Analisi tattica di Napoli-Juventus: bianconeri fragili, azzurri più organizzati

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NAPOLI – Nel giorno del ritorno di Spalletti al Maradona, il Napoli ritrova la vetta della classifica superando la Juventus per 2-1. Un successo meritato per la squadra di Conte, superiore per intensità, organizzazione e qualità in ogni fase di gioco. La Juventus aveva illusoriamente rimesso il match in equilibrio grazie a una giocata del talento Yıldız, ma si è poi confermata fragile nella gestione dei momenti chiave, concedendo il gol decisivo a causa di un clamoroso errore di McKennie: il suo colpo di testa mal calibrato in area ha di fatto trasformato un pallone innocuo in un assist per Højlund.

A far discutere ancor prima del calcio d’inizio è stata la scelta di Spalletti di presentarsi con un 3-5-2 atipico, senza un vero centravanti e con Yıldız e Conceição a comporre il tandem offensivo. Una decisione forte, soprattutto considerando il contesto: con Vlahović indisponibile, l’allenatore bianconero non ha optato per uno dei due nuovi acquisti, David e Openda, preferendo invece cambiare assetto e lasciarli entrambi in panchina. Una scelta che lascia trasparire una fiducia ancora limitata nei confronti dei due neo-arrivati. Conte, dal canto suo, ha confermato il suo ormai collaudato 3-4-3, schieramento che continua a garantire solidità e continuità di rendimento nonostante le pesanti assenze di Anguissa e Lobotka.

Il Napoli ha impostato la gara fin dalle prime battute con un pressing alto e organizzato, che ha tolto tempo e spazio alla Juventus nella costruzione dal basso. Gli accoppiamenti preparati da Conte sono stati evidenti: Elmas in marcatura su Locatelli e Beukema in uscita aggressiva su Thuram. La difficoltà bianconera nel palleggio è certificata dai numeri del primo tempo: appena il 45% di possesso palla e un solo pallone toccato nell’area avversaria dalla squadra di Spalletti.

Gli azzurri si sono mostrati immediatamente più solidi, fluidi e convincenti nella manovra, mentre la Juventus è apparsa spesso intimidita dalla pressione e dal ritmo imposto dagli uomini di Conte. Tra i protagonisti del momento spicca Neres, ancora una volta riferimento tecnico dell’attacco. Il gol del vantaggio nasce infatti da una sua iniziativa: Di Lorenzo, lasciato libero sul lato destro, trova il corridoio per innescare l’esterno brasiliano, non chiuso con sufficiente tempestività da Cabal alla prima da titolare in questa stagione e uno dei più in difficoltà tra i bianconeri, sostituito infatti a fine primo tempo. Neres poi rifinisce l’azione con un cross basso perfetto che Højlund trasforma liberandosi alle spalle di Kelly anch’egli colpevole per una marcatura non perfetta sul 19 del Napoli.

Nel secondo tempo, con l’ingresso di David al posto di Cabal, la Juventus si è ridisposta con un 3-4-3 più lineare: David come riferimento centrale, Yıldız e Conceição larghi ai lati. La maggiore ampiezza del numero 10 ha permesso di riportarlo nella sua zona di campo più congeniale, dando alla manovra bianconera un minimo di fluidità in più. Da questa nuova configurazione è nata anche l’azione del pareggio, una transizione verticale ben orchestrata e sviluppata in pochi tocchi, che ha liberato Yıldız davanti alla porta permettendogli di firmare l’1-1.

La Juventus è riuscita a capitalizzare al massimo l’unica vera grande occasione costruita, ma non ha mai dato l’impressione di poter tenere il passo del Napoli sul piano del gioco. In questo senso ha fatto discutere anche la scelta di Spalletti di sostituire proprio Yıldız poco dopo aver ritrovato il pari, privandosi dell’unico elemento realmente capace di creare superiorità e pericoli con continuità. La Juve ha confermato così tutte le sue difficoltà nella produzione offensiva e nella rifinitura nell’ultimo terzo di campo.

Il Napoli, al contrario, ha mostrato una mentalità più solida e orientata alla vittoria, qualità che emerge chiaramente nella pulizia e nella personalità delle giocate. Il gol del 2-1 è emblematico: una squadra organizzata, sempre presente sulle seconde palle e convinta di poter trovare il guizzo decisivo, contro una Juve fragile nelle letture delle situazioni statiche — come spesso accade nei calci piazzati o sui cross laterali, da cui infatti nasce il raddoppio azzurro.

Da questa partita emerge in modo netto la differenza di stato mentale e di identità tra le due squadre: il Napoli appare forte, coeso e mentalmente impostato per difendere lo scudetto; la Juventus, invece, si conferma ancora incompleta, alla ricerca di una identità definita e priva della personalità necessaria per competere ai massimi livelli.

A cura di Italo Lo Priore