L’errore del Genoa? Cedere il centrocampo alla Juventus – Senza correttivi non c’è nulla da fare

Cari amici genoani vicini e lontani la sconfitta del Genoa a Marassi contro la Juve è derivata da due aspetti precisi. Uno lo ha spiegato in conferenza stampa mister Ballardini (a cui va riconosciuta una grande onestà intellettuale): «Nel primo tempo la Juve ha fatto meglio di noi. Ci schiacciavamo troppo e abbiamo concesso loro troppi metri di campo». La gara è stata decisa tutta nella prima frazione: l’errore è stato quello di schierare in teoria quattro difensori, ma che in realtà diventavano cinque.

Al quartetto Rafinha-Ranocchia-Dainelli-Kaladze si aggiungeva Criscito che retrocedeva non riuscendo a contenere Krasic. Si era capito subito l’atteggiamento fin troppo prudente con l’aggiunta di Mesto che si è trovato immediatamente senza un ruolo ben preciso come un pesce fuor d’acqua. Il giocatore pugliese avrebbe dovuto forse fare anche da sponda a Toni: ma l’attaccante si è immediatamente trovato solo ed ha offerto un contributo limitato alla squadra. Bisogna dire che il centravanti ha sprecato anche le poche palle che gli sono state servite.

Insomma, il Grifo ha regalato la superiorità a centrocampo ai bianconeri: Delneri, che sa benissimo di non disporre di una formazione stellare, non chiedeva di meglio e riusciva con grande concretezza in poche battute a chiudere il match. Stesso identico errore si era visto in occasione della gara contro il Chievo: come i veronesi, anche la Juve agiva in veloci contropiede soprattutto da destra, dove Krasic faceva il bello e il cattivo tempo, mettendo in grande difficoltà i rossoblù.

Se poi si aggiungono: 1) l’asfittica resa in attacco del Genoa, agevolata dalla scelta tattica errata di cui sopra; 2) la caratteristica di un centrocampo di giocatori molto tecnici e validi, ma che non imprimono velocità alla manovra, ecco spiegato lo 0-2 finale. E’ vero, vanno doverosamente ricordate le due traverse colte da Criscito e Kharja: ma non si può sempre recriminare sulla sfortuna negli episodi. Forse occorreva mostrare i “muscoli” avendo più coraggio, schierando Destro dal primo minuto: ma ormai è acqua passata.

A proposito, un’annotazione per l’arbitro Morganti che però non è stato decisivo: ha fischiato quasi a senso unico contro i padroni di casa, non vedendo anche falli in area juventina. Siamo alle solite: con le grandi bisogna rassegnarsi ad avere direzioni di gara monotematiche in loro favore.

E così purtroppo il pranzo è andato di traverso ai tanti tifosi genoani speranzosi in un risultato positivo. E adesso, per dirla con Vladimir Ilich Uljanov detto Lenin, che fare? Innanzitutto non bisogna buttare tutto a mare: si comincia a vedere una squadra che tenta il tiro in porta e che comunque ha dato segni di reazione, pur se disordinati, nel primo tempo. Poi occorrerà schierare due punte: Toni da solo non può restare. Non può sostenere la parte di Ciccio Graziani ai vittoriosi mondiali del 1982 per l’italica pedata: in quell’occasione liberava gli spazi per un certo Paolo Rossi che buttava la palla in porta.

E un Paolo Rossi il Genoa non ce l’ha. Va adottata qualche mossa a centrocampo, magari inserendo il veloce Zuculini che può accelerare il gioco: in fin dei conti il Genoa è atteso da due trasferte non insormontabili con il Brescia in crisi e il Lecce molto perforabile in difesa. In più si spera nel recupero degli infortunati: Ballardini ha ragione a dire che Palacio è fondamentale per il gioco d’attacco. In conferenza stampa ha affermato che spera di recuperarlo già in settimana. Però senza varianti sul tema bisogna rassegnarsi: la squadra è come l’abbiamo vista oggi e non c’è altro da fare.

[Marco Liguori – Fonte: www.pianetagenoa1893.net ]