Il Catania che Non “Gli” Piace

Se i tifosi iniziano già ad entusiasmarsi davanti alle prestazioni di Gomez, Maxi Lopez, Mascara, Ricchiuti e compagni, c’è un signore, abbastanza influente in ambito squadra, che contento proprio non lo è, ed anche se cerca di dosare le parole per esprimere morbidamente il suo disappunto, proprio non riesce e non vuole mascherarlo completamente.

Negli spogliatoi di Catania – Villareal B era questa l’immagine di Marco Giampaolo, allenatore del Catania, che nonostante la vittoria dei suoi ragazzi, in rimonta, contro i baby spagnoli, proprio non riusciva a masticare le parole dette senza trasmettere il suo disappunto, amarezza più che rassegnazione.

Plasmare una nuova identità ad un gruppo abituato a giocare insieme, in un certo modo e con un certo modulo da anni, si presentava impresa complicata sin dall’inizio, ovvero da quando, al suo arrivo, Giampaolo dichiarò di voler puntare anzitutto sul 4-4-2, e poi, come se non bastasse simile grande rivoluzione, anche di voler cambiare filosofia di gioco, puntando sul collettivo piuttosto che sulle giocate del singolo.

E così, in una squadra che sulle illuminazioni del singolo ha vissuto fino ad ora, meno brillante appaiono nome e prestazioni di Mascara, mentre tendono a scomparire le stelle di Barrientos e Morimoto, di difficile collocazione nell’undici iniziale di Giampaolo che, sin dalle prime amichevoli, mai ha celato la difficoltà di conciliare gli investimenti della società su questi giocatori col proprio credo tattico.

E’ il rovescio della medaglia del 4-4-2, un modulo che da’ più garanzie in ambo le fasi, meno dispendioso, sul piano energetico, del 4-3-3, ma che toglie tanto alla fantasia chiedendo molto di più all’organizzazione collettiva del gioco: Le stelle tendono a sparire quando non inserite nell’intelaiatura della squadra. Progetto che fa da specchio al credo tattico del nuovo allenatore, da lui scelto e propugnato contro tutto e tutti.

“Se non sviluppiamo la fase di non possesso in maniera collettiva andiamo in difficoltà”, oppure “Nel secondo tempo i ragazzi non ci stavano a perdere, se la sono giocata più individualmente, mettendo la gara sul piano fisico […] ma è lì che bisogna migliorare”. Frasi nemmeno troppo sibilline rincarate subito dopo da “E’ una squadra abituata a lavorare più individualmente che collettivamente […] deve lavorare ancora tantissimo per essere disciplinata”.

Dato incontrovertibile, anche a fronte di un 4-2 spettacolare nel suo divenire; Il Catania visto Venerdì scorso in campo “Non rispecchia l’idea tattica che ho”, ammette Giampaolo, che però aggiunge: “Ma non potrebbe essere diversamente con ancora tanti giorni dall’inizio del Campionato”; Frase, quest’ultima, che può esser però più o meno biasimevole.

Far divenir tondo quel che nasce quadrato, dice un detto siciliano, è impossibile; Ma se il Catania, nato per puntare alla salvezza, vorrà finalmente mirare a qualcosa di più, allora tondo dovrà davvero cercare di diventarlo, e se c’è un allenatore in grado di trovare la quadratura del cerchio, quello è proprio Marco Giampaolo. Impresa non facile, ma a dispetto di quel che dice il proverbio, nemmeno troppo impossibile: crederci, lavorarci.

[Marco Di Mauro – Fonte: www.mondocatania.com]