Grazie José, per quello che hai dato al calcio italiano

Alla fine tutto è andato come si ci aspettava che andasse. Inutile prenderci in giro, se qualcuno ha coltivato una flebile speranza che Mourinho restasse sulla panchina nerazzurra lo avrà fatto più per autoconvincersi che, una decisione fulminea e quasi inaspettata da parte di un tecnico che ha appena vinto tutto, non poteva essere vera. E invece purtroppo è proprio così: Mourinho è il nuovo allenatore del Real Madrid. Fa quasi sensazione dirlo, ormai ci eravamo abituati a conoscerlo, ad amarlo, ad identificarlo con l’Inter.

Ma i primi segnali c’erano stati già quando, prima della sfida finale di Champions, aveva cominciato a parlare di periodo “triste” della sua permanenza a Milano, di periodo di riflessione da prendersi dopo la fine della stagione, ma magari nessuno si sarebbe atteso una decisione così immediata. Lo stesso Moratti ne è rimasto colpito. Di sicuro nella storia dell’Inter ci resterà per sempre, e da questo punto di vista ha raggiunto uno dei suoi obiettivi. Ma soprattutto ha soddisfatto, anche oltre le più rosee aspettative, gli obiettivi del presidente Moratti, ovvero riportare l’Inter sul gradino più alto d’Europa. E dunque, proprio ora che ci eravamo abituati alle sue facce, alle sue geniali battute, alla sua determinazione, accogliendolo in casa nostra come uno di famiglia, dobbiamo già salutarlo. Via a testa alta, da gran vincitore. Anche questo è lo stile Mourinho.

Eppure io resto convinto, come ha scritto il collega Massimo Carboni nel suo precedente, ottimo, editoriale, che le sfide di Mourinho all’Inter non sono finite, che gli stimoli non si sono esauriti. Quanto sarebbe stato bello riprovare a vincere la Champions con la stessa squadra, in quanti ci sono riusciti? Quanto sarebbe stato stimolante portare l’Inter sul tetto del mondo vincendo anche il Mondiale per Club? Che sarà anche una coppetta, come ha detto Mourinho, ma non era lui che apprezzava ogni trofeo, dalla coppa Italia alla Supercoppa di Lega, come un “titulo”? Sì, sono stati i motivi personali a spingere Mourinho a lasciare l’Italia, e non lo si può biasimare da un certo punto di vista. Se poi ci mettiamo che il periodo per andare ad allenare un’altra big d’Europa come il Real Madrid è quello ideale, ecco che il puzzle si completa. Mourinho forse avrà anticipato di un anno quello che sarebbe stato comunque l’epilogo più naturale, ma sapevamo tutti che non sarebbe durato per sempre. Grazie, José, per tutto quello che hai dato, non solo all’Inter, ma a tutto il movimento calcistico italiano.

Perché Mourinho ha portato freschezza e originalità in un calcio che (parlo dal punto di vista comunicativo) si stava appiattendo su se stesso. Da giornalista ricordo di essermi divertito così tanto a seguire le conferenze di un allenatore o a interpretare le sue frasi sibilline solo con Zdenek Zeman (che ho avuto il piacere di conoscere personalmente). Ecco, forse Mourinho supera anche il boemo sotto questo aspetto e da un punto di vista mediatico perdiamo tantissimo. Perché se è vero che in campo si gioca con i piedi e non con le parole, è anche vero che sentir parlare di “zeru tituli”, di Sartre, di Monaco di Baviera o Monaco del Tibet in riferimento a Lo Monaco, è divertimento puro anche per i tifosi. Perché il calcio è anche questo, si parla di calcio tutti i giorni, ad ogni ora, su ogni media, e allora è anche giusto che i suoi interpreti siano anche dei bravi comunicatori, come in ogni tipo di spettacolo che si rispetti. Che sollievo non sentir parlar più di “palla rotonda”, “il campo ha deciso così”, “speriamo di far bene” e altre banalità del genere. Il calcio è anche ascolti in tv, copie di giornali vendute, contatti su internet, magliette celebrative, e quante magliette ha ispirato Mourinho? Potrebbe quasi varare una linea di abbigliamento…
Ma non ditegli che è solo un grande comunicatore perché gli farete la più grande offesa della sua vita: Mourinho è anche un grande allenatore, l’ho sempre sostenuto durante il campionato lodando la sua sagacia tattica e lo confermo ora che è andato via. Qualcuno dice di non aver mai visto questo gioco rivoluzionario o schemi fantastici, ma il lavoro di un allenatore, oltre che di tecnica e di tattica, è fatto anche di psicologia. E da questo punto di vista Mourinho ha fatto un lavoro fantastico. Tralasciando un attimo la sua capacità di leggere le gare che lo ha reso famoso e che tante volte ho già elogiato, vogliamo parlare della mentalità che il portoghese ha inculcato nei suoi? Parafrasando proprio Josè da Setubal, l’Inter si è trasformata da una squadra che affrontava la Champions con timore reverenziale in corazzata capace di eliminare di seguito i campioni di Russia, quelli di Spagna e quelli di Germania, affrontando ogni partita con una determinazione e una convinzione nei propri mezzi che mai si erano viste prima.

Lascia il nostro calcio un grande personaggio e un grande uomo, che si spera abbia lasciato qualche insegnamento che le nuove generazioni di allenatori sappiano raccogliere. Grazie di tutto José, per averci arricchito tutti un po’ di più, e non solo di trofei…

[Domenico Fabbricini – Fonte: www.fcinternews.com]