Le prime parole di Maurizio Sarri da allenatore della Juventus

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Conferenza stampa di presentazione per il nuovo allenatore della Juventus, tanti temi interessanti toccati dall’ex tecnico del Napoli.

TORINO – E’ ufficialmente iniziata l’avventura di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus. L’ex allenatore, tra le altre, del Napoli, è stato presentato questa mattina in conferenza stampa. Queste le sue parole a cominciare dalle motivazioni che lo hanno spinto a diventare l’allenatore bianconero: “Io quando sono arrivato a Napoli ho dato tutto, perché sono nato a Napoli e da ragazzino ero tifoso del Napoli. Ho dato tutto dal punto di vista professionale. Poi negli ultimi mesi ho avuto qualche dubbio, tra la parte professionale e quella logica. Poi il Napoli mi ha tolto questo dubbio presentando Ancelotti. Ma il problema era mio perché questo dubbio era serio. A quel punto decido di andare all’estero, anche se ho offerte anche dall’Italia, ma decido di fare una esperienza in Premier. E’ stato bellissimo, ma poi sento l’esigenza di tornare l’Italia e la Juventus mi ha dato questa opportunità, il club più importante d’Italia. Credo di aver rispettato tutti e nell’ultima parte dovevo rispettare anche me stesso. La sensazione quando mi ha contattato la Juventus è stata forte, mai vista una società così determinata nel prendere un allenatore”.

Sugli obiettivi prefissati, a cominciare dalla Champions League: Mi aspetto di alzarmi la mattina e studiare il modo di vincere le partite. La Juventus in Italia ha l’obbligo di mettersi sulle spalle il fardello di essere la favorita e di dover fare bene. Poi se entriamo nel discorso Champions League la Juventus ha l’obbligo di partire con l’obiettivo di vincere, ma si sa che ci sono altre 8-9 squadre con lo stesso obiettivo. Le responsabilità secondo me sono più forti a livello italiano che non europeo, la Champions è un obiettivo con un coefficiente di difficoltà mostruoso”. Sul modulo: “Dobbiamo sapere quali sono i due-tre giocatori che ci possono fare la differenza e poi metterli in condizione di poter fare la differenza. Negli ultimi anni ho fatto il 4-3-3 e si parla di 4-3-3, ma io ho giocato per anni col trequartista e lo stesso 4-3-3 del Chelsea è stato molto diverso da quello del Napoli. Il modulo è una conseguenza delle caratteristiche dei calciatori”.

Sull’effetto Juventus e sull’effetto Ronaldo: Io non passo da dilettante alla Juventus, ma è stato un percorso lungo. Mi dà emozioni essere qui e mi fa piacere, il percorso è lungo ed è fatto di passi. Quella della Juventus è una storia pluricentenaria, mentre al Chelsea la storia s’è elevata negli ultimi 20 anni. Lo ritengo questo un ulteriore passo in avanti, l’emozione c’è ed è forte ma la Juventus non ha preso un tecnico dai dilettanti, nel frattempo c’è stato anche un mio percorso. Negli ultimi anni ho allenatori giocatori forti e giocatori molto forti, con Cristiano Ronaldo però si va a un livello superiore perché è il top al mondo. Ha quasi tutti i record che si possono avere a livello mondiale e mi piacerebbe fargliene battere qualcun altro”. Sul suo passato a Napoli: “Io non dissi che lo querelavo per la Juventus, ma perché era una notizia prima di fondamentale e il discorso non riguardava la Juventus. Io penso che ho vissuto tre anni in cui mi alzavo la mattina e il mio primo pensiero era quello di battere la Juventus, perché eravamo l’alternativa più credibile. Era il mio dovere morale, ho dato il mio 110% e non ci siamo riusciti. Lo rifarei, ma è chiaro che si trattava di un’avversità sportiva e quando finisce finisce. La mia professionalità, adesso, mi porterà a dare tutto per la Juventus. Tutto quello che ho fatto posso averlo fatto anche con mezzi e modi sbagliati, ma credo sia intellettualmente apprezzabile perché se io ho un avversario lo posso odiare, ma alla fine lo devo apprezzare”.

