Barcellona, analisi della caduta degli Dei

Piccolo resoconto sul clamoroso e inaspettato momento negativo che sta vivendo il Barcellona nel mese di Aprile che pare stregato.

Mitologia greca. Un giorno il re Minosse ordinò a Dedalo di costruire un labirinto per il mastodontico Minotauro. Essendo Dedalo, l’ideatore di ciò, fu impedito a lui e a suo figlio Icaro di scappare da Creta. Per fuggire allora escogitò un piano: costruire delle ali di cera per volare. Dedalo raccomandò al figlio di non volare troppo in alto perché il sole avrebbe potuto bruciare le ali.  Icaro si fece prendere dall’ebbrezza del volo e si avvicinò troppo al sole; il calore fuse la cera, facendolo cadere nel mare dove morì.  Barcellona, analisi della caduta degli Dei

Ecco, il Barcellona di oggi è come Icaro. Per voler volare troppo in alto (Triplete bis) si sta riscoprendo umano e incredibilmente fragile. Non ci è dato sapere come e quando sia nata questa mini crisi che, in un mese, come quello di Aprile può risultare tremendamente decisivo per le sorti di una stagione che sembrava perfetta fino al 2 aprile alle 21. Si sta giocando il “Clasico” e il gol di Piquè fa pensare ad un’altra festa contro gli odiati Madridisti. Ma non è cosi perché gli uomini di Zidane ribaltano tutto e portano a casa il match, poco o male visto il grande vantaggio ed il momento della squadra. Eh già perché nel match di Champions del martedì susseguente i Blaugrana battono in rimonta al’Atletico 2-1. E’ la classica miglioria prima della morte. Da li in poi l’ecatombe: il Barcellona perde ancora in campionato, all’ “Anoeta” con la Real Sociedad, e il mercoledì successivo viene estromesso dalla Champions dalla compagine di Simeone.

Ieri ci si aspettava la reazione ma anche il Valencia, in una delle sua peggiori stagioni, è riuscita a battere i “Cules” a cui non è bastato il 500esimo gol di Messi in carriera. Messi, perno imprescindibile del tridente migliore della storia che sembra essersi clamorosamente inceppato come un giocattolo a batteria. Se è il Barcellona è MSN dipendente lo abbiamo scoperto nelle ultime 5 partite. Infatti tra Messi, Suarez e Neymar sono arrivati solo 3 gol negli ultimi 450′. Un po’ pochi per gente che ne ha fatti 110 quest’anno e 122 l’anno passato. La seconda causa va ricercata nella poca brillantezza dei suoi interpreti più validi come Rakitic, Busquets e Dani Alves (relegato in panchina ieri) ed una difesa che è tornata a ballare come negli infelici tempi con il Tata Martino.

In un ultimo ma non meno importante è la gestione di Luis Enrique che, pur non avendo una panchina lunga, non ha fatto cambi nel match di ieri. Cosa inusuale nel calcio di oggi perché arrivati a questo punto le 50 partite giocate durante l’anno si fanno sentire. Basti pensare che nell’anno solare 2015 solo il trio davanti ha collezionato più minuti dei tridenti di Real Madrid, Manchester City e Bayern Monaco. Follia. Dunque, possono essere ricercati in questi tre punti le cause della mini crisi del Barcellona che può essere normale buona parte delle altre squadre blasonate ma non per una che tre sconfitte consecutive in campionato non le rimediava dal 2003 e, che a detta di molti, è considerata la squadra migliore del decennio se non di più. La classifica, comunque, sorride ancora agli uomini di Luis Enrique che nelle ultime 5 partite non possono più perdere punti e le dovranno vincere tutte a partire dallo scontro di dopodomani con il Deportivo fuori casa. E c’è anche una finale di Coppa del Re.

Non bisogna esagerare comunque screditando dall’oggi al domani una squadra che nel 2015 ha vinto tutto ciò che c’era da vincere ma bisogna pensare che nel calcio, come nella vita e nella storia può sempre esserci una caduta deli Dei.