Superibra, gol e sacrificio. Analisi del derby

A 29 anni, dopo l’esperienza piuttosto deludente di Barcellona, dice di sentirsi cresciuto soprattutto come uomo. Di certo, Zlatan Ibrahimovic, tornato sui campi della serie A con il Milan si è ritrovato attaccante spietato e sorridente come ai tempi in cui dominava con le maglie di Inter e Juventus. E appare un giocatore più completo, più propenso a sacrificarsi per la squadra. Ha finito il derby stremato, prima di volare per Malmoe a ricevere il suo 5/o pallone d’oro svedese e unirsi alla nazionale per l’amichevole di mercoledì contro la Germania, in cui il ct Erik Hamren potrebbe risparmiarlo.

Dal rigore fallito al suo esordio a Cesena a quello realizzato contro l’Inter, il faro rossonero di Ibrahimovic non si è mai spento: sempre titolare, sostituito solo una volta all’ultimo minuto. In campionato ha segnato 6 volte in 11 gare, in Champions 3 in 4, con una sola prestazione anonima, a Madrid. Oltre a una buona dose di assist. Insomma, lo svedese è già imprescindibile come nell’Inter di Mancini e Mourinho. Ma in casa Milan evitano di pensare a cosa succederebbe se si dovesse fermare. «Ibrahimovic è un guerriero, sa trascinare lo spogliatoio dando forza ai compagni», gongola l’ad rossonero Adriano Galliani, soddisfatto anche perchè l’arrivo dello svedese «ha fatto tornare l’idillio fra la società e i tifosi».

Ma soprattutto perchè in meno di tre mesi l’attaccante di Malmoe si è preso la squadra sulle spalle, diventandone un leader tecnico ed emotivo. I difensori faticano a contenerlo, come gli addetti stampa. Sono state scintille con Arrigo Sacchi dopo una critica dell’ex ct, e ai brasiliani Pato, Ronaldinho e Robinho non avrà fatto piacere sentirlo dire che con Inzaghi si trovava meglio. Ma alla fine Ibra ha conquistato compagni di squadra (anche se con Onyewu è venuto alle mani) e allenatore.

Insomma, Massimiliano Allegri ha esaltato lo svedese come non è riuscito il più celebrato Pep Guardiola. «Nel suo modo di vestire e parlare Guardiola mi sembrava un filosofo, o il mahatma Gandhi», ha detto pieno di sarcasmo Ibrahimovic, convinto che quel Barcellona avrebbe potuto allenarlo chiunque, pure lui, «perchè era la squadra più forte del mondo». Conta l’allenatore, e forse conta anche il campionato. Quanto Milano piace alla moglie Helena Seger, ex modella di 40 anni, tanto la serie A è l’habitat ideale per Ibrahimovic.

Non si corre quanto in Spagna o Inghilterra, e il centravanti ha più occasioni per fare sponda, imporsi con centimetri e muscoli in area, scatenarsi in contropiede e risolvere con un lampo partite imbrigliate da tatticismi. «Non so cosa succederà al Milan ma ho capito perchè con lui Barcellona, Inter, Juventus e Ajax hanno vinto tanti scudetti», sorride Galliani, sempre più convinto che l’acquisto da 24 milioni di euro in tre comode rate annuali sia stato davvero un grande affare.

[Redazione Il Vero Milanista – Fonte: www.ilveromilanista.it]