Quando Leo diventò Leonardo

Cosa avrebbe dovuto fare?

Quante volte, da quella sorprendente e surreale vigilia di Natale, abbiamo dovuto fare i conti con questa domanda fin troppo retorica e superficiale. Quante volte, negli ultimi tre mesi, abbiamo sentito dire “Cosa avrebbe dovuto fare Leonardo, dopo esser stato cacciato dal Milan, se non prendersi una gustosa rivincita nell’altra metà di Milano?

La domanda l’hanno posta un po’ tutti: osservatori imparziali, tifosi interisti e milanisti troppo buonisti. Tutti tranne il cuore pulsante del tifo rossonero, che ha preso posizione in modo chiaro e compatto. <<Avrebbe dovuto dire semplicemente “no grazie”>>  è la risposta di tutti coloro che, dopo averlo amato e difeso, si sono sentiti presi in giro e traditi.

Ma, prima di addentrarci nella discussione e farci infervorare dalla tensione pre-derby, facciamo un passo indietro e riavvolgiamo il nastro dei ricordi riportandolo a poco meno di un anno fa. 15 Maggio 2010, Milano, stadio San Siro. Calda notte di primavera, ultima giornata di campionato. Il Milan affronta la Juventus per una partita priva di spunti tecnici ma calda, caldissima, dal punto di vista emozionale. Quel Milan-Juventus è l’ultima partita di Leo (allora lo chiamavano ancora così, con quel nomignolo affettivo ed ora dimenticato) sulla panchina del Milan. Il Patron Berlusconi, contro la volontà di Galliani e Braida, ha deciso di dargli il benservito. Il nuovo Milan sarà affidato a uno tra Massimiliano Allegri, Filippo Galli e Marco Van Basten.  Il pubblico di San Siro, quella notte, si schierò tutto a favore dell’amato Leo. Gli spalti di San Siro si gremirono di striscioni come questi:

“Mister e ragazzi promossi per l’impegno, Presidente bocciato: assente ingiustificato”

“Grazie Leo”

“I sentimenti non si ringraziano, le persone si: Buona fortuna Leo”

“Leo per sempre uno di noi”

“Leonardo resterai per sempre nei nostri cuori”

“Semplicemente…Grazie Leo”

“Se ne va un grande personaggio del Milan, grazie Leo”

“Grazie Leo, rossonero vero”

“Un saluto sincero ad un milanista vero”

Ho sentito dire che Leonardo andando all’Inter ha fatto uno sgarbo a Berlusconi. No, no e ancora no: niente di più sbagliato. Il signor Leonardo, firmando quel contratto, non ha fatto uno sgarbo a Berlusconi. Il signor Leonardo firmando quel contratto ha tradito l’amore e la fiducia degli ottantamila che quella sera erano li, a cantare a squarciagola il suo nome. Il signor Leonardo ha tradito l’amore e la fiducia di tutti i tifosi che l’hanno difeso, coccolato e considerato uno di loro. Perché il Milan non è del Presidente, il Milan è dei suoi tifosi. E poco importa, ora, il suo tentativo di non rinnegare la sua storia milanista.

Passando sull’altra sponda del Naviglio, Leonardo ha cancellato in un colpo solo 13 anni della propria vita. Ha cancellato l’affetto di una società che l’ha consacrato come giocatore, l’ha promosso dirigente (creando un ruolo ad hoc per lui – quello di assistente del Dottor Galliani) e l’ha inventato allenatore.  Nulla contano ora le parole di circostanza e i tentativi di ricongiungimento con una tifoseria che si è sentita ferita nel cuore, più che nella testa.

A tutto ciò, poi, si aggiungono i suoi comportamenti in panchina e in sala stampa. Non abbiamo gradito quel “ho coronato un sogno” pronunciato appena messo piede ad Appiano Gentile, come quelle esultanze sfrenate e incontenibili di cui al Milan non si era mai reso protagonista. I tifosi interisti potranno controbattere che questo è il calcio moderno è che loro hanno provato lo stesso con i tradimenti di Ronaldo e Ibrahimovic. Noi rispondiamo che le situazioni non sono nemmeno lontanamente paragonabili. Se Ronaldo e Ibra prima del loro addio avevano già fatto intendere il loro “mal di pancia”, il passaggio di Leonardo all’Inter è stato un improvviso ed inaspettato colpo all’anima del tifo rossonero. Pensate per esempio al suo autunnale “Non andrei mai ad allenare la Roma, sono troppo legato alla mia storia con il Milan” o al suo “Non credo che farò ancora l’allenatore”, confidato negli spogliatoi di Milanello alla fine della sua avventura. Voltafaccia che ti aspetti da un mercenario del calcio come Zlatan Ibrahimovic, non da un allenatore che va in giro per il mondo professando la filosofia del calcio tutto “amore&sentimenti”.

Come quell’ormai lontanissimo 15 Maggio, anche domani sera San Siro prenderà una posizione netta, chiara e definita. Ma questa volta il sentimento sarà opposto: l’indifferenza totale avrebbe fatto ancor più male, ma per Leonardo Nascimento de Araujo saranno solo bordate di fischi.

Probabilmente l’avrà messo in preventivo. Sicuramente avrebbe potuto evitarlo.

[Gabriele Pipia – Fonte: www.ilveromilanista.it]