Mario Faccenda: «Ecco come nacque dal mio gol il gemellaggio Genoa-Napoli»

Era il 16 maggio 1982: il Ciuccio e il Grifone si “innamorarono”. In quell’ultima giornata di campionato accadde una magia inaspettata e straordinaria: due tifoserie si affratellarono grazie a un gol a pochi minuti dalla fine. E’ sicuramente una delle storie più belle del calcio italiano. Pianetagenoa1893.net ha parlato in esclusiva con Mario Faccenda che ha vestito per sei anni la maglia rossoblù. L’eroe di quella giornata particolare, originario dell’isola d’Ischia, è poi diventato direttore sportivo del Palermo: ora è osservatore per il Torino.

Sono passati 28 anni e mezzo da quel Napoli-Genoa 2-2. Ricorda ancora le emozioni di quella giornata?
«Certamente. Ricordo tanti particolari, a cominciare dall’atmosfera di quella giornata molto particolare. Il pubblico del San Paolo che fece il tifo per noi per quasi tutta la partita».
E come mai?
«Forse i tifosi non gradivano che il Milan potesse salvarsi e ancor di più il fatto che i rossoneri avessero ribaltato il risultato dal 2-0 al 2-3 in loro favore. Ci avevano preso in simpatia e ci incoraggiavano».

Si dice che giocatori del Napoli abbiano tirato i remi in barca: semplici cattiverie metropolitane diffuse da tifosi invidiosi?
«Non credo che quel giorno si battessero alla morte contro di noi: non ne avevano motivo, visto che non dovevano lottare per obiettivi particolari. Di sicuro si impegnavano, altrimenti avremmo già ottenuto un risultato positivo prima di quel finale di partita così importante per il Genoa. Anzi, a pochi minuti dalla fine stavamo perdendo 2-1 e contemporaneamente il Milan stava vincendo. Significava la nostra retrocessione in serie B».

Arriviamo a quel 79° minuto: cosa accadde?
«Mister Simoni mi disse di alzarmi e di riscaldarmi. Ero reduce da un infortunio e mi fece un incoraggiamento particolare e scaramantico».

Quale?
«Disse: “Mario entra e fai gol”. E così è accaduto».

Come infilò “giaguaro” Castellini?
«Ci fu un calcio d’angolo, Russo colpì di testa e io sotto porta riuscii a battere il portiere del Napoli in scivolata. Castellini aveva ben coperto lo spazio. Fu un colpo di fortuna: la palla si infilò tra lui e il palo. Fu bellissimo vedere festeggiare anche i tifosi napoletani per il mio gol».

Lei però non era un goleador di razza, ma ricopriva un altro ruolo…
«Per la precisione ero un jolly diviso tra centrocampo e difesa. Avevo per esempio cambiato marcatura tre volte contro la Juventus: prima su Boniek, poi su Platini e infine su Paolo Rossi. In quella stagione avevo provato altre volte a segnare, ma senza successo».

Lo avrebbe mai pensato che la sua rete avrebbe provocato la nascita di un gemellaggio così importante e duraturo?
«No, in quel momento non ci ho pensato. Però è stato bellissimo avervi contribuito».

Quel gol significò la salvezza per il Genoa e sancì la retrocessione del Milan: cosa accadde al ritorno?
«Fummo accolti all’aeroporto a Genova da 5mila persone. Non ero soltanto io ad essere festeggiato, ma tutta la squadra: sembrava che avessimo vinto lo scudetto. Il traffico impazzì per la folla dei tifosi che ci accompagnò per strada: si bloccò tutta la circolazione stradale».

Il gol le portò fortuna?
«Sì, anche se il ds Giorgio Vitali mi aveva detto che sarei stato riconfermato anche in serie B. Invece restai in serie A con il Genoa grazie a quel gol. Ogni tanto ne parliamo ancora con Simoni e con Torrente che lavora con lui a Gubbio».

E a proposito di Torrente e di lei che è di Ischia, ci sono tanti campani che hanno contribuito alle glorie sportive del Grifo: anche questa potrebbe essere una forma di gemellaggio?
«Probabilmente sì. Abbiamo dato un contributo al Vecchio Balordo e ne sono ancora oggi molto fiero».

[Marco Liguori – Fonte: www.pianetagenoa1893.net]