
A Milano il 15enne Michele Croce debutta come arbitro ufficiale CSI dirigendo una gara Under 9 dalla sua carrozzina
MILANO – Nel campetto dell’oratorio S. Silvestro e Martino, in via Maffei, il fischio d’inizio ha avuto un suono speciale. Non solo l’avvio di una partita, ma il segno concreto che lo sport può davvero abbattere ogni barriera. Michele Croce, 15 anni, ha diretto la sua prima gara ufficiale del campionato Under 9 del CSI Milano, diventando il primo arbitro in carrozzina a esordire in una competizione federale.
Un debutto che non nasce dal caso, ma da un percorso costruito con studio, impegno e determinazione. Michele ha ottenuto il patentino AIA dopo una formazione completa, identica a quella di qualsiasi altro aspirante arbitro. Il passaggio dalle amichevoli al campionato ufficiale rappresenta per lui il coronamento di un sogno coltivato fin da bambino, quando arbitrava i compagni di classe senza fischietto e senza paura.
La partita – combattuta e corretta – si è conclusa con la vittoria dei 4 Evangelisti sulla Vittoria Junior, ma il risultato è passato in secondo piano di fronte alla portata simbolica dell’evento. «Finalmente posso mettermi alla prova in una gara ufficiale. Mi sono preparato molto e ho fatto del mio meglio», ha raccontato Michele, emozionato ma sicuro del proprio ruolo.
Un traguardo reso possibile grazie al coraggio del CSI Milano, che ancora una volta ha scelto di mettere la persona al centro, anche quando i regolamenti sembravano un ostacolo. «È la seconda volta che superiamo le regole per dare spazio ai sogni», ha ricordato il presidente Massimo Achini, citando il precedente di Francesco Messori, da cui nacque la Nazionale Italiana Calcio Amputati. «Quando si mette l’essere umano davanti a tutto, lo sport non conosce limiti».
Entusiasti anche i dirigenti delle società coinvolte. «Vedere Michele in campo è straordinario», ha dichiarato Marco Vichi, presidente del Vittoria Junior. «Inclusione e accoglienza sono valori che non vogliamo tradire».
Profonda la gratitudine della famiglia: «Pensavamo fosse impossibile, ma Michele ci ha creduto più di tutti», raccontano i genitori Roberta e Rodolfo. «Oggi non ha solo realizzato un sogno: è diventato un esempio. Se anche una sola persona, vedendo la sua storia, deciderà di provarci, allora avremo vinto tutti».
Il primo fischio di Michele si chiude con un sorriso che vale più di qualsiasi risultato. Perché il suo cammino è appena iniziato, e dimostra che i sogni non si aspettano: si inseguono, si costruiscono e, un giorno, diventano realtà.