Si sente un traditore? Sarri risponde così: “No, ma ho qualche messaggio che rimetterebbe tutto in discussione. A volte le dichiarazioni pubbliche servono anche per convivere con l’ambiente, poi i discorsi privati sono diversi. Il mio percorso professionale l’ho già chiarito, sono andato all’estero dopo Napoli e poi avevo l’esigenza di tornare in Italia e io devo rispettare me stesso e questa professione. E la Juventus mi ha voluto fortissimamente. Qui darà il mio 110% e io penso di non aver mai mancato di rispetto a nessuno”. Sul motto “Vincere è l’unica cosa che conta”: “Sul vincere io posso dire poco perché ho vinto poco, o quantomeno ho vinto in categorie più basse. Penso che il divertirsi in campo non sia in contrasto col provare a vincere perché una squadra che si diverte in campo è benzina anche per ottenere i risultati. Una squadra che si diverte non è una squadra frivola, dopo le prime 3-4 partite in Serie A con l’Empoli venivo accusato di volermi salvare con un gioco brillante, di dover essere più difensivo. E ci siamo salvati con sei giornate di anticipo. La storia ci dice che hanno vinto squadre con caratteristiche opposte ed è bene durante il percorso che uno rimanga sé stesso e abbia la capacità di trasmetterle”.

Sui cori razziali: “Sui cori razziali non cambio idea se cambio società, l’Italia dovrebbe smetterla perché dà una sensazione di inferiorità netta nei confronti del resto d’Europa. E’ giusto anche fermare le partite, lo pensavo a Napoli e lo subivo di più perché sono nato a Napoli, ma la mia idea di fondo resta la stessa. Non si può restare 30-40 anni indietro rispetto al resto d’Europa. Io quando esco dal San Paolo so che se mi applaudono è una manifestazione d’amore e se mi fischiano è una manifestazione d’amore. A Napoli ho fatto tutto quello che dovevo, per dovere morale e professionale. Io ho il dovere di tirare fuori il 110% da tutti e a Napoli il coinvolgimento era totale perché da ragazzino tifavo Napoli. Andare via dall’Italia dopo Napoli credo sia stato un atto di rispetto, poi se un anno dopo il club più importante d’Italia ti chiede di rientrare io devo rispettare anche me stesso e questa professione. Poi se ci si va a ricamare sopra non se ne esce, ma a Napoli non ho recitato alcuna parte”. Sul mercato: “Ora vediamo, appena mi farò un’idea più definita anche sul modulo e sul come giocheremo. Io non faccio grosse richieste sui nomi, ma sulle caratteristiche sì. Sicuramente Paratici conosce molti più giocatori di me, la sua competenza è nettamente superiore alla mia”.

Sull’eredità lasciatagli da Allegri: “Allegri lascia una eredità pesante, non è semplice nei prossimi cinque anni vincere tutto quello che ha vinto Allegri negli ultimi cinque. Mi piacerebbe continuare a vedere una squadra con una capacità che riesce anche in dieci minuti a tritare una partita dopo mezz’ora di difficoltà. La sua era una squadra anche mentalmente difficile da affrontare”. Infine una battuta sul Sarrismo“Non lo so cosa sia il Sarrismo, ho letto sulla Treccani che è una filosofia calcistica e non solo. Ma non è che uno mette il Sarrismo nella Treccani e io posso cambiare. Spero di essere rimasto lo stesso nei concetti, una persona diretta che ha bisogno di dire quello che pensa e di sentirsi dire quello che pensa. Questo porta a scontri, ma sono scontri risolvibili. L’irrisolvibile è il non detto, perché crea rancore. Io spero di aver cambiato i concetti di fondo che ho sempre avuto”.

Fonte foto: Twitter Juventus

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