La necessità diventa virtù: l’Italia punta sui giovani argentini

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Il mercato italiano sta cambiando. Due sono i principali fattori di novità emersi nella prima parte di questa sessione estiva: l’allargamento sempre più sensibile del gap con le altre potenze europee in termini economici, e la riapertura (benedetta) al secondo extracomunitario. Un mix che porta una sorta di nouvelle vague per i club del nostro campionato: investire sui giovani che arrivano dall’Argentina, che sono meno costosi dei brasiliani e per lo più già abituati alle pressioni. Un modo di fare che trova una conferma chiara nelle operazione fin qui registrate: l’investimento più significativo dell’Inter è stato Ricky Alvarez, in molti hanno commentato criticamente l’esborso effettuato per un 23enne esploso da sei mesi, in realtà Moratti si è portato a casa un vero e proprio jolly (può giocare come ala su ambo i lati, ma soprattutto come mezzala d’inserimento) in possesso di tecnica finissima, capacità risolutiva, e di un fisico imponente di grande modernità. Un giocatore fatto e pronto, discorso che non si può applicare invece del tutto al neo romanista Lamela, e non è detto che questo sia per forza un problema.

Il Coco, classe ’92, è logicamente più acerbo rispetto ad Alvarez, però in prospettiva può andare oltre, e questa deve essere la chiave di lettura dell’investimento di Walter Sabatini, perchè la Roma, gestendo e coccolando il suo nuovo trequartista mancino, potrebbe ritrovarsi, anche in brevissimi tempi, in casa una nuova superstar. Investendo sui giovani il rischio è quello di esagerare nelle previsioni sulle prospettive, rischio che però si corre, al contrario, se non si conosce perfettamente l’oggetto della discussione: per questo, si rischia di sottovalutare la portata di questi arrivi, così come quella del colpo fatto da Pierpaolo Marino, che ha regalato all’Atalanta Maxi Moralez, un giocatore dalle potenzialità veramente straordinarie. Il Frasquito, che a 24 anni ha già vinto due campionati con il Velez e, con l’Argentina, il Mondiale Under 20 del 2007 in cui fu terzo in classifica dei cannonieri e secondo miglior giocatore del torneo dietro al Kun Aguero, è un trequartista che può giocare sia in mezzo che a sinistra, è in possesso di una tecnica top-class che applica con molta concretezza al contrario dello stereotipo del numero 10 argentino, ed è formidabile nel creare “la società” con il bomber della squadra, chiedere ad esempio al suo ex compagno ed amico fraterno “Tanque” Silva, centravanti del Velez che rimpiangerà parecchio la partenza di Maxi in termini di numeri realizzativi. Oltretutto, l’arrivo dell’enganche scuola Racing rompe anche un tabù, quello che dalle nostre parti impone di guardare prima di tutto al fisico di un giocatore, ma che non ha limitato la ricerca da parte di un esteta come Marino di piedi buonissimi da mettere al servizio della robusta mediana di Colantuono.

E a proposito di mediani robusti, sicuramente Lo Monaco non ci ha perso nel sopperire all’addio di Carboni con l’arrivo di Supermario Paglialunga, sceriffo di centrocampo classe ’88 che in interdizione non teme nessuno e, rispetto a Kelly Carboni, promette anche qualche gol in più. Un’onda nuova che non può non piacere o quantomeno suscitare curiosità, anche perchè, se confermata la bontà di questa via, allora gli scout italiani si troverebbero di fronte ad una sorta di giardino dell’Eden, che oggi come oggi, considerando solo gli Under20, propone prospetti come l’attaccante Facundo Ferreyra del Banfield, i difensori centrali Gonzalez Priez e soprattutto Pezzella del River Plate, il regista anch’esso dei Millonarios Cirigliano, ma anche terzini come Nervo dell’Arsenal e Tagliafico del Banfield, talenti su cui andare senza timori, perchè l’unico rischio che si corre è quello di doverci lavorare e di doverli magari un po’ aspettare, un rischio probabilmente accettabile se dall’altra parte si può risparmiare, e arrivare a giocatori di assoluto valore.

[Stefano Borghi – Fonte: www.tuttomercatoweb.com]