Turci: “Porterà a casa il risultato chi trasformerà la rabbia in lucidità”

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Proseguono senza sosta le interviste esclusive targate Sampdorianews.net. In vista dell’importante impegno casalingo contro l’Udinese, abbiamo avuto il piacere di contattare in esclusiva Luigi Turci, portiere blucerchiato per tre stagioni tra il 2002 e il 2005, oltre che storico n°1 della compagine bianconera nel periodo di massimo splendore in Italia e in Europa.

L’attuale preparatore dei portieri del Padova ha rilasciato ai nostri taccuini un’intervista a 360°, analizzando la sfida di domani tra Sampdoria e Udinese, i ricordi delle proprie esperienze, l’attuale situazione dei portieri italiani e qualche aneddoto di mercato.

Domenica la Samp riceverà a Marassi l’Udinese di Guidolin, sorprendentemente ultima e ancora a zero punti dopo 4 giornate di campionato. Che partita ti aspetti? “L’Udinese sta vivendo un periodo particolarmente delicato, non mi aspettavo e non mi ricordo sinceramente una partenza del genere. I friulani avranno dentro una grandissima voglia di riscatto e di togliere lo zero dalla classifica. La Samp ha avuto una preparazione diversa, particolare creata ad hoc per i preliminari di Champions, quindi è più avanti fisicamente. I blucerchiati hanno perso con il Napoli in modo rocambolesco per usare un termine diffuso nel calcio, erano in vantaggio per 1-0 a 10’ dalla fine, poi in 3’ il risultato è stato ribaltato. Si tratta di squadre con grandi individualità: da una parte Sanchez e Di Natale, dall’altra Pazzini e Cassano, senza dimenticare Palombo. Sono convinto che assisteremo ad una grande partita e porterà a casa il risultato chi trasformerà la rabbia in lucidità”.

La beffa nel preliminare di Champions e le rimonte subite con PSV e Napoli. Da ex giocatore che idea ti sei fatto dei black-out subiti dalla Sampdoria nei minuti finali?
“Pesa clamorosamente quanto è accaduto nel ritorno con il Werder Brema, pesa come un macigno; essere al 90’ sul 3-0 dopo una partita simile non è cosa da poco, si era già gustato sapore della Champions, si era già ingoiato il boccone, il goal nel recupero è stata una doccia fredda, che può condizionare la stagione e la preparazione fisica realizzata per quell’obiettivo. Quando però un episodio si ripete nel tempo, come con il PSV e il Napoli, è doveroso far suonare un campanello d’allarme; esiste una componente di sfortuna e un’altra psicologica, poi negli ultimi minuti la stanchezza porta via lucidità e chi è più lucido e forte caratterialmente porta a casa il risultato”.

I tuoi ricordi dell’esperienza in blucerchiato, iniziata con il botto, la promozione in serie A.
“Sono stati 3 anni stupendi, abbiamo vinto il campionato cadetto il primo, ricordo ancora oggi le 200.000 persone in piazza per festeggiare la promozione in A, fu un evento sentitissimo dalla gente. Nei 2 anni successivi ho giocato poco, ma ho avuto la fortuna di aver fatto parte di un gruppo eccezionale, composto da persone che avevano il piacere di stare insieme, persone vere, di spessore, capaci di faticare e soffrire per raggiungere un certo obiettivo. Di Genova posso soltanto che parlare bene, sia professionalmente, che dall’aspetto umano”.

Ti aspettavi di ricoprire il ruolo di riserva nelle due stagioni in massima serie?
“Sinceramente mi aspettavo di giocare di più, di riuscire a ritagliarmi il mio spazio, ma Antonioli fu protagonista di due annate eccezionali, non mi lasciò nemmeno un varco, provai in tutti i modi di mettere in difficoltà Novellino, ma il rendimento in campo di Antonioli non me lo permise, ancora oggi gli faccio i complimenti per quanto ha fatto vedere sul terreno di gioco”.

