
Juventus tra campo e bilanci: capitalizzazione oltre 1,1 miliardi, Enterprise Value fino a 1,9 miliardi e brand globale
TORINO – Quando si parla di una società sportiva globale come la Juventus, la narrazione si divide naturalmente su due binari paralleli: quello emotivo del campo, e quello strettamente razionale dei bilanci. Per un club quotato in borsa, la cifra che definisce il suo “valore” è un esercizio complesso che va oltre il tifo e riflette la sua solidità strutturale, le sue prospettive di ricavo e il suo posizionamento nel calcio europeo.
La domanda su “quanto vale oggi la Juventus” non ha una risposta singola, ma un intervallo che tiene conto di metodologie diverse. La misura più immediata per un investitore è la Capitalizzazione di Mercato, che riflette semplicemente il valore totale delle azioni scambiate in Borsa. Attualmente, questa cifra si aggira ben oltre 1,1 miliardi di euro. È un termometro in tempo reale dell’umore degli azionisti, ma ignora elementi cruciali come l’indebitamento.
Per una valutazione più completa, gli analisti finanziari ricorrono all’Enterprise Value (EV). Questo parametro è fondamentale perché considera la capitalizzazione, ma vi aggiunge il debito finanziario netto (che per la Juve si aggira sui 300 milioni di euro) e sottrae la liquidità disponibile. L’EV rappresenta il costo teorico di acquisto dell’intera società. Secondo le stime più autorevoli di società di consulenza e riviste come Forbes, l’EV della Juventus si posiziona in un range compreso tra 1,4 e 1,9 miliardi di euro.
Questo valore non è dato dal solo parco giocatori, ma è intrinsecamente legato agli asset che la società ha sviluppato negli anni. Lo stadio di proprietà, l’Allianz Stadium, insieme ai centri sportivi, al JMedical e Hotel, rappresenta una fetta consistente del patrimonio immobiliare, stimato in alcune centinaia di milioni di euro. Questi asset garantiscono ricavi stabili al di fuori della sola vendita dei diritti TV.
Il calcio italiano mostra storicamente una forte dipendenza dai proventi televisivi (nazionali e internazionali). Per la Juventus, questa voce di ricavo garantisce una base di liquidità essenziale per sostenere l’elevato monte stipendi. Tuttavia, è un flusso altamente sensibile al successo: il ritorno nella UEFA Champions League, ad esempio, è immediatamente quantificabile in un aumento di ricavi stimato tra i 60 e gli 80 milioni di euro, un fattore che può spostare l’ago della bilancia sull’EV complessivo.
Il vero margine di crescita per la valutazione risiede nella trasformazione della Juventus in un brand globale. I ricavi da sponsorizzazioni (come Adidas e Jeep) e il merchandising (vendita di maglie e prodotti ufficiali) sono la chiave per diversificare le fonti di entrata e ridurre la dipendenza dai risultati del campo e dai diritti TV. La presenza di top player o campagne di branding mirate (anche sui nuovi mercati digitali) agiscono come moltiplicatori del valore del marchio, consolidando il club come un attore di primo piano nell’economia sportiva mondiale.
Tuttavia, il valore è estremamente sensibile ai risultati sportivi.Un’assenza prolungata dalle competizioni più ricche, al contrario, erode rapidamente la valutazione.
In conclusione, la Juventus si presenta come una delle realtà calcistiche più capitalizzate d’Europa, un’azienda che, pur avendo attraversato periodi finanziariamente complessi e dovuto ricorrere ad aumenti di capitale, mantiene un valore di mercato rilevante. La sua valutazione non è solo un numero, ma il riflesso diretto della sua capacità di generare flussi di cassa, sostenuta da una struttura solida e, inevitabilmente, condizionata dalle performance del pallone.
Alle voci degli ultimi giorni di un offerta presentata da Tether, il colosso mondiale delle criptovalute, di circa 1,1 miliardi di euro, e addirittura di un possibile rialzo dell’offerta, e’ susseguita la perentoria risposta della proprietà e quindi di John Elkann, in prima persona, presidente del club bianconero, che ha ribadito, le sue precedenti e coerenti dichiarazioni di non avere intenzione di vendere Juventus a terzi, “La Juventus è un club storico e di successo, di cui Exor e la famiglia Agnelli sono azionisti stabili e orgogliosi da oltre un secolo, e rimangono pienamente impegnati nel Club,supportando il suo nuovo team dirigenziale nell’esecuzione di una strategia chiara per ottenere ottimi risultati sia dentro che fuori dal campo».
La dead line è fissata al prossimo 23 dicembre, in attesa di aggiornamenti la Juventus torna a casa con la vittoria importantissima ottenuta al Franchi contro il Bologna, che regalano a Spalletti tre punti fondamentali per la corsa ad un posto in UCL.