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Bari, non sai più far male

“Risolvere le crisi altrui” era il contrassegno del Bari di qualche anno fa, quello che ha allontanato di fatto i propri tifosi, condannati a un filotto di annate nel segno dell’anonimato o perfino della sofferenza nella serie cadetta. Era un po’ che non si utilizzava questa formula, e recuperarla da un bagaglio rimosso di pessimi ricordi fa davvero male. Anche perché far risorgere la Fiorentina di Donadel (che tiraccio il suo!) e di Gilardino (che il violino lo aveva suonato ben poco questa stagione) costa caro: la zona rossa è lì, aperta, spalancata, ad accogliere un Bari irritante, frustrato ma soprattutto frustrante per chi lo segue, lo incita, lo ama.

Lanci all’indietro come se si giocasse a rugby, una incredibile capacità di avvitarsi al cospetto di una difesa schierata, la costante sterilità in attacco – ormai indipendente perfino dagli uomini schierati, si chiamino Castillo, Barreto, Ghezzal, Caputo, Almiron, Rivas. È una sterilità insita nelle idee che non ci sono, oltre l’interdizione e l’interruzione della trama avversaria – quando questo riesce: si temporeggia, a centrocampo, si guarda là davanti, quasi scoraggiati si preferisce tagliare il campo cambiando ala; macché, anche visto da un’angolatura inversa, l’attacco barese è proprio inguardabile, altro che “Save the Children” – come recitava laconico lo sponsor “sociale” della Viola.

Che spettacolo decadente, subire gol e non saper oggettivamente proporre nulla per pareggiarlo; rischiare di finire sotto nuovamente – salvati da un provvidenziale off side; infine crollare, peraltro proponendo dei cambi anche ingiusti (chiedere a Ciccio Caputo cosa si prova ad entrare sullo 0-2 quando si sta sgomitando per un posto in squadra da titolare). Ininfluente (davvero!) il gol allo scadere di Parisi: buono solo per gli almanacchi.

La libidine sta lasciando il posto agli sbadigli, caro Mister; adesso servono davvero i “fatti”, che Lei stesso ha addotto come salomonico discrimine tra le sterili critiche e la realtà. Peccato che “fatti” nel calcio si traduce “gioco”, “qualità e quantità”; e, soprattutto, “punti”, quelli che mancano da tre turni.

Il futuro ora, meglio pensare a quello. Due turni casalinghi, contro Udinese e Milan, ed in mezzo una scomoda gara di Coppa Italia con un’altra pericolante, il Torino. Insomma il Bari ha 270 minuti per riconciliarsi con i propri tifosi, sul proprio terreno di gioco. Ricordate? “Se vogliamo, possiamo…”. O non più?

[David Giampetruzzi – Fonte: www.tuttobari.com]

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