, è il valore aggiunto. I talenti, però, devono essere funzionali al progetto tecnico. E complementari tra loro. I catalani (7 su 11 provengono dal vivaio) partecipano tutti alla fase offensiva e difensiva.

La squadra si muove con sincronismi perfetti. Pressing, raddoppi di marcature, fuorigioco, diagonali, marcature a scalare, possesso palla, ritmo e intensità sono parte integrante della loro spettacolare manovra. Arrigo Sacchi, a fine anni ottanta, fu un precursore di questa filosofia. Righetto ha sempre sostenuto: “Van Basten è il più bravo che ho mai allenato, ma non il più importante”. Il che significa: in un complesso di successo oltre ai fuoriclasse sono indispensabili anche elementi meno dotati tecnicamente. Johann Cruijff recentemente ha detto: “Una squadra si giudica per come gioca senza palla. Per questo il Barcellona è la squadra più forte del mondo, perchè tutti corrono per recuperare subito palla quando è nei piedi degli avversari.

Dietro a questo c’è un grande lavoro giornaliero, ecco spiegato il motivo per cui Messi è perfettamente inserito nel Barcellona e meno nell’Argentina dove i suoi compagni non sono veloci a recuperare il pallone facendoglielo arrivare sui piedi. Il Barça, abilmente diretto da Pep Guardiola, che ha sbolognato prima Ronaldinho, poi Eto’o e quindi Ibra, è una macchina che funziona alla perfezione.” Una macchina costruita in tre sole stagioni durante le quali ha vinto 10 trofei. Cruijff, sempre a proposito del Barcellona: “Villa non è forte come Ibrahimovic ma nel Barcellona serve più lui per il grande lavoro che fa.” In effetti pure nel Milan, Kevin Prince Boateng è stato molto più utile del più dotato tecnicamente Ronaldinho.

[Tiziano Crudeli – Fonte: www.tuttomercatoweb.com]