Napoli, rosa più omogenea. Il campo dirà se è più forte

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Alea iacta est. Il mercato è finito, il dado è tratto. Qualche considerazione viene da sé, alla luce dell’operato di Mazzarri, Bigon e De Laurentiis. Tutti insieme certo, perché mai come quest’anno il tecnico è stato parte attiva nella costruzione della squadra, con il direttore sportivo ad avallarne le scelte e il Presidente a scendere in campo per chiudere acquisti (Cavani) e cessioni (Quagliarella). Un lavoro d’equipe che si spera possa dare gli adeguati frutti.

DUE PER RUOLO – La rosa del Napoli sarà composta per questa stagione da 26 elementi, 24 effettivi e 2 (Rullo e Bucchi) che onoreranno il proprio contratto allenandosi a Castel Volturno e sedendo in tribuna la domenica. In difesa non è cambiato molto: Cannavaro e Cribari saranno le due alternative al centro, con Aronica, Santacroce, Campagnaro e Grava a dividersi gli altri due posti. A centrocampo quattro uomini per due maglie.

Probabile che i titolari possano essere Gargano e Yebda (con lui il Napoli acquista tanti centimetri in mediana, essendo alto 1 metro e 88), con Pazienza e Blasi a rappresentare alternative importanti. Sugli esterni, a destra Maggio e Zuniga, a sinistra Dossena e Vitale. In attacco Lavezzi, Cavani ed Hamsik potranno avvicendarsi all’occorrenza con Sosa (le cui qualità tecniche sono indiscutibili), Lucarelli e il giovane Dumitru. Rimane anche Maiello, che con alcune buone prestazioni ha convinto Mazzarri a confermarlo.

OMOGENEITA’ E COERENZA – L’organico sembra essere completo e indirizzato pedissequamente ai dettami tattici dell’allenatore. Che di certo ha preso su di sé la responsabilità (il rischio?) di aver voluto rinunciare a quegli elementi che non rispondevano al proprio modo di intendere il calcio. Una scelta coerente, cui solamente il campo potrà dare giustizia. Ora il Napoli ha una propria identità, al di là della forza tecnica degli elementi che compongono la rosa, che pure si staglia verso l’alto.

LA MANO DEL TECNICO – Spetterà ancora a Mazzarri poi, recuperare alla causa azzurra alcuni giocatori, come accaduto l’anno scorso con Pazienza e Grava per esempio. I nomi sono presto fatti: Santacroce e Vitale, con Dossena che invece ha già dimostrato in queste prime uscite di essere quell’esterno sinistro che al Napoli mancava da tanto, troppo tempo. Il leoncino di Bahia ha tutte le caratteristiche per diventare un elemento importantissimo della retroguardia partenopea, se verrà preservato da infortuni e se aggiusterà alcuni aspetti caratteriali, mettendo abnegazione negli allenamenti e “affidando” la propria crescita al tecnico. Discorso diverso, ma non troppo, per l’esterno stabiese che Reja fece esordire in serie A e in Coppa Uefa. L’anno scorso a Livorno ha disputato una discreta stagione, alle spalle di Dossena può maturare con calma ed essere chiamato in causa quando ce ne sarà bisogno, senza l’assillo di dover dimostrare a tutti i costi qualcosa. Incuriosisce l’inserimento in questa rosa anche del classe ’91 Dumitru, dipinto come un piccolo fenomeno da chi bazzica i campi delle squadre giovanili in Italia. La cifra investita su di lui dal Napoli è importante, la sua storia potrebbe ripercorrere quella di Abel Hernandez, classe ’90 cui Delio Rossi ha affidato le chiavi dell’attacco del Palermo, venendo ripagato dal ragazzo a fior di gol.

[Vincenzo Balzano – Fonte: www.tuttonapoli.net]

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