Una buona fetta della carriera l’hai vissuta ad Udine: che ricordi hai della tua esperienza in terra friulana?
“L’Udinese mi ha formato sia come uomo che come professionista, furono gli anni centrali della mia carriera, sono maturato sotto tutti i punti di vista, ho toccato l’apice della mia carriera giocando anche in Uefa”.

Quando arrivò in estate in sostituzione di Storari, qualcuno storse il naso. Finora il rendimento di Curci è stato più che accettabile. Da ex collega come valuti l’ex portiere giallorosso?
“Assieme a Consigli, Mirante, Sirigu e Viviano, Curci rientra i portieri emergenti italiani, vanta una discreta esperienza accumulata a Roma e Siena, è giusto avere un po’ di pazienza, dargli modo di farlo lavorare in pace, crescerà ancora. La piazza di Genova è importante, la maglietta ancora pesa, indossarla non è, con tutto il rispetto per la piazza toscana, come indossare quella del Siena. Ha bisogno di un po’ di tempo, sono convinto che si toglierà le sue soddisfazioni”.

A tuo parere dove può davvero arrivare la Sampdoria di mister Di Carlo?
“Potenzialmente può raggiungere una posizione di medio – alta classifica, non so se Champions o Europa League, ma la Sampdoria ha una società, un organico, una struttura davvero importanti, oltre che un allenatore preparato, magari non con una grandissima esperienza in A, ma molto preparato e un grande professionista. Dipende dalla Samp, da cosa vuole essere. Vanta vari giocatori nel giro delle nazionali, ha tutte le potenzialità per far bene. In una stagione esistono mille variabili diverse, tanti impegni portano via risorse nervose, ma lo staff tecnico saprà gestire tutte queste incognite. La Samp ha potenzialità notevoli”.

La gioia più grande e il rimpianto più pesante provati nel corso della tua lunga carriera professionistica?
“Come ti dicevo prima ho raggiunto ad Udine l’apice della mia carriera, il momento simbolo fu la doppia sfida contro l’Ajax dei Litmanen, dei fratelli De Boer, Van der Saar, fu il simbolo dei miei 6 anni in bianconero. Rimpianto? Forse l’unico quando ero ad Udine e mi cercò il Manchester United, ma l’Udinese rifiutò e gli inglesi acquistarono Taibi dal Venezia. In sede arrivò un fax firmato da Sir Alex Ferguson, lo United offriva 4 milioni di pounds, circa 12 miliardi delle vecchie lire, ma l’Udinese mi aveva già inserito nella lista Uefa e, vista la situazione, fu “costretta” a rifiutare, forse era destino che le cose andassero in questo modo”.

Una volta appesi gli scarpini al chiodo, hai intrapreso una nuova carriera, quella di preparatore dei portieri. Come stai affrontando questa nuova fase della tua vita?
“Da 3 anni sono preparatore dei portieri nello staff di Calori, due anni a Portogruaro, dove l’anno scorso abbiamo vinto il campionato di 1° divisione di Lega Pro, questo è il primo anno a Padova. È stato aperto un capitolo nuovo, entusiasmante e stimolante. Ho tanto da imparare e da migliorare, parlo di un’esperienza agli albori. Dall’altra parte contrappongo tanto entusiasmo, un po’ della mia esperienza acquisita da giocatore, oltre alle sensazioni che mi porto ben impresse dentro di me”.

Un saluto ai tifosi blucerchiati e ai sempre più numerosi lettori di Sampdorianews.net.
“Reputo eccezionale il mio rapporto con tutta la tifoseria blucerchiata sia quando giocavo, sia quando sedevo in panchina, la gente mi ha sempre considerato. Mi sono rimaste nel cuore tutte le persone che ho avuto modo di conoscere. Un saluto è doveroso, ormai si parla di 8 anni fa dal mio arrivo alla Samp, ma sembra ieri. Ai tifosi rivolgo un grandissimo saluto virtuale, domenica avrò il cuore un po’ diviso, ma per fortuna stare lontano, mi farà vivere la partita in modo più distaccato, il Padova mi porta via molte energie mentali e nervose”.

[Diego Anelli – Fonte: www.sampdorianews.net]

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