Catania, il punto: sguardo alla nuova rosa 2013/2014

logo-cataniaCon tanti elementi da integrare, adattare, aspettare, non è stato e difficilmente sarebbe potuto esser un inizio di campionato simile a quello dello scorso anno. Stagione, la scorsa, in cui Maran ricevette i primi complimenti per l’umiltà mostrata nell’aver cambiato solo progressivamente il Catania già rodato tanto in giocatori che in ruoli. Per quel Catania, considerando l’età media e gli anni di comune militanza, attendersi tutto e subito era l’unico risultato programmabile. Per questo nuovo Catania, volutamente ringiovanito, il migliorarsi è un traguardo che va cercato senza l’angoscia dell’immediato né l’eredità del passato.

Duttilità di modulo
“Per non essere prevedibili, per sorprendere l’avversario, per aver più soluzioni anche a partita in corso”. In fase di ritiro Maran ha insistito tanto sul 4-2-3-1 già sperimentato con successo ma non con costanza quando in panchina mancavano i giusti ricambi per garantir continuità. Quindi, nelle ultime amichevoli estive è tornato al 4-3-3 utilizzato contro l’Inter mentre nella prima fase dell’esordio al Franchi in campo è andato il 4-2-3-1.

Difesa
Non si ripeterà un caso Marchese: è chiaro. Alvarez avrà pertanto il posto assicurato, almeno fino a Gennaio. Posto sì, da titolare non è detto, anche se prevedibile. Peruzzi è ancora acciaccato e sarà poi, per quanto bravo, pur sempre un esordiente. L’arrivo di due giovani terzini costipa gli spazi sulle corsie aumentando la competizione al centro della difesa. Spolli ne è fulcro, attorno a lui Bellusci, Gyomber, Cabalceta e Rolin si contenderanno l’altro posto da titolare in uno schieramento abbondante anche per un difesa a tre. Particolare invece, il ruolo di Legrottaglie. Nel reparto più giovane del Catania, sarà il “maestro” che farà crescere gli allievi più giovani, come Gyomber e Cabalceta, ed all’occorrenza scenderà in campo garantendo l’affidabilità di sempre. Osservando le scelte iniziali, ed il rapporto creato con Spolli, il Catania di quest’anno punta forte su Bellusci, prossimo al rinnovo. Sovrabbondanza anche a sinistra. La permanenza imprevista di Capuano non ha impedito l’arrivo di Biraghi nella stagione che, in prospettiva mondiale, dovrà vedere il miglioramento progressivo ed esponenziale di Monzon.

Centrocampo
E’ il reparto in cui si decidono le partite. Ed è il reparto in cui Maran è chiamato a trovare un equilibrio chiaro e duraturo. La partenza di Lodi e l’assenza di un giocatore con medesime caratteristiche impone riflessione e contromisure. Izco non si tocca, tanto più con la fascia da capitano. Tachtsidis ha bisogno di giocare per affinare l’intesa con i compagni e la condizione fisica che, per un atleta di stazza è il punto forte quando c’è, e di debolezza quando ritarda. Fino ad allora, è indispensabile un supporto che possa fungere anche da ricambio. Almiron è una garanzia, come lo fu per Lodi, ma non lo è in continuità. Ecco spiegato l’arrivo contemporaneo di Guarente e Plasil: due titolari nei club di provenienza, due giocatori “pronti”, abili tanto nella fase di contenimento che di costruzione, il secondo più del primo impiegabile come punto di riferimento nel 4-2-3-1.

Attacco
Determinante la posizione di Barrientos. E’ il giocatore che nel 4-2-3-1 senza regista viene chiamato ad arretrare per impostare il secondo passaggio, dopo quello “d’uscita”. L’alternativa “fuori ruolo” a Tachtsidis. Più centrocampista prestato all’attacco che non il contrario. Ibrido è invece per natura il ruolo di Castro, che più che esterno vuoi di centrocampo vuoi d’attacco, ha tutto per esser il perfetto vertice alto del rombo di centrocampo. Il giocatore chiave, quello che aiuta la mediana in fase di ripiegamento grazie alla sua corsa, palla al piede è in grado di creare superiorità con il suo dribbling, e quando il pallone è tra i piedi di Barrientos, va a decentrarsi sulla corsia libera per offrire lo scambio o cercare il fondo. Quel che manca in questo quadretto è un esterno che sia d’attacco, quello che era Gomez e non è ancora Leto, quel che è Keko ed ancor più Boateng: un giocatore nato seconda punta e defilato con successo. E’ quel che anche Maran ha provato a far, senza risultato, spostando Bergessio e ponendo Lopez al centro. Serve un giocatore dotato di corsa, che punti l’area ed abbia spiccate capacità di tiro oltre l’istinto del goal. Qualità che Leto ha, tutte, ma con un’autonomia di 30′. Solo che Leto, come Tachtsidis, per struttura fisica o verrà lasciato giocare sempre o non giocherà mai. Difficile trovare un esterno offensivo con la sua stessa struttura fisica unita alle stesse qualità. Proprio per questo, Leto, si pone come attaccante totale, capace di svolgere tutti i ruoli offensivi con profitto. Ciò lo agevolerà lungo il cammino di recupero della miglior condizione, quella che gli servirà per dimostrare di essere bravo in tutti i ruoli, ma devastante come prima punta, nel regno che è di Bergessio, alle spalle del quale il Catania ha fatto piazza pulita e spianato la strada. Un lavoro che andrà a vantaggio di Maxi Lopez almeno fino a Gennaio,  quando si spera Leto abbia nuovamente i 90′ sulle gambe.

[Marco Di Mauro – Fonte: www.mondocatania.com]