Milan e Juventus, la guerra che non c’è. Tutti gli sportivi abbracciano Balotelli. Mercato Milan: no Borriello, no Paloschi

Non c’è e non ci sarà nessuna guerra fra Milan e Juventus. Le botte e risposte della settimana? Eccesso di buoni rapporti, nessun altro motivo. Beppe Marotta, gran professionista e sportivo squisito, forgiato sportivamente dagli insegnamenti della sala macchine di via Turati (Adriano Galliani e Ariedo Braida), si sentiva mentalmente al riparo da polemiche pretestuose nel paragonare la simulazione di Krasic a Bologna a quella di Robinho a Napoli (stessa sostanza ma effetti ben diversi sulle rispettive partite) e, allo stesso modo, il rigore non dato su Boateng (c’era, ma il risultato di Milan-Palermo non sarebbe cambiato) a quello fischiato contro Pepe in Juventus-Roma.

Le parole di Marotta erano in difesa della Juventus, non contro il Milan. Del resto, il suo pensiero era abbastanza facile da interpretare: quelli del Milan sono amici veri e collaudati, mica si arrabbieranno. E infatti Galliani non si è arrabbiato con Marotta. Il tono della risposta a Gr Parlamento era tutt’altro che inquisitorio. Niente e nessuno cambierà i buonissimi rapporti fra il Milan e l’amministratore delegato bianconero. La risposta, semmai, può essere configurata come una bozza di avviso ai naviganti che va ben oltre la Juventus.

Provando a decodificare, senza nessuna pretesa di prenderci: se qualcuno avesse l’intenzione di ricreare lo stesso clima di qualche anno fa, nessuno negli altri Club, Milan compreso ma senza esclusive, assisterebbe con l’anello al naso. Un clima, un sistema, appare chiaro a tutti, che non troverebbe mai in Marotta un esponente da prima linea. Troppi condizionali, restiamo ai fatti. La Juventus è forte e ha vinto con pieno merito a San Siro. Al punto che, nonostante un fuorigioco inesistente di Pato solissimo davanti a Storari sullo 0-0 e pronto a fare gol, nessuno in casa rossonera si è permesso di parlarne. Quando una squadra vince con merito, non c’è decisione arbitrale che possa tenere banco. Così come nessun presunto peso politico del Milan ha impedito ai giocatori bianconeri di imporsi a San Siro. Insomma, tra società intelligenti è meglio evitare di farsi la guerra.

Due grandi aziende del blasone di Milan e Juventus devono farsi rappresentare dal proprio prestigio e dai propri palazzi, lasciando ad altri le ringhiere e le battute mentre si stende il bucato. Lo stesso tentativo, piuttosto evidente nel mondo mediatico, da parte degli interisti di fare sponda alla Juventus su questo terreno, ha scopi abbastanza chiari: finchè non recuperiamo gli infortunati, cerchiamo di innervosire il Milan e poi si vedrà. Nell’interesse del calcio italiano è molto meglio, invece, volare un po’ più alto rispetto agli istinti di bottega. Visto e considerato che Milan, Juventus e Inter, ma non solo, anche Lazio, Napoli e Roma, lotteranno per il titolo fino alla fine del campionato, sarebbe saggio evitare di propagandare all’estero lo spettacolo poco edificante dei veleni e delle dichiarazioni reiterate fra grandi Club del nostro Campionato. E ci permettiamo di sostenerlo, a maggior ragione, alla fine della settimana del razzismo idiota.

Sia ben chiaro, a fare le spese di prodezze del genere non è Mario Balotelli. Il campione del Manchester City ha capito perfettamente che la vigliaccheria di certe uscite nei suoi confronti, lo rafforza e non lo indebolisce. A pagare il conto invece sarà, come sempre e una volta di più, il calcio italiano. Il nulla razzista, i presunti veleni fra Club, le polemiche arbitrali ossessive e isteriche sono tutte carte dello stesso mazzo: il calo di prestigio e di appeal del nostro calcio. Le grandi stelle straniere, abituate ai grandi stadi e all’esercizio della cultura sportiva, se questo bailamme continuerà e sarà sempre più amplificato, ad un certo punto della propria carriera arriveranno a chiedersi il perché. Già, perché mai dovrei andare a giocare in Italia? A proposito, Mario Balotelli giocherà per tutta questa stagione e anche nelle prossime nel Manchester City. L’ipotesi, anche remota, dell’apertura di un tavolo di trattativa è lontanissima e al momento non ipotizzabile né pianificabile. Adriano Galliani in settimana è stato sibillino, ricordando che Mario Balotelli è del 1990 e che quindi c’è tutto il tempo necessario. In soldoni, le voglie reciproche fra l’ambiente rossonero (tifosi compresi, anzi tifosi in trincea) e Supermario sono note.

La sensazione che prima o poi, nel corso della carriera di Balotelli, di qui al 2020-2022, possa accadere qualcosa, c’è. Ma non nei prossimi due, tre anni. Il Manchester City ha pagato molto per avere Mario Balotelli e, come è accaduto da tempo sul fronte Chelsea, sta per arrivare anche per i Citizens il momento di smetterla di spendere gran soldi per acquistare e di rimetterci grosse cifre per svendere a stretto giro di posta. Il Milan, al riguardo, tiene la posizione. In rosa, ci sono quattro attaccanti (Ibra, Pato, Robinho e Ronaldinho) e questi saranno gli attaccanti di tutta la stagione visto che Inzaghi non tornerà prima dell’estate. Questa è la dichiarazione ufficiale e non è negoziabile. Poi sappiamo tutti che qualsiasi scenario, nel calcio, può cambiare, non solo da un giorno all’altro ma anche da un minuto all’altro. Il fatto certo è che l’ottimo Marco Borriello non tornerà, per il semplice motivo che al di là della formula ufficiale scelta per il trasferimento, la sostanza è che il bomber campano è a titolo definitivo della Roma. In questo momento c’è Alberto Paloschi, per metà del Milan in comproprietà con il Parma, ma anche su questo fronte non si può ignorare che l’attaccante lombardo è tesserato per la società del presidente Ghirardi che punta molto su di lui. Sarà decisivo quello che accadrà nelle prossime sette partite del Milan prima della sosta natalizia. Nel momento in cui la società rossonera considererà il proprio status in Campionato e in Champions League dopo le sei partite del Girone, valuterà definitivamente come muoversi.

[Mauro Suma – Fonte: www.tuttomercatoweb.com]