Bari: segnali di ripresa… o così dicono. Nel frattempo, un altra sconfitta

E adesso? Cosa possiamo, cosa dobbiamo trarre dalla gara, persa ma con orgoglio (come dice qualcuno) contro il Milan? Cosa andrebbe sottolineato, conservato della prestazione del collettivo biancorosso? La sconfitta, l’ennesima, la quinta consecutiva o l’orgoglio, seppur mostrato a tratti, nella ripresa da parte dei ragazzi di mister Ventura?

Il caledario, cattivo, propone Bari-Milan, una gara tra due squadre in crisi (chi più, il Bari, e chi meno, il Milan) di gioco e risultati. La settimana che ha preceduto il fischio d’inizio di questo delicatissimo incontro, carica di critiche, accuse, consigli e parole nei confronti della creatura biancorossa, brutta e capricciosa come mai nel recente passato. Pronti via, e si va subito sotto per mano, o meglio, per testa di Ambrosini, abile a sttaccare tra i difensori di mister Ventura ed insaccare in rete il gol del vantaggio rossonero.

Il cielo, come per magia, si fa sempre più scuro. Affrontare un avversario del genere e partire, praticamente, dal risultato di 0-1, non è cosa tanto falice per una campagine, come quella biancorossa, costretta a venir fuori da una situazione critica, di umore e di classifica, figlia di ben quattro sconfitte consecutive in campionato. Questo penalizza non poco il galletto, che dal quarto minuto sino al novantesimo non riuscirà più ad alzare davvero la testa per lottare contro i rossoneri.

Il male, famoso e popolare di queste ultime settimane, si materializza ancora: Bari bloccato sulle fasce con poca, pochissima reatività e capacità di riagire. Il gioco, brutto, lento e prevedibile, non mette in difficoltà i vecchietti del MIlan che, con passo mogio e possesso palla, tengono in scacco i biancorossi sino alla ripresa, quando il Bari torna, apparentemente, più effervescente e determionato sul rettangolo verde. Qualche sprazzo di buon gioco e due gol, intervallati dal terzo rossonero, che lasciano un sapore meno amoro nelle bocche dei supportor del galletto. Una reazione utile a far capire come, se si vuole per davvero, si riesce a giocare un calcio più fluido, cattivo. Una reazione, però, che non maschera, e non lo deve fare, un gallo ancora fasciato e pieno di malattie. Mister Ventura sembrava convinto di poter rivedere i suoi veri soldati contro il diavolo, ma deve fare i conti con l’abulia pronuciata dei suoi uomini migliori come Alvarez, Kutuzov e Barreto, che oltre ai due gol, non producono alcun grattacampo a Nesta e compagni.

Provare a cambiare schemi o disegni tattici, forse, è più difficile di quanto sembri. Vedere i biancorossi intestarditi a provare e riprovare, inutilmente, lo stesso gioco sterile delle scorse tornate, fatto di possesso palla difensivo fine a se stesso e zero, e sottolineo zero, ripartenze, è davvero deprimente. Assistere inermi alle prestazioni dei due attaccanti, fermi ed immobili come mai in questa sciagurata, sin’ora, stagione, lascia perplessi. Sarà mister Ventura che non vuole insegnare niente di nuovo ai suoi allievi, o sono loro a non saper mettere più in pratica gli insegnamenti dell’allenatore biancorosso? Enigma, mistero.

Adesso il Chievo, per una sfida già da un’ultima spiaggia. Tempo per i rimedi? Forse zero ma, ripartire da qella reazione, dalla quella determinazione, da quella volontà di non soccombere senza lottare messa in mostra oggi contro il Milan, sarà necessario, sarà unico imperativo per una squadra sempre alla ricerca della sua identità perduta, oltre che dei punti, preziosi per il raggiungimento di quella salvezza a cui qualcuno, oggi, incomincia a credere meno. Noi ci crediamo invece, e vogliamo che il Bari sappia reagire e far ricredere coloro che, senza mezzi termini e in maniera prematura, hanno dichiratao il galletto già bollito.

[Andrea Dipalo – Fonte: www.tuttobari.com]