Astronomia di un sogno – Il meraviglioso Pescara di Zeman

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Astronomia di un sogno - Il meraviglioso Pescara di Zeman

Una delle squadre più divertenti nella storia del calcio italiano, riviviamo la splendida promozione in Serie A del Pescara nel 2011-2012.

PESCARA – Un autobus rosso dilaniato dall’entusiasmo della folla in festa, cementificata e unita da un felicità intrinseca. Un raggio di luce su un volto dipinto d’azzurro, una festa improvvisata e quel rosso così magnetico da catturare intorno a se le attenzioni di un pianeta spiaggiato sul mare Adriatico. Dal rosso di un autobus carnevalesco al rosso estivo e scanzonato, relativo a una lotteria di rigori annebbiata da un caldo pomeriggio di calcio di metà agosto. L’inizio di un qualcosa di indefinito e brulicante di dubbi, una lotteria persa ma allo stesso tempo portatrice di entusiasmo senza rancori.

Pescara lo sa, quel Boemo in panchina sa che avrà mille sguardi a cui sfuggire e un popolo da far innamorare. E’ una conquista immediata come il primo step di un pomeriggio veronese. E’ lo scatto, è la sorpresa, è la capacità di saper coinvolgere nonostante l’antipasto sia succulento ma non ancora cotto alla perfezione. Sono montagne russe che calpestano ma non fanno male, è un Pescara che segna, vince e perde, spesso nell’arco dei novanta minuti. Come se la condizione umana avesse contagiato una squadra di calcio. E che squadra: Immobile, Insigne, Verratti, Sansovini, Cascione, Capuano ecc.. E’ uno scioglilingua che scatena la scintilla, è un razzo che può prendere mille destinazioni e che, allo stesso tempo, può perdersi nello scintillante mondo che è la Serie B. E il Pescara si perde, lo fa cercando spasmodicamente “il gol in più”, rincorrendo l’estetica applicata al calcio nella sua forma più pura.

Aleggia nel fantastico limbo delle prime posizioni, in quelle vittorie splendide contro Varese e Sampdoria passando per le rimonte e le batoste. Lo fa ricordando la sua supremazia in una notte di gennaio, ricordando alla frangia Scaligera che il popolo abruzzese è forte e gentile. L’inverno ceco non spaventa, anzi, issa il Delfino nell’attico prediletto e sognato sin dalla partenza. Già, quella prima posizione conquistata in una fredda notte di Crotone e quel festante rientro nella freddissima Pescara, paralizzata magicamente da una neve soffice e beffarda.
Dalla neve alla nave senza rotta, nel momento di maggiore squilibrio e confusione quella nave vaga distratta nell’acquitrino fangoso. La fiammella sembra spegnersi salvo riprendere tutto il calore in quel pomeriggio di marzo, in quella rimonta da Pathos Greco contro il Sassuolo. Sono montagne russe ma nessuno soffre di stomaco, anzi.

Si soffre in altri modi, molto più duri e complicati da comprendere con il semplice raziocinio. Quando la vita decide di porre una linea di demarcazione del tempo fermando ogni cosa si trovi in movimento, concedendo ai secondi la possibilità di essere infiniti per un attimo. E’ una primavera triste in cui le tragedie hanno un solo epicentro, Pescara.
Morosini, Domenico, Mancini. E’ un trittico pesantissimo ma è lì che i ragazzi trovano la forza, è li che l’araba fenice risorge da quelle ceneri ormai spente e flebili, da quelle ombre dominanti. Risorge nella notte di Padova e da quel tennistico 6-0, dalle lacrime accennate di quel Boemo così duro. La folle giostra riprende a camminare, anzi, corre macinando qualsiasi cosa si ponga dinanzi. E’ un sogno trascinante che trova il suo “Punto G” nella vittoria contro il Torino, in quello scontro così diretto e poi loro: Insigne e Immobile.

La strada è spianata verso la Galassia più radiosa e alle 19.50 del 20 maggio 2012 Pescara urla come se non lo avesse mai fatto nella sua breve storia. Un urlo proveniente da Genova: Sampdoria-Pescara 1-3. E’ Serie A, 20 anni dopo. Raccontare, dipingere, illustrare quei momenti sarà per tutti una meravigliosa impresa ardua. Bastano i fotogrammi, video di una città in festa: di un nonno che abbraccia un nipote commosso, di un bimbo che sventola la sua bandiera in piazza, dell”acqua di una fontana impazzita, una città viva più che mai. E poi la ciliegina sulla torta: l’apoteosi del sogno con la  vittoria del campionato grazie alla vittoria sulla Nocerina. Lì, in un Adriatico stracolmo a perdita d’occhio. Le reti, 90. Le sensazioni? Sconfinate e sconosciute alla sobrietà.

Nel silenzio assordante di questi giorni riecheggiano nella mia testa le immagini di quei giorni, la spensieratezza e la fortuna di avere in dote una fede così strana e immensa. Riecheggiano i suoni di una città in festa, nel mezzo quell’autobus rosso dipinto da quell’invincibile sensazione di essere vincenti, di essere diversi. Di esserePpescaresi fino all’ultima goccia di sudore, fino alla fine del mondo.

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