Napoli, bilancio 2012: dicembre da dimenticare, 20 maggio da incorniciare

Non avrebbe potuto l’incolore mese di dicembre alterare il senso e le emozioni di un 2012 già entrato di diritto nella storia del Calcio Napoli. Era dai tempi di Maradona che la squadra azzurra non riusciva ad incutere stabilmente timore nelle blasonate del calcio nostrano, addirittura mai in precedenza i palcoscenici europei destinati ai campioni avevano fatto registrare un Napoli capace di giocare a testa alta contro corazzate miliardarie come City e Chelsea. Dal rammarico di Stamford Bridge, per un passaggio ai quarti accarezzato dopo la prodezza di Ghokan Inler, alla consapevolezza piena di aver onorato la Champions fino quasi ad estromettere la squadra che di lì a poco ne avrebbe conquistato il trofeo. Del campionato e della rincorsa folle verso il quarto posto rimane soprattutto la dolorosa trasferta di Bologna, con la miriade di occasioni gettate al vento prima dell’uno-due felsineo destinato a confermare il tabù Pioli e a consegnare il Napoli all’Europa League.

C’è tuttavia una data che difficilmente i tifosi azzurri dimenticheranno. Il 20 maggio, all’Olimpico di Roma, il match con la Juventus ha rappresentato molto di più di una semplice finale di Coppa Italia. A distanza di mesi Antonio Conte, che evidentemente ricorda bene quella serata, parla dell’appagamento della sua Juve come causa principale della debacle romana. Eppure l’attesa era spasmodica e non solo dalla parte degli azzurri che giocavano per un trofeo dopo tempo immemore. L’ardore della truppa di Mazzarri ha determinato gli eventi, i sigilli di Cavani ed Hamsik sancito il punto più alto degli 8 anni di gestione De Laurentiis. Il presidente che in un sol colpo, nell’estate del mercato, ha capitalizzato la cessione del Pocho Lavezzi, vessillo per tanti cuori azzurri ed emblema della sfacciataggine del primo Napoli, quello che puntava a farsi grande. Dopo di lui Gargano, a lasciar intendere che la permanenza non dovrà mai essere cosa forzata bensì stimolo costante.

Tornando al campo, il rammarico porta lontano, alla finale cinese di Supercoppa. Che il Napoli avrebbe voluto giocare fino in fondo, a parità di forze, senza le ingerenze dello sfortunato arbitraggio, poi risultato decisivo.

Il resto è storia recente, di un gruppo che si stringe ancora in maniera inscindibile attorno a Walter Mazzarri. Il livornese solo a fine stagione scioglierà le riserve sul proprio futuro intanto, senza la mannaia dell’ingiusta penalizzazione, il Napoli avrebbe gli stessi punti della Lazio seconda in serie A. La coppa Italia è stata spazzata via dalla solita prodezza di Konè ma a febbraio l’Europa League potrebbe divenire davvero una tentazione fortissima: perchè i cechi del Victoria Pilzen non appaiono imbattibili, perchè il tabellone è stato fin troppo benevolo nella via che conduce ai quarti di finale, infine perchè è inaccettabile l’assunto che vorrebbe da snobbare una manifestazione che non ha appeal e incassi della Champions. In attesa che la riapertura delle trattative consegni a Mazzarri qualche pedina in grado di rinnovare il tessuto tecnico, il pensiero va di diritto a Paolo Cannavaro e Gianluca Grava. Vittime di una giustizia sportiva obsoleta e di un ex portiere veronese che forse i due non denunciarono nel rispetto, mai tanto fallace, di una vecchia amicizia.

[Silver Mele – Fonte: www.tuttonapoli.net]