Mentre i play off tengono banco in vista dei mondiali, il nome di Baggio si fa sempre più presente. Ci sono le prove di un grande ritorno
C’è stato un lungo periodo in cui Roberto Baggio ha scelto di stare lontano dal pallone. Nessun ruolo fisso, niente telecamere, poche apparizioni pubbliche. Silenzioso, quasi appartato, come chi ha già dato tutto ciò che poteva dare al gioco e sente il bisogno di tenersi in disparte. È paradossale, perché più si è allontanato, più la sua figura è cresciuta nella memoria collettiva. Non serve glorificarlo con retorica, basta ripercorrere ciò che è stato. Ragazzo di Caldogno, talento precoce nel Vicenza, consacrazione alla Fiorentina, poi la scelta più discussa di tutte: il passaggio alla Juventus. Eppure neanche quel tradimento sportivo è bastato a cancellare il mito. Baggio ha segnato gol che sembravano carezze, ha giocato con la leggerezza dei poeti e con il dolore degli uomini veri. Ha vinto un Pallone d’Oro nel 1993, ha trascinato l’Italia a un passo dal Mondiale americano, ha sbagliato uno dei rigori più pesanti della storia.

Nonostante questo, o forse proprio per questo, è diventato simbolo di fragilità e grandezza. Dopo il calcio ha preferito la campagna, i cavalli, la spiritualità. È diventato uomo prima che personaggio. Ha provato a incidere dall’interno con la FIGC, firmando un progetto di riforma giovanile monumentale poi rimasto in un cassetto. Non è stato lui a inseguire il calcio, negli ultimi anni è stato il calcio a inseguire lui, come se mancasse la sua presenza nella narrazione contemporanea. E oggi qualcosa si muove. Baggio è riapparso, non in un campo, ma in una fotografia che sta facendo il giro del web. Uno scatto basta per far rumore quando il soggetto non è un uomo qualsiasi ma un simbolo intergenerazionale.
Baggio e Batistuta, ricordi in viola: il sogno di un ritorno
L’immagine arriva dagli Stati Uniti, dove la FIFA ha riunito ex campioni per un evento ufficiale legato al lancio del Mondiale 2026. Un’iniziativa celebrativa, più istituzionale che nostalgica nelle intenzioni, ma bastata per far vibrare corde profonde. Nella foto circolata nelle ultime ore compaiono Baggio, Gabriel Omar Batistuta e Cafu: tre uomini, tre epoche, tre modi diversi di intendere il calcio. Eppure il dettaglio che ha incendiato i social è uno solo, ovvero i due viola insieme, fianco a fianco come se il tempo non fosse passato. Quel ritratto ha prodotto un misto di felicità e malinconia, soprattutto a Firenze, dove Batistuta è leggenda e Baggio è ferita rimarginata col tempo.

I commenti non si sono limitati ai ricordi: c’è chi ha scritto che li vorrebbe “in società”, chi immagina un ruolo dirigenziale condiviso, chi pensa che rivederli così, sorridenti, sia stato un regalo inatteso. Non era un campo, non era una finale, non era un addio, era “solo” una foto. Eppure è bastata per riportare in superficie la domanda che aleggia da anni: cosa sarebbe il calcio italiano se Baggio fosse rimasto dentro al sistema?