Toro, un punto e guardiamo avanti

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Il Toro torna da Modena con un punto ed allunga il proprio vantaggio in classifica. Basterebbe questo per sostenere che è stato un turno di campionato ampiamente soddisfacente per gli uomini di Ventura, quindi un passo avanti importante, soprattutto perché dimostra ulteriormente che questa squadra conosce bene i propri limiti e le proprie certezze, fissa il proprio obiettivo e cerca di raggiungerlo mantenendo sempre la propria fisionomia. Insomma quelle che dovevano essere due trasferte difficili, contro squadre ostiche come Reggina e Sassuolo, ci lasciano quattro punti in classifica e la consapevolezza che la squadra riesce ad imporre non solo il proprio gioco, ma anche il proprio volere.

Quella contro il Sassuolo è stata certamente una buona prova, una prova di maturità della squadra, che durante i novanta minuti non ha mai smarrito quello che era il proprio obiettivo, quello in pratica di non lasciare ampie prateria agli avanti del Sassuolo, rischiando è vero, di disputare una partita diversa da quella che è la visione del calcio di Ventura. Una gara tattica ha detto qualcuno, una gara brutta da parte di entrambe le squadre, almeno dal punto di vista spettacolare, con pochissime occasioni gol, due per squadra ad essere ottimisti, in una partita dove ha vinto la paura, a scapito del bel gioco.

Chiaro che possiamo essere contenti, il Toro è primo in classifica, ha una propria struttura di gioco, una difesa ermetica, un tecnico che ha testa, una rosa tra le migliori della cadetteria. È però altrettanto evidente che a Modena qualcosa non ha funzionato proprio a dovere. Alcune espressioni di Ventura durante il match, dimostrano che la partita preparata in un certo modo, doveva anche portare a sviluppi di gioco che non si sono visti, anche se a fine partita il tecnico dei granata può mostrarsi giustamente orgoglioso della compattezza del proprio gruppo.

Personalmente mi è piaciuta pochissimo la prova di Ebagua, che aveva certamente un compito difficile, ma che doveva anche garantire quella potenza e quella velocità necessaria per ripartire con una certa incisività. Vero che per caratteristiche proprie non è un giocatore che si può muovere tra le due linee, altrettanto vero che quando un attaccante non fa un solo tiro in porta, non può ritenersi soddisfatto della propria prestazione. Anche la prova di Parisi non mi ha entusiasmato, da un giocatore d’esperienza come lui mi aspetto tutt’altro. Il lancio immediato, dopo uno o due tocchi di palla, per cercare la testa di Bianchi o di Ebagua, che può anche far parte del gioco, si deve anche integrare con qualcosa di diverso, esempio, appoggiare l’azione offensiva, non fosse altro per togliere un uomo da Antenucci, che si è trovato spesse volte a giocare da solo contro tre difensori. Anche le palle ferme andrebbero sfruttate meglio, specialmente da uno che ha un buon sinistro come il suo. Discorso analogo si potrebbe fare per Darmian, se non fosse che nella seconda frazione, l’esterno difensivo del Toro, ha ampliato il suo raggio d’azione, sia pure in modo limitato, fornendo a Stevanovic un valido supporto. Vado contro corrente e sostengo che ho invece molto apprezzato la prova dei due di centrocampo, ottimi in fase chiusura, altrettanto bravi quando si doveva raddoppiare e fornire aiuto ad un compagno in difficoltà, discreti, specialmente Vives, anche se questo è successo solo nell’ultima frazione di partita, nel cercare l’inserimento.

Insomma se per Basha questa è quasi la normalità, per Vives che era sembrato nelle precedenti uscite un elemento estraneo al gioco della squadra, un grosso passo avanti, ed una buona iniezione di fiducia. Fatto salvo che Ogbonna non finisce più di stupire per naturalezza, prestanza fisica e sicurezza, lo stesso Glik cresce di partita in partita. Stilisticamente non è proprio il massimo da vedere, ma è incisivo come pochi, riesce sempre a leggere in anticipo il movimento dell’attaccante, evita falli inutili in zone calde del campo, resta concentrato per tutta la durata dell’incontro. Quanto a Bianchi, ha toccato pochissimi palloni, eppure per pochissimo non ne indirizza una a rete. Lui più di tutti ha sofferto l’atteggiamento della squadra, e quel dito alzato nei confronti di un compagno, a significare quasi –vedi che cosa è successo con un pallone messo dentro bene- la dice tutta sulla carica del capitano.

Dal punto di vista del gioco questa partita ha detto pochissimo, e pochissimo poteva dire.
Ora c’è il Bari, per Ventura una partita speciale, per il Toro potrebbe essere quella della definitiva consacrazione, e non è escluso che si torni al turnover.

[Flavio Bacile – Fonte: www.torinogranata.it]