Il Milan secondo Giovanni Lodetti

“C’era una volta un ragazzino che amava giocare a calcio e che un giorno venne scoperto da una grande squadra, il Milan…” Ve l’avevamo presentato così Giovanni Lodetti, e insieme a lui, da quelle prime parole, avevamo viaggiato nel passato rossonero degl’anni ’60.

Nella seconda parte della lunga intervista raccolta dalla nostra redazione, abbiamo abbandonato i ricordi, la carriera del mitico Basleta, per tornare alla stretta attualità, per leggere e commentare il nuovo glorioso capitolo di storia del Milan di Silvio Berlusconi: tra partite e protagonisti, abbiamo così ripercorso la straordinaria stagione del primo dream-team di Massimiliano Allegri.

Giovanni, per cominciare un commento sullo scudetto da poco conquistato.
E’ un successo meritato ma che poteva arrivare prima se solo Ibrahimovic non avesse avuto quelle due distrazioni dal punto di vista disciplinare. Ci ha messo un po’ in difficoltà, poi la squadra ha dimostrato che si poteva vincere anche senza di lui.

Massimiliano Allegri è il grande artefice di questo trionfo…
Allegri ha il grande merito di essere riuscito a colmare le sue prime lacune: ha sbagliato alcune formazioni e si è ravveduto, ha visto che Ronaldinho non era il giocatore che avrebbe potuto risolvergli i problemi e ha fatto di tutto per farlo andar via; infine ha messo a posto la squadra dandogli equilibrio. Questi cambiamenti alla fine gli han dato ragione. E poi ha potuto contare sui singoli che nei momenti cruciali hanno risolto diverse partite.

Allegri è stato sicuramente la scoperta dell’anno perché ha saputo cambiare in corsa…
Sì, credo proprio di sì. Quello che ho ammirato in questo allenatore è l’aver subito messo in evidenza gli errori commessi, cercando la partita successiva di rimediare. Faccio un esempio: si concede decisamente a Madrid contro il Real, dopo venti minuti siamo sotto 2-0…Allegri nella partita successiva modifica l’assetto, copre maggiormente la difesa, dà equilibrio alla squadra e fa sì che possa esprimere un gioco piacevole.

Qual è stata quest’anno la partita che ti ha emozionato di più?
E’ la partita che ha deciso le sorti della stagione, il derby di ritorno. Tutti si aspettavano una vittoria dell’Inter: noi arrivavamo da un pareggio in casa con il Bari e una brutta sconfitta a Palermo; tantissima gente, compreso il sottoscritto, in quel momento aveva perso un po’ la fiducia. E invece vinciamo 3-0 e diamo il là a cinque vittorie di fila che ci portano a vincere il campionato. Credo che sia stata quella la gara che ha determinato tutto. Poi mancando Ibra la squadra ha dimostrato che si può vincere anche senza un grande fuoriclasse, ma solo se tutti e undici collaborano nel raggiungimento dell’obiettivo.

Parliamo di singoli: dalla difesa al centrocampo all’attacco chi ti ha impressionato di più?
Sono due i giocatori che sono stati determinanti dal punto di vista dei risultati: Ibra da una parte e Thiago Silva dall’altra. Però mi piacerebbe fare una top-ten e aggiungo subito che la sorpresa è stata la coppia Abate-Abbiati. E’ giusto ricordare anche coloro che hanno giocato bene tutto l’anno: anche se qualche volta viene criticato perchè sbaglia tanti goal, Robinho è risultato sicuramente un giocatore determinante. A chi dice che ‘sbaglia troppi goal’ voglio far presente che giocando da metà campo in su e svolgendo un ruolo che lo porta a correre tanto, sprecando tantissime energie, quando arriva in area la porta si stringe. A differenza di un centravanti come Inzaghi: vero!, si sposta anche lui, ma con spostamenti molto limitati. E poi, voglio dire, Robinho ha fatto quattordici goal! Dunque direi che sotto questo punto di vista è stato sicuramente determinante. Infine i protagonisti nel momento cruciale della stagione sono stati Boateng e Van Bommel, due giocatori che hanno dato ad Allegri l’equilibrio tra centrocampo e attacco: in avanti Boateng che va su tutti, anche se qualche volta fa un po’ confusione, e dietro un giovanotto che in realtà non lo è più, perché ha 33 anni, a fare il resto.

Guardiamo al futuro e alla prossima stagione. Allegri come Sacchi e Capello?, buona la prima e poi…Europa?
Se Barcellona, Manchester United e Chelsea continuano a giocare così, credo che il Milan dovrà certamente ritoccare la squadra dal punto di vista dell’età. L’attuale centrocampo ha una media di oltre trent’anni; credo che ci vogliano almeno un paio di elementi forti e soprattutto giovani che possono dare quella velocità, quella rapidità e quella forza che fino a oggi sono mancate. E’ vero che poi il Milan ha tanti giocatori di classe che possono risolvere la gara, però secondo me in questo momento siamo inferiori alle grandi d’Europa.

Quindi quali dovranno essere i ritocchi per tornare competitivi a livello europeo?
Innanzitutto, parlando di ruoli, abbiamo bisogno di un centrocampista forte e giovane. E di un esterno basso sinistro: quest’anno Antonini ha fatto bene, poi è rientrato Zambrotta, Abate si è confermato, però credo che per il centrocampista sia importante che che a turno i due esterni salgono. Bisogna anche pensare a un’alternativa a Clarence Seedorf, con la partenza di Andrea Pirlo in mezzo al campo ci vuole qualcuno che dia sostanza.

Grazie Giovanni per la tua disponibilità, un grazie anche a nome dei tanti tifosi rossoneri che ogni giorno visitano ‘Il vero Milanista .it’.
Grazie a voi… In qualche occasione bisogna avere pazienza, così come abbiamo fatto quest’anno. Il mio saluto in realtà è un augurio che si possa ancora gioire di queste vittorie, un augurio che faccio ai tifosi, alla squadra e anche a me stesso.

[Redazione Il Vero Milanista – Fonte: www.ilveromilanista.it]