Reja fa il Profeta, ma la Lazio fallisce l’avvicinamento alla vetta: con il Catania finisce 1-1

ROMA – Contro il Catania sudamericano (7 elementi su 18 in squadra), non poteva andare diversamente: rete dell’argentino Silvestre, pareggio del brasiliano Hernanes, interventi prodigiosi dell’argentino Andujar e ancora una perla da cineteca di Mauro Zarate che rimarrà scolpita nella memoria dei tifosi laziali, nonostante il colpo di reni del portiere rossazzurro. Hernanes trova il gol tanto agognato, nel momento più difficile della gara (4 minuti dopo il vantaggio catanese), ma non basta per vincere. Alla sua 56ª partita nel 2010, il Profeta dimostra di essere davvero tornato in forma. Un paio di coast-to-coast (prima sulla destra, poi per le intasatissime vie centrali) ne certificano subito la condizione fisica, e il gol nei minuti di recupero del primo tempo è il colpo da biliardo che tutti si aspettavano. Stavolta il Profeta era stato Reja, che si era auspicato il gol dalla distanza del brasiliano.

LE FORMAZIONI – Pronostico rispettato per Reja (che in conferenza forse aveva provato a fare un po’ di pretattica, annunciando Matuzalem tra i titolari), e anche per Giampaolo: quello che di primo impatto poteva sembrare un 4-3-3 con Gomez, Mascara e Morimoto in attacco, in realtà è un 4-1-4-1, con il solito Biagianti a fare da schermo davanti alla difesa, Mascara tutto spostato a sinistra e Morimoto unica punta.

LA CHIAVE – Il giapponese è l’intruso nel tabellino, visto che sia Silvestre che Hernanes compaiono entrambi alla voce cartellini e marcatori: è il chiaro segno che è una partita che può essere sbloccata soltanto con la grinta e la tenacia, come testimoniano i 14 falli subiti da entrambe le squadre. Il Catania inoltre non aveva segnato mai più di un gol nelle ultime 9 partite di campionato, e aveva anche mantenuto la porta involata in 4 delle ultime 5 gare. Difficile attendersi qualcosa di più da una squadra in cui i due difensori centrali hanno segnato tanti gol quanti la prima punta.

LA LAZIO – Avvio chiuso, come per certi versi era logico aspettarsi. Nel giorno in cui è la Lazio che deve fare la partita, la situazione logicamente fatica a sbloccarsi. Verso la metà del primo tempo, i biancazzurri sembrano trovare la chiave di volta per scardinare la difesa del Catania: al 18’, a seguito di una percussione di Radu, Floccari si smarca al limite dell’area e lascia partire un siluro terra-aria che Andujar riesce miracolosamente a disinnescare. Pochi secondi dopo, Biava segna di testa su punizione di Zarate, ma Mugolino annulla per fuorigioco. Alla mezzora solo la testa di Biagianti in barriera evita il gol su punizione di Zarate. Il vantaggio di Silvestre potrebbe potenzialmente tagliare le gambe alla Lazio, che però riesce ad agguantare il gol del pareggio grazie ad una progressione di Hernanes, proprio all’ultimo dei due minuti di recupero.
Nella ripresa è Zarate show: l’argentino vince un contrasto con Llama al limite dell’area, poi si incunea nelle maglie della difesa rossazzurra, seminando ben quattro avversari: solo un miracolo di Andujar nega all’argentino la gioia del pallonetto. Sarebbe entrato di diritto nella hit parade dei gol più belli nella storia della Lazio. Dopo l’acuto del pibe de Haedo, la Lazio continua a fare gioco, ma non dà mai la sensazione di riuscire a piazzare il colpo vincente. Gli ingressi di Matuzalem e Foggia danno alla squadra più intelligenza e velocità, ma la manovra resta comunque troppo prevedibile per un Catania sincronizzato e ben messo in campo. Al 90’ il folletto napoletano si trova sui piedi il pallone della vittoria ma manda alto da buona posizione. Al 94’Hernanes prova ancora la botta da fuori, poi Gava gli nega un rigore incredibile.

IL CATANIA – Contrariamente alle attese, i rossazzurri iniziano la gara con spavalderia: non solo perché effettivamente non aspettano la Lazio nella propria metà campo, ma anche perché sia Alvarez che Morimoto sono due clienti scomodi sia per Hernanes che per Lichtsteiner, ovvero il lato più propositivo della squadra di Reja. Non è un caso che l’occasione più pericolosa della Lazio (gol a parte) arrivi proprio dopo una discesa di Radu sulla sinistra. La pericolosità dei rossazzurri però raggiunge l’apice nel finale di primo tempo: Terlizzi non arriva di un soffio in spaccata, Ledesma impegna dalla distanza Muslera (guanti bagnati?) e sul conseguente calcio d’angolo di Llama, Silvestre di testa trova il gol del vantaggio (con il 2° centro in campionato diventa il miglior marcatore del Catania, raggiungendo Maxi Lopez e Terlizzi).
Nella ripresa, il Catania appena può temporeggia (falli e sostituzioni), ma i cambi di Giampaolo tutto dimostrano tranne la rinuncia ad attaccare da parte dei siciliani. Izco equivale a Llama così come Martinho a Mascara (anzi è pure più piazzato). Gava per di più nega un rigore abbastanza evidente alla squadra di Giampaolo verso l’ora di gioco (Dias ostacola Ledesma in area). Ma tutto si può dire tranne che l’arbitro abbia diretto a favore della Lazio. La squadra di Giampaolo nella ripresa ha il merito di giocare con sapienza: chiude tutti gli spazi, e appena può cerca le rete. Come al 93’, quando sul ribaltamento, Muslera neutralizza prima una conclusione ravvicinata di Martinho, poi un insidioso diagonale di Antenucci. Poco prima del fischio finale, con il Catania in contropiede in quattro contro due, solo Biava evita quella che sarebbe stata una vera e propria beffa.

[Federico Farcomeni – Fonte: www.lalaziosiamonoi.